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Gossip d’antan. Gli amori di Ava Gardner e le rincorse per il mondo con Walter Chiari

di Brunetto Fantauzzi (Roma) Ebbe «solo» tre mariti, ma cambiò amanti come smetteva i vestiti! Ai piedi di Ava Gardner…

By L'Italiano , in Cronaca Italiana Spettacolo , at 03/05/2021 Tag:, , ,

di Brunetto Fantauzzi (Roma)

Ebbe «solo» tre mariti, ma cambiò amanti come smetteva i vestiti!

Ai piedi di Ava Gardner erano caduti miliardari, registi, grandi scrittori, toreri e cantanti: Frank Sinatra, Clark Gable, Ernest Hemingway, George C. Scott, Dominguin.

Diede amori e passioni. ma non risparmiò veleni: di Humphrey Bogart disse che «era un bastardo», di Aristotele Onassis «un piccolo stronzo allupato».

Nessun uomo riuscì a tenerle testa: troppo grande, sicura di sé, moderna ed emancipata rispetto al modello di donna cui lo star system aveva abituati.

Ma il vero amore fu Walter Chiari, ammaliato dalla celebre star la ricorse per tutto il mondo. La liaison durò un anno tra continui tira e molla. Gli occhi puntati negli occhi. “Fu così che ci incontrammo per la prima volta, Ava Gardner ed io. Da dove vieni?’ ‘ mi chiese, mentre io continuavo a guardarla. Eravamo a un coktail per l’uscita del film di Mankiewicz “La contessa scalza”. C’ era un mucchio di gente, lei era la festeggiata ma andò da qualcuno per farsi spiegare chi ero. Dopo dieci minuti già sapeva che allora facevo “Canzonissima” con Mina, e che dovevo sposarmi con Lucia Bosè. Già, destini strani, i nostri… lei con Dominguin, io con la Bosè … poi noi due assieme…”

Quanta dolcezza nelle parole di Walter Chiari.

Quattro anni, tanto è durata la storia d’ amore tra Walter Chiari e Ava Gardner. Interi rotocalchi dal 1954 al 1958 ci camparono sopra, avidamente: il legame tra una grande diva di Hollywood, osannata per la sua bellezza, e un inquieto attore italiano pareva coronare di grande soddisfazione la curiosità di qualsiasi lettore, specie se, come allora si diceva, il legame era particolarmente tumultuoso.

“Fu un sentimento forte, il nostro,  – ‘ricordava tempo dopo il bell’attore italiano- perché fu una storia d’ amore molto comune. Io che la presentai alla mia famiglia: accettata da mia madre, amata da mio padre. Gli unici a essere sconvolti, ricordo, erano i miei fratelli”.

Ava fu un po’ come la Mangano. Tutte e due obbligate dalla propria bellezza a vivere come non avrebbero mai voluto, ad amare in un modo sbagliato. Tutte e due cercavano una monogamia sconosciuta. Ava fu una donna dolcissima e umana, che non ha vissuto bene. Questo, troppo spesso, è il destino della gente bella.

Perché finì la storia tra loro?

Forse per le leggendarie fughe amorose di Ava Gardner? Forse per colpa della sua vita sempre più sfrenata, scombinata, maldestra? Altri contatti, le chiacchiere, i dubbi… Si, fu un po’ tutto questo. Per un anno io avevo seguito lei sui set dei suoi film, e Ava le mie duecento repliche in giro nei teatri d’ Italia. Mi aspettava in camerino e per fortuna che la moglie del mio impresario parlava inglese, così non si annoiava troppo. Finì per caso, come era cominciata. E per Ava finì un momento della sua vita, forse uno dei pochi in cui era riuscita a sentirsi una donna comune, una che finalmente poteva lasciarsi fulminare dalle piccole cose. L’ ho amata per questo, e questa è l’ unica Ava Gardner che mi porto dentro. Quella del banco nella scuola di Smithfield, dietro al drugstore, dove andrò a ricordarla. Sì, ci andrò davvero.

L’attore Walter Chiare il fotografo Tazio Secchiaroli in via Veneto a Roma

Oltre a una straordinaria attrice, fu per due decenni la «donna più irresistibile di Hollywood» e più stravagante del mondo.

Ava Gardner, ventinove anni fa l’addio alla bellissima diva,

 moriva uno degli emblemi del divismo.

Prima di Ingrid Bergman, prima di Marilyn, prima di Liz Taylor, prima di Angelina, c’era Ava Gardner. Più di vent’anni dopo la sua morte, nel gennaio 1990, escono, piene di golose rivelazioni e giudizi fulminanti, le memorie postume dell’artista. Dettate nell’ultimo periodo della sua vita al giornalista Peter Evans, ora pubblicate con l’autorizzazione della famiglia, The Secret Conversations (edizioni Simon&Schuster) sono la trascrizione fedele delle conversazioni notturne della Gardner con l’ex corrispondente del Daily Express, deceduto nel 2012 poco dopo aver completato il libro.

È una galleria a tratti ironica e affettuosa, molto più spesso impietosa e senza peli sulla lingua. Ari Onassis ci provò disperatamente, la ospitò più volte sul celebre Cristina, ma la descrizione meno contundente che la diva gli dedica è quella di «un primitivo con lo yacht». «Provava continuamente a stupirmi, ma io stupivo lui». Fu sulla nave del miliardario greco che Ava Gardner incontrò Winston Churchill, col quale condivise una memorabile sbronza. Del primo marito, l’attore Mickey Rooney, sposato nel 1942 a 19 anni, racconta il vorace appetito sessuale, ma anche la latente pedofilia: lo lasciò dopo appena un anno, quando scoprì che aveva fra le sue amanti una quindicenne.

Poi fu il turno del jazzista Artie Shaw, un «prepotente» che le fece dare lezioni di scacchi da un maestro, salvo poi innervosirsi fino a diventare violento quando la moglie cominciò a batterlo. Il terzo e ultimo matrimonio fu quello con Frank Sinatra, «un dio arrogante, che puzzava di sesso»: sei anni, dal 1951 al 1957, nei quali la carriera della Gardner esplodeva, mentre «old blue eyes» sembrava alla fine. Finì con lui depresso e lei in fuga verso la Spagna, dove cominciò la storia d’amore con Ernest Hemingway. Da Papa imparò la passione per le corride, che l’avrebbe portata nelle braccia di Dominguín: «Una dolce follia».

Evans racconta che quando chiesero al torero se rimpiangeva di non averla sposata, questi rispose: «No, perché non mi avrebbe lasciato tempo per toreare». Poi vennero l’eccentrico miliardario Hughes, «un razzista puzzolente»; il regista John Huston, «lo adoravo, mi manca, nessuno mi conosceva come lui»; l’attore Robert Mitchum che le fece fumare una canna di hashish, e perfino, ma «siamo usciti una sola volta», il mafioso Bugsy Siegel, l’uomo che creò Las Vegas. Non mancