Friday, June 18, 2021
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Addio per sempre serie D! Il nuovo libro di Benvenuto Caminiti spopola a Palermo

RECENSIONE DI STANISLAO LAURICINA Quanto tempo resteremo in questa maledetta Serie C? Vedendo giocare questa squadra, osservando lo scetticismo montante…

By L'Italiano , in Sport , at 16/03/2021 Tag:, ,

RECENSIONE DI STANISLAO LAURICINA

Quanto tempo resteremo in questa maledetta Serie C? Vedendo giocare questa squadra, osservando lo scetticismo montante verso questa proprietà, c’è da temere che la permanenza nel purgatorio della Terza serie del calcio italiano, per il Palermo sarà bella lunga. Chissà? Nulla è scritto, ma niente è impossibile per chi ha “fede”, come i tifosi. Perché per coloro che tengono a una squadra, il tifo è una “religione” e la razionalità cede sempre di fronte alla passione, che non conosce età, ceto sociale, livello culturale. Difficile che chi non ama il calcio, o un qualsiasi altro sport (ma nel calcio di più) lo comprenda. E noi, che siamo usciti da casa con il pranzo ancora in bocca, per andare allo stadio, per sederci sugli spalti sotto il sole cocente dell’estate o al freddo gelido dell’inverno, noi che siamo tornati felici come bambini per una vittoria o affranti per una sconfitta dei nostri giocatori, noi che soffriamo per novanta minuti e più davanti alla televisione esattamente come se fossimo in curva, illusi di poter dare la spinta decisiva perché un pallone entri in porta o perché il nostro portiere sventi un gol avversario, noi che sgraniamo gli occhi davanti a una giocata mirabolante dei nostri idoli o per un tackle preciso del mediano della nostra squadra, ci facciamo beffe di ironie e sguardi scettici di chi non crede alla nostra “religione”. Quanto tempo resteremo nel purgatorio della Serie C? Sì, siamo nel purgatorio del calcio italiano, soffriamo come anime sospese tra dannazione e redenzione e dimentichiamo quello che abbiamo sofferto. Noi che abbiamo conosciuto il paradiso, siamo appena tornati dall’inferno, dove eravamo precipitati appena un anno fa. L’inferno del calcio è la Serie D, il mondo dei dilettanti. Un mondo che va rispettato, perché vi giocano tanti calciatori che in campo danno tutto, come i professionisti, ma i cui limiti tecnici o l’età o altri fattori hanno relegato a campetti fangosi, dove l’agonismo val più della tecnica e dove lo spettacolo è conseguente. Il Palermo quei campi li ha calcati, nell’anno della sua rinascita. Un passaggio veloce, durato un anno prima del ritorno, rocambolesco se vogliamo, per via dello stop al campionato disposto a causa del Covid. C’è un libro che racconta quell’anno, quel passaggio all’inferno. Lo ha scritto Benvenuto Caminiti , giornalista, scrittore, oltre che avvocato, e tifoso esperto, per età e per una “pratica” lunga svariati decenni con lo stadio. Ha raccontato il Palermo e i suoi tifosi come nessun altro, quindi nessuno come lui poteva narrare la rinascita, dopo la fine tragica e ridicola della società precedente, quella Città di Palermo che ha portato grandi campioni al Barbera, che ha calcato per un decennio gli stadi più prestigiosi della Serie A, che ha fatto conoscere le Coppe europee ai tifosi e sfiorato il trionfo in Coppa Italia, per poi precipitare in una fine ignominiosa. “Meglio la Serie D che continuare con Zamparini”, dicevano molti. L’abbiamo conosciuta, la Serie D e non è stata una bella esperienza. Perciò, il titolo del libro di Caminiti, scritto con la collaborazione di Massimiliano Radicini per Titani editori, “Addio per sempre Serie D (senza rancore) è appropriato e azzeccato. Ma è stato un passaggio obbligato. “Rinascere è un atto di Amore e di Fede”, scrive l’autore, riconoscendo la dedizione e l’abnegazione di cui hanno dato prova Dario Mirri e Tony Di Piazza, gli artefici del ritorno del calcio a Palermo, ancorché il loro matrimonio sia subito entrato in crisi. Ma questa è un’altra storia. Cosa ha significato la rinascita, dopo la radiazione del vecchio Palermo? Caminiti esprime lo sgomento e la paura dei tifosi rosanero nell’incipit del prologo al libro: “Ti rivedrò mai più, stadio delle mie brame?” Perché la nascita di una nuova società, che doveva cominciare dai dilettanti, era tutto tranne che un fatto scontato. Allo stesso modo, esprime il senso di sollievo quando un imprenditore, un palermitano, non un forestiero venuto per speculare sui colori rosanero, insieme a un altro palermitano d’America, Mirri e Di Piazza, compirono quell’atto “di Amore e coraggio senza limiti”, che presentarono un’offerta “così convincente da sbaragliare tutti gli altri candidati al bando promulgato dal sindaco per la costituzione di una nuova società”. Il libro è un viaggio nell’inferno della Serie D vissuto attraverso gli ideali gironi che furono le partite giocate dai rosanero di Pergolizzi. Il record di dieci partite vinte di fila a inizio stagione, la frenata che riportò sotto inseguitrici temibili come il Savoia e fece apparire fantasmi nelle teste di tutti i tifosi, fino alla gioia per la promozione e il ritorno tra i professionisti, il passaggio al purgatorio, raccontati da Radicini, che nelle sue pagine va all’essenza di ogni gara nella quale l’avversario di turno cercava di superare i suoi limiti davanti a una formazione che, pur decaduta, restava sempre, nel nome, una blasonata: batterla sarebbe stato fare la storia di quei club. Una specie di prima cantica di una Divina commedia del calcio, nella quale la poesia non è nei versi, ma nell’avventura stessa di una società e di squadra costruita in fretta e furia per “dare nuovo impulso a una storia bellissima che, dopo centodiciannove anni non poteva concludersi con un epilogo così triste”, scrive ancora Caminiti. Che non è Dante, ma mantiene sempre un scrittura coinvolgente, animata da un amore sconfinato e viscerale per quei colori rosanero che sono stati come una ragione di vita, per lui come per tanti di noi. A fare da “Virgilio” è il presidente Mirri, che firma la prefazione: una professione di fede e un programma. Il presidente tifoso, che sogna di fare del Palermo quello che non è mai stato nel ventennio di successi e di caduta che lo hanno preceduto: “una società dalle fondamenta forti, determinata, agile e snella, trasparente”. Ci riuscirà? Vedremo. Finora abbiamo visto segnali contraddittori. Il presente influisce non soltanto sui giudizi, ma anche sulla costruzione del futuro di questa società, inutile negarlo. Con Mirri e Di Piazza, o con altri, il sogno è lasciare presto il purgatorio della Serie C per tornare quanto prima nel paradiso della Serie A, dopo l’ovvio passaggio dalla B. E quando questo sogno diventerà realtà, mi aspetto che Caminiti ci racconti i prossimi capitoli di una storia che viri dal nero al rosa, in quell’alternanza di successi e sconfitte, di gioie e tragiche delusioni, di cadute e di rinascite che costellano la parabola del suo, del nostro Palermo.

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