Monday, April 15, 2024
Quotidiano Nazionale Indipendente


“101 Motivi per “odiare” il CoSenz’A e tifare Catanzaro”. Presentato a Sellia Marina presso la Sala Consiliare del Comune il libro del giornalista Paolo Vaccaro

Tutto si è svolto all’interno dell’aula consiliare del Comune di Sellia Marina gentilmente prestato dalle autorità civiche. In loco, infatti, è presente un nutrito organismo di tifosi che partecipano settimanalmente alle vicende della compagine giallorossa con un club dotato del bollino di alta qualità e dunque non vi sarebbe stato luogo migliore per dar corso al tour delle presentazioni.


di Riccardo ColaoDirettore del Quotidiano l’Italiano

CATANZARO – Sbarcato nella Città dei Tre Colli per assistere al match domenicale tra Catanzaro e Foggia non potevo esimermi dal partecipare alla presentazione di un gustoso, oltre che spiritoso e ricco di trovate goliardiche, volume dal titolo provocatorio: “101 Motivi per “odiare” il CoSenz’A e tifare Catanzaro”, opera a firma del giornalista Paolo Vaccaro.

Tutto si è svolto all’interno dell’aula consiliare del Comune di Sellia Marina gentilmente prestato dalle autorità civiche. In loco, infatti, è presente un nutrito organismo di tifosi che partecipano settimanalmente alle vicende della compagine giallorossa con un club dotato del bollino di alta qualità e dunque non vi sarebbe stato luogo migliore per dar corso al tour delle presentazioni.

Invitato dal presentatore del pomeriggio culturale Alessandro Gallo (conduttore del noto programma audiovisivo “Noi e il Catanzaro“) ad intervenire mi ha fatto piacere riscaldare l’umore della platea narrando la storia di quando assistendo alla “cacciata” del presidente cosentino Guarascio da un noto ristorante romano che non aveva, al momento, disponibilità di posti per consentire al dirigente di pranzare, invitai il maitre a riferire al presidente dalla capigliatura volante, di accomodarsi al desco dove ero in attesa di essere servito assieme ad altri colleghi. Cosa che Guarascio accettò di buon grado e che si rivelò un “affare” perché poi fu lui a pagare il conto… per sdebitarsi in qualche maniera dell’ospitalità giornalistica, nonostante avesse appreso che – almeno il sottoscritto – aveva un debole per il Catanzaro.

Ebbene sì amici lettori confesso che l’unica ragione al mondo per la quale non posso essere obiettivo e onestamente intellettuale ha il suo sopravvento quando in un incontro agonistico gioca la squadra della mia città contro qualsiasi altra formazione italiana, europea o mondiale.

Ritorno all’argomento principale di questo articolo. Il titolo dell’opera di Paolo Vaccaro racchiude in sè un ‘insidia. “Chi mi odia è perché ancora mi ama” disse (anzi scrisse) il giovane Benito Mussolini, ancor prima che si trasformasse in Duce, quando ebbe a lasciare la direzione del quotidiano socialista l’Avanti, per fondare il suo “Popolo d’Italia“, riferendosi agli ex compagni di avventura.

Odio e Amore sono due sentimenti contrastanti ma che hanno confini e radici comuni. SI può passare dall’amore all’odio e viceversa. E’ possibile amare ed odiare con la stessa intensità… Ma in ogni caso, si ami o si odi è solo quando si è indifferenti davanti ad una persona, un evento… che si possa essere sicuri di non esserne più coinvolti. In questo caso Vaccaro ha tenuto a precisare che si parla, anzi ci si riferisce nelle pagine della sua opera, di “Odio sportivo“, quello che consente di indossare la maglietta della propria squadra del cuore e che porta a rifiutare anche di sfiorare con un gesto quella avversaria o, peggio, quella di club fatalmente antipatici.

Il campanilismo, è risaputo, gioca brutti scherzi e sin dai tempi di “Alba Longa – Roma” quella partita che si disputò sul terreno del futuro Olimpico, – e per intendersi, che al 90′ finì 3 a a 1 tra Orazi e Curiazi, in virtù del “contropiede” dell’ultimo dei gemelli oraziani, è motivo di scontri e di antagonismo ad armi aperte sin da epoche ancor più remote dei Greci. Come non ricordare gli epici derby tra Troia e Achei guidati dal mister Ettore da una parte e dal mister Ulisse dall’altra? E tra Roma e Cartagine, quella allenata da Scipione l’Africano antagonista di Annibale? Tra Fiorentina (allora Florenzia) e Pisa…Tra Genova e Amalfi… E’ bello scherzare… tuttavia dalle armi al gioco del pallone il passo è stato lungo e oggi le disfide (dopo quella di Barletta tra Italiani non ancora italiani e stranieri col permesso di soggiorno acquisito per meriti di occupazioni) non spargono sangue ma striscioni e invettive che possono aiutare a sorridere e a divertire.

Il volume di Vaccaro ha persino questo intento come ben riporta Valeria Sorrenti, figlia del celeberrimo Vittorio (purtroppo scomparso quasi un anno addietro): “Tutto quello che ha diviso GialloRossi e rossoblù attraverso le storie inventate ad hoc pur di screditare l’avversario, i risultati più eclatanti, le vittorie e le delusioni (quasi sempre loro). Tutto ciò che ci ha fatto provare un brivido di emozione, quasi sempre di gioia, attraverso quella rivalità sana, fatta di prese in giro e contestualizzata in quei 90 minuti”.

