Tuesday, June 15, 2021
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Premio Strega 2021, “Borgo Sud” di Donatella Di Pietrantonio

di Saverio Fontana (dalla redazione catanzarese) ùAspettando la finale dell’8 luglio, vi presentiamo la terza tra le dodici opere candidate…

By L'Italiano , in Arte Spettacolo , at 02/04/2021 Tag:, ,

di Saverio Fontana (dalla redazione catanzarese)

ùAspettando la finale dell’8 luglio, vi presentiamo la terza tra le dodici opere candidate alla vittoria del Premio Strega 2021: Borgo Sud, di Donatella Di Pietrantonio, Einaudi editore.

A proporla è stata Nadia Fusini con questa intensa recensione:

«Con quest’ultimo romanzo, Borgo Sud, Donatella Di Pietrantonio si conferma scrittrice di grande forza e solidità, che sa trovare la parola esatta per dire i sentimenti, grazie a una scrittura scabra ma densissima, che ha un passo tutto suo nel solco di una solida tradizione. Qui a tema è il legame tenace, ondivago, spesso ambivalente tra sorelle, creature diverse eppure riconducibili alla stessa matrice, quella madre riluttante che in Borgo Sud è la ferita originaria per entrambe. Donatella Di Pietrantonio racconta da sempre le spire dolorose del rapporto madre-figlia, ma in questo romanzo intenso e abilmente tessuto dal punto di vista narrativo, le due sorelle protagoniste sanno trovare l’una nell’altra conforto, pungolo, salvezza. Nella lunga notte in cui si mette in viaggio per ricongiungersi ad Adriana, la sorella indocile, spericolata, la narratrice compie un viaggio coraggioso nella memoria, in un andirivieni naturale, emozionante, seguendo il filo sottile e resistente dei ricordi. Perché allontanarsi, nello spazio e nel tempo, non basta a volte a ricucire gli strappi, a dimenticare certi amori giovanili precipitosi. L’appartenenza, nei romanzi di questa scrittrice, più che una condizione è infatti un movimento, una negoziazione continua con le proprie radici, i propri luoghi, così peculiari e tuttavia così universali, perché letterari. Per questi motivi desidero presentare Borgo Sud di Donatella Di Pietrantonio al Premio Strega 2021.»

Questo il pensiero di GMGhioni per CriticaLetteraria:

“L’Arminuta è tornata: la storia che in redazione ci siamo consigliati con l’entusiasmo di ragazzini davanti a un romanzo che ci ha rapito, al punto da tornarci su anche in un articolo recente, ha finalmente il suo seguito. Potete immaginare con quali aspettative ho stretto tra le mani Borgo Sud, quando mi è arrivato in anteprima: per quanto tempo possa essere passato dalla lettura del primo libro (tre anni), i personaggi, così come le atmosfere sono radicatissimi in me, al punto da rendere L’Arminuta il romanzo che ho regalato di più negli ultimi anni. 

Ecco perché all’inizio sono rimasta disorientata, perché Borgo Sudci porta in tutt’altra epoca: l’io narrante è lontana, insegna ormai oltralpe, a Grenoble, e sta tenendo lezione, quando viene interrotta da una telefonata che la sconvolge. Deve tornare a casa, tornare a Pescara, dove ha lasciato la sorella (non mi permetterò mai di chiamarla sorellastra) Adriana. Come abbiamo scoperto già nel primo libro, «Adriana è così, s’immerge nella melma e ne esce candida» (p. 50), ma è anche in grado di togliere qualsiasi certezza con i suoi colpi di testa, che la rendono selvatica e imprevedibile, ora egoista o indifferente, ora vicina e consolatoria come poche altre donne. Adriana è l’opposto dell’io narrante, manco a dirlo, eppure il loro affetto supera tutto, anche i momenti di lontananza che ci sono stati: davanti alle difficoltà, le due hanno sempre saputo riavvicinarsi. Dunque, i tanti treni che porteranno a casa, ancora una volta, sono l’unica soluzione. 

A livello narrativo, Donatella Di Pietrantonio ha deciso di non soddisfare subito la nostra curiosità: non scopriremo, se non dopo parecchie pagine del romanzo, il contenuto di quella telefonata angosciante. Invece, ci lasceremo ora immergere ora sommergere nel maremoto delle visite che le due sorelle si sono fatte, tra richieste di aiuto, mute e mutue vicinanze, consapevoli delle differenze caratteriali e anche del proprio bisogno di solitudine. 

L’io narrante è calata in un matrimonio convenzionale, ha un appartamento borghese e un marito che ama, Pietro, pur sapendo che «dentro la sua separatezza non l’ho mai del tutto raggiunto, mai nella sua verità» (p. 65): spingersi «oltre le apparenze, calme come l’acqua oltre le dune di Cerrano» (ibidem) semmai è più una caratteristica di Adriana, che invece vive tutte le sue inquietudini e le trasporta anche nella sua vita sentimentale. Solo l’amore per suo figlio Vincenzo, che conosciamo nelle primissime pagine, è un punto fisso, in un’esistenza in cui niente è certo, né il lavoro né la casa, per non parlare della sicurezza economica. E Rafael, il padre di Vincenzo? 

Si sono amati sempre, in quel loro modo appassionato e discontinuo. Si lasciavano per la voglia di ritrovarsi. Poi li ha separati altro, che Adriana chiamava sfortuna, invidia o cattiveria della gente. (p. 43) 

Borgo Sud, la dimensione che la avvolge, ha qualcosa di atavico, decadente e al tempo stesso magnetico per noi lettori: Donatella Di Pietrantonio ci fa percepire tutta l’afa, i pericoli, la rassegnazione, i presagi, ma anche la solidarietà, la condivisione di una micro-civiltà o di una macro-famiglia di pescatori. Chi se ne va, chi va in cerca di fortuna resta di solito marchiato a fuoco, in quello che potrebbe sembrare un omaggio all’ideale dell’ostrica di verghiana memoria. Così, allo stesso modo, tornare al paese, rivedere la famiglia e ritrovare madre e padre invecchiati ma ancora intenti nelle occupazioni abituali, è difficile da accettare, perché mai – come nell’Arminuta – percepiamo un amore familiare che sia pacificato o sereno. Eppure, nonostante questo, ci si appartiene. Basti leggere questo passo: 

«Mia madre mi occupava dentro, vera e feroce. Restava in gran parte sconosciuta, non sono mai penetrata nel mistero del suo affetto nascosto. Chiuderò i conti con lei nella mia ultima ora» (p. 90)

Questo pencolare tra il desiderio di sentimenti puri, privi di segreti, e, viceversa, la realtà, che è un insieme di abbagli e disincanti, è una componente che passa dall’Arminuta a Borgo Sud e conquista ogni lettore. Dunque, benché la struttura narrativa abbia incastri insoliti e imprevedibili, concentrandosi in modo talvolta disuguale sulla vicenda dell’io narrante, su quella di Adriana o su quella che le vede insieme, il ritmo resta incalzante. Ancora una volta, dalla bella (e sapiente) penna di Donatella Di Pietrantonio arriva una storia scartavetrante e, al tempo stesso, di grande conforto”.

La prima votazione, che selezionerà la cinquina dei finalisti, si terrà giovedì 10 giugno, mentre l’elezione del vincitore si svolgerà giovedì 8 luglio.

Saverio Fontana

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