Thursday, September 23, 2021
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Settimana Santa tempo di Stabat Mater, canto doloroso e straziante di Maria davanti al Cristo in croce che ha ispirato moltissimi musicisti

di Saverio Fontana (dalla redazione catanzarese) Settimana Santa tempo di Stabat Mater, canto doloroso e straziante di Maria davanti al…

By L'Italiano , in Arte Cronaca Italiana Rubriche Spettacolo , at 02/04/2021 Tag:,

di Saverio Fontana (dalla redazione catanzarese)

Settimana Santa tempo di Stabat Mater, canto doloroso e straziante di Maria davanti al Cristo in croce che ha ispirato moltissimi musicisti, ma lo Stabat Mater di Giovan Battista Pergolesi, compositore del Settecento originario di Jesi vissuto a Napoli, è forse il più conosciuto. Commissionatagli probabilmente nel 1734 dalla laica confraternita napoletana dei Cavalieri della Vergine dei Dolori di San Luigi al Palazzo per officiare alla liturgia della Settimana Santa, la composizione avrebbe dovuto sostituire la precedente versione di Alessandro Scarlatti, commissionata dalla medesima confraternita vent’anni prima.

Ebbene, la storia dello Stabat Mater, dettato dall’amore del musicista per la marchesina calabrese Maria Spinelli, sua allieva- amore contrastato dalla famiglia di lei a tal punto da portare a risvolti commoventi nella vita dei due amanti- viene ricordato dalla scrittrice catanzarese nonché cardiologa Maria Primerano nel suo libro dal titolo Pergolesi Anima Scurdata Opera buffa, Helicon Edizioni.

Ma eccone uno stralcio:

Iniziai in quel convento a scrivere lo Stabat, da tempo commissionatomi dall’Arci Confraternita dei Cavalieri della Vergine de’ Dolori che mi aveva già pagato dieci ducati. Dovevo finire assolutamente quel pezzo. Sia perché avevo già percepito l’acconto, sia perché la fine de la Marchesina era prossima e avrei dovuto onorarla, come promesso, con delle pagine scritte solo per lei. A nessuno dissi che l’ispirazione dello Stabat mi veniva da questo dolore così grande e anche i frati si meravigliavano della mia tenacia nel comporre e mi redarguivano nella speranza di farmi desistere affinché mi riposassi. Dicevano, tra loro, che quella forza compositiva non era comune e che ben altra roba doveva essere alla base di tanta energia e si guardavano insistentemente per poi scrutarmi sospettosi. L’amore che nutrivo per la Marchesina mi incalzava, infatti e mi faceva buttar giù inchiostro su inchiostro senza tregua. Volevo onorarla con tutte le mie forze e questo era possibile solo finendo di scrivere lo Stabat.

In Pergolesi Anima Scurdata Opera buffa Giovanni Battista Pergolesi offre lo spunto alla scrittrice Maria Primerano di creare un testo brillante, intriso di cultura musicale e napoletana, a iniziare dalla lingua, napoletana del Settecento, per passare alle tradizioni di culto e di vita partenopee rivissute attraverso i personaggi.

Una storia avvincente, dunque, ambientata nel Settecento, dall’impianto narrativo molto creativo, in cui fanno capolino le capuzzelle del cimitero delle Fontanelle di Napoli e quelle della fossa comune di Pozzuoli, scritta in piena pandemia da Covid-19 e cadenzata da un ritmo oscillante tra il serio e il faceto.  Come non tutti sanno, infatti, esiste a Napoli il culto delle cosiddette capuzzelle, dette anche anime pezzentelle o anime scurdate, ossia anime dimenticate, quelle che per molti motivi sono rimaste imprigionate in Purgatorio e non hanno avuto l’occasione di riscattarsi in vita, cui, per esempio, la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco è dedicata.

La trovata ingegnosa, dunque, da parte della Primerano di fare parlare nel libro Pergolesi attraverso la sua capuzzella, che riemerge in seguito a un alluvione dai sotterranei della cattedrale di Pozzuoli dove quest’ultimo era stato sepolto, si è rivelata molto accattivante tant’è che il testo è stato premiato prima ancora di essere pubblicato, come inedito, al Premio letterario Casentino 2020 e poi è risultato finalista al Premio letterario Residenze Gregoriane di Tivoli.

Protagonisti: Pergolesi con la sua sfortunata vita; Don Lollò, parroco della cattedrale di Pozzuoli; la perpetua Carmelina; tutti travolti in un gioco di amori, spaventi, piccoli abbindoli, finzioni, screzi di amanti, situazioni buffe, che consentono all’autrice di portare musica e teatro nel teatro della vita, tra narrazioni e versi che s’inseguono a scialo fino all’incalzare ritmico e risoluto della stretta finale.

La scrittrice cardiologa Maria Primerano

Brillante è infatti il continuo duetto tra Don Lollò e Carmelina che anima su un doppio piano narrativo l’azione; affascinante il racconto dell’amore contrastato con la marchesina calabrese della famiglia Spinelli; esplosivo il finale pirotecnico-scenografico con cui la Primerano corona questa Opera buffa.

Il tutto in omaggio a Pergolesi che dell’Opera Buffa ne fu, appunto, Maestro.

Scrittura molto creativa, dunque, quella della scrittrice che si prepara a uscire dopo le festività pasquali con un altro testo: Il segreto di Pulcinella – L’incredibile storia di Leonardo Vinci, Helicon Edizioni.

La scrittrice cardiologa Maria Primerano

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