Così,appena Alessandro Gallo introduce gli argomenti e offre modo e maniera ai partecipanti di esprimere le loro opinioni il dibattito entra nel vivo e ogni riferimento prende connotati più precisi e legittimi.

Valeria Sorrenti sottolinea come: “l’autore già nelle primissime battute introduttive del testo esprima chiaramente il suo intento “Vorrei innanzitutto precisare come è qui inteso il termine “odiare”, nell’accezione di “rivalità sportiva”, quella rivalità sana, fatta di sfottò, prese in giro e canzonature goliardiche, che nulla hanno a che vedere con episodi di violenza o guerriglia”. Il tifoso, quello vero, ride e gufa delle disgrazie altrui, prende in giro, ma non manca mai di rispetto“.
Alla presentazione, oltre alle istituzioni e alla stampa locale, hanno partecipato personaggi che hanno reso il derby tra Catanzaro e Cosenza più affascinante, più eccitante, più piccante alla “nduja” per gli amici che “soffrono” di gastronomia… e così si sono succeduti gli interventi di Aldo Bagnato, storica mascotte del Catanzaro nelle “Pregiati” vesti dell’Aquilotto in maschera, Cristiano Binanti nelle vesti della Suora Catanzarese che ha “sfidato” Padre Fedele al “San Vito”, Manuel Rochira che per la fede del padre Michele tifa e segue ovunque il Catanzaro nonostante vivano in provincia di cosenza, e qualche altro intervento goliardicamente “a sorpresa”. Da segnalare la presenza del super capotifoso storico Gianfranco Simmaco 1929 che ha portato sulle spalle una pesantissima lettera B gigante quasi come un novello “gesucristo” nella salita del “golgota” selliese lassù dove ha ubicazione l’aula del Consiglio Comunale. Aula ove- tra i tanti arredi – è presente uno stupendo quadro che rievoca il sacrificio eroico di Giuditta Levato, da me particolarmente ammirato e apprezzato.
Parte del ricavato derivante dalla vendita del volume verrà anche devoluto in beneficenza ci dicno gli organizzatori ed è bene ricordarlo,

Un libro che è una storia, soprattutto emotiva – ha concluso l’autore che ci ha reso una bellissima dedica sulla prima pagina del libro – Si parla del Catanzaro e dei suoi tifosi, perché non esiste un’altra città che si riflette nel calcio e viceversa. Non si tratta di campanilismo, ma di una travolgente passione che attira migliaia di persone allo stadio, rendendo quella del Catanzaro una delle tifoserie più appassionate e autentiche”.

Ecco allora che questo libro è soprattutto la testimonianza di un amore viscerale per la propria terra e per i colori della propria città. Perché ci sono fatti che meritano di essere ricordati e tramandati. C’è quello che noi Catanzaresi abbiamo sentito dentro, ciò per cui abbiamo pianto e ciò per cui abbiamo gioito. Tutto ciò che ci ha fatto provare un brivido di emozione, che sia rabbia oppure gioia o orgoglio” Ha ben esplicitato il conduttore Alessandro Gallo.
Il calcio oggi è un business per fare soldi – ha insistito Vaccarole partite l’occasione per prendersi a pugni, lo stadio luogo dove fare propaganda politica: questo libro, 101 motivi per odiare il coSenz’A e tifare Catanzaro, è stato scritto invece per ricordare che l’opposto di tutto ciò, pur restando fedeli alle proprie convinzioni calcistiche, è ancora possibile. Il calcio torna qui a essere quel gioco che può essere praticato con un pallone fatto di stracci, le partite un modo per socializzare e fare nuove amicizie e l’unico partito al quale non si negherà mai l’appartenenza è la maglia GialloRossa. E allora, riprendiamoci i sentimenti positivi e non facciamoci togliere il sano gusto di prendere in giro i nostri rivali di sempre. Tifare per l’una o l’altra squadra è un modo diverso di intendere il calcio, qualcuno dice addirittura che la differenza è nello stile con cui si affronta la vita ma, nell’eterna contesa tra catanzaresi e cosentini, ogni gesto incide sull’anima di ogni tifoso e ogni ricordo si trasforma in figurina di quel gigantesco album che è la vita”.

A queste sante parole è seguito uno scrosciante applauso e i sordi flop dei salti di tappi di spumante con il quale si è brindato al successo del libro. Poi tutti sulla strada del ritorno sulla vettura dell’amico Gianfranco Simmaco che ha opportunamente rivestito e risistemato nel bagagliaio la gigantesca e pesante B giallorossa rimuginando che spera di sostituirla al più presto con una fiammante “A“..

In fondo andarsene in giro con la storia del tifo giallorosso non è poi così difficile!

Riccardo Colao

La cover del volume
Alessandro Gallo, Gianfranco Simmaco e Paolo Vaccaro stretti intorno all gigantesca B

L’intervento dell’opinionista e capotifoso storico Gianfranco Simmaco, autore tra l’latro di un libro dal titolo “1929 Volte in Giallorosso” che ha riscosso un inaudito e imprevedibile successo di vendite
Una panoramica della sala gremita di tifosi e protagonisti del tifo e dell’informazione
Gianfranco Simmaco posa assieme al regista video-audio-fonico della serata signor Giuseppe Amelio

Testatina rossa

Comments


Lascia un commento