Tuesday, June 15, 2021
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Padre vostro, il nuovo libro dei Lou Palanca (recensione)

Catanzaro, 25 Aprile – Il collettivo di scrittura, a geometria variabile, Lou Palanca torna in libreria con una nuova opera,…


Catanzaro, 25 Aprile – Il collettivo di scrittura, a geometria variabile, Lou Palanca torna in libreria con una nuova opera, “Padre vostro”, edita da Rubettino.

Opera intensa quanto profonda che lascia sentimenti  forti nell’anima del lettore. Passano ore, giorni, dopo averlo letto e ancora ci si ritrova a indagare, a elaborare i numerosi e graffianti spunti di riflessione che genera. Come nelle precedenti opere il collettivo “fabbrica destini partendo dalla realtà e poi mescola il vero con quello che è solo probabile, verosimile, ipotetico. Racconta per scombinare, plasmare, rimontare”, questa volta, però, lo fa partendo da una storia drammatica che venti anni fa sconvolse l’Italia e ancora oggi è fortemente sentita. Lo fa per donare al nostro paese una parte di essa poco conosciuta, la sua parte finale in cui il Bene sgorga all’improvviso, dove nessuno se lo aspettava, regalandoci la speranza che se non cediamo all’odio, se ci lasciamo guidare dalla potenza del perdono, possiamo essere donne e uomini molto migliori di quanto siamo.

Ad ispirare questo libro è la figura silenziosa e potente di Francesco De Nardo, originario di Maida(CZ) e residente a Novi Ligure(AL). Padre di Erika, protagonista di uno degli episodi di cronaca più sconvolgenti avvenuti nel nostro paese: il delitto di Novi Ligure del 21 Febbraio 2001. Per la prima volta Lou Palanca narra in prima persona, singolare e plurale, maschile e femminile allo stesso tempo. Lo fa per riflettere sul bene e sul male, sul ruolo dei padri, sul dolore e il perdono, attraverso una ricerca che non si alimenta della voce viva degli attori di quella drammatica vicenda ma che pure consente di collocare le scelte di De Nardo in un contenitore nuovo, dove riluce la speranza, la ricostruzione del legame familiare e sociale così brutalmente reciso”.

L’evento drammatico viene appena accennato. Il collettivo non si chiede, infatti, perché sia accaduto, perché non si sia evitato. Non intende rimestare nel dolore ma vuole che la scelta di De Nardo possa essere conosciuta da tutti affinché faccia bene a questo paese in cui valori come amore, perdono, e finanche paternità, si stanno perdendo sempre più. L’analisi inizia da qui, non da quello che Francesco De Nardo avrebbe potuto fare prima ma da quello che ha fatto dopo. E così facendo rende onore a una vicenda straordinaria, ad un uomo qualunque che di fronte a responsabilità più grandi di lui non è indietreggiato di un millimetro. “Un uomo d’acciaio e, senza incertezze, per sempre un padre”.

Un’intensa e accurata indagine sulle motivazioni che hanno potuto portare questo padre, mentre tutto il mondo fuori gli chiedeva di abbandonare al proprio destino chi gli aveva tolto con novantasette coltellate quanto di più caro aveva, alla presa di coscienza che “il dolore più grande non stava nella morte di sua moglie e suo figlio ma nella vita di Erika”. Come sia riuscito a raccogliere “gli ultimi cocci d’amore rimasti” e riversarli sull’assassina della sua famiglia, come sia riuscito a infondere in una storia intrisa soltanto di Male un’inaspettata e salvifica dose di Bene.

L’uomo De Nardo che questa narrazione ci dona è colpevole, vittima ma, soprattutto, un padre che, come nella citazione di Alessandro Perissinotto che il collettivo ci propone, “ci costringe a chiederci come abbia fatto ad amare così tanto, a perdonare così tanto, e questo ci inquieta perché dimostra che è possibile essere infinitamente migliori di quello che siamo”.

Gli autori  non hanno incontrato personalmente De Nardo, non è stato possibile ma non ce n’è stato bisogno, perché la sua presenza silenziosa, la forza del suo perdono, la grandezza del suo amore, hanno già raccontato tutto di lui.

Commoventi sono le pagine in cui il collettivo si fa madre o quando, da donna, analizza il dolore. Stimolanti quelle dedicate alla ricerca di capire cosa può fare un genitore per “riempire il vuoto di un figlio che improvvisamente, ad un certo punto della propria crescita, non vuole più nulla, non desidera, non progetta, non aspetta niente e per nessuna cosa è disposto a soffrire se non è la libertà di fare quello che vuole, magari finanche niente”.

Molto interessanti quelle in cui, attraverso un personaggio di finzione, Giorgio X, indaga le motivazioni che hanno portato un giudice, a concedere la libertà ad Erika dopo un lungo percorso, mentre il mondo mediatico fuori, ancora una volta, si accaniva contro di lei. Oppure quelle in cui si denuncia che la giustizia riparativa trova veramente poco spazio al tempo della comunicazione globale e istantanea, perché il clamore mediatico rende quasi impossibile la riparazione di un danno.

Non manca una critica alla propria terra, la Calabria, che “sceglie  i suoi figli da omaggiare a seconda delle circostanze e delle convenienze, non riconosce i suoi eroi e insegue le celebrità”, riferendosi al fatto che in nessun giornale locale si trova traccia dell’origine calabrese di De Nardo, e non manca nemmeno un’amara costatazione sullo spopolamento di questa regione.

Una lettura che fa bene a tutti noi, ci fa conoscere il coraggio di un padre che ci insegna che l’amore, quando è puro e forte, può trionfare su tutto. Che si può riparare al male, che deve sempre esserci una seconda possibilità.

Grazie a Lou Palanca che ci ha fatto conoscere il padre che serve a questo paese, il “padre nostro”.

Ma noi siamo all’altezza di questo padre?  “Sarà obbligatorio parlarne, sarà necessario che questo libro apra la discussione sui giornali, con le categorie coinvolte, con i lettori”, come ha scritto il libraio Nunzio Belcaro.

A nobilitare ancora di più l‘opera sono le citazioni, ad inizio di ogni capitolo, tratte dalle lettere scritte da Aldo Moro durante la prigionia.

“Padre vostro” è stato pensato e scritto da Danilo Colabraro, Valerio De Nardo, Nicola Fiorita, Giancarlo Rafele e Maura Ranieri, che l’hanno dedicato ai loro padri che non ci sono più.

Saverio Fontana

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