Friday, June 18, 2021
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Confesso che ho peccato… Un intervento del grande autore palermitano Benvenuto Caminiti che ci onora della sua firma

di Benvenuto Caminiti Confesso i miei peccati, dal primo all’ultimo, senza vergogna perché peccare è umano nel senso che solo…

By L'Italiano , in Editoriali In Evidenza Rubriche Sport , at 27/03/2021 Tag:, ,

di Benvenuto Caminiti

Confesso i miei peccati, dal primo all’ultimo, senza vergogna perché peccare è umano nel senso che solo i santi ( e io non ne conosco) non peccano.

Sono un credente non praticante e, come tale, vado in chiesa quando ho bisogno di pregare per sentirmi più vicino a Mia madre, cioè quando le preghiere che Le rivolgo la mattina, appena desto e la sera, prima di andare  a letto, non bastano più.   

Confesso di essere egocentrico e pigro.

Confesso di aver “passato” a Cettina, mia moglie, non solo le incombenze del quotidiano ma anche quelle a lungo termine, ivi comprese le responsabilità che ne derivano.

Confesso di saper mentire come pochi, al punto che certe mie bugie vengono prese per oro colato, assecondate e rispettate come verità inoppugnabili.

Confesso di non pentirmi delle bugie che dispenso a destra e a manca perché si tratta quasi sempre di bugie “necessarie”, perché servono a coprire di un velo pietoso (e dignitoso) certe verità impresentabili.

Confesso di amare me stesso più di ogni altra cosa al mondo, moglie e figlia comprese, senza le quali tuttavia non saprei vivere.

Confesso di amare la mia squadra, il Palermo, quasi  come me stesso. Il quasi è sincero perché quando sto male, ma male veramente, male al punto che mi sembra di morire, ecco solo in quel caso mi dimentico del Palermo ma non certo della famiglia, alla quale mi aggrappo con tutte le mie residue forze.

Confesso, altresì, che, appena venuto fuori dal terrore della morte… ricomincio da capo, come se nulla fosse mai successo: dimentico le promesse fatte durante la crisi (“Madre mia, prega per me… se il buon Dio mi risparmia anche stavolta, giuro che…”) e a  chi mi rinfaccia le promesse non mantenute rispondo col candore di un bambino: “Quali promesse?… Quando e se le ho fatte, in quel momento non ero cosciente…”.

                                                       PROMETTO…

Quel 6 gennaio del 1949, quando per la prima volta entrai nel mio Stadio e subito,  a prima vista, pur nella bufera di pioggia, gelo e vento di quel pomeriggio, io venni abbagliato dal  rosa delle maglie dei giocatori del Palermo, che vidi risplendere ben oltre il color granata della squadra più forte al mondo di tutti i tempi, il GRANDE TORINO, poi scomparso nella tragedia di Superga, per l’estasi che ne provai io feci un giuramento, che va ben oltre la promessa: giurai che nella vita, breve o lunga che fosse, avrei ripagato quell’estasi con una dedizione assoluta al Palermo.

Ai suoi simboli.

Alla sua bandiera. 

Ai suoi colori.

Giuramento che ho rispettato qualche volta ben oltre le mie forze e spesso ben oltre i miei doveri di uomo, padre, di marito…

Ed oggi, giunto assai prossimo alla soglia che aspetta sempre e comunque ciascuno di noi, vorrei chiedere al Cielo un’ultima grazia: quella di farmi campare vivo e sveglio di mente e di cuore fino a che il Palermo sarà tornato in serie A.

Per impetrare tanta grazia faccio una promessa più solenne di un giuramento:

P R O M E T T O che, da oggi e fino a “quel giorno”,  io darò una svolta epocale alla mia esistenza, ripristinando l’ordine dei valori della mia vita: al primo posto riporterò la mia famiglia, per amore della quale, se necessario, arriverò perfino a disertare qualche partita del Palermo.

Benvenuto Caminiti

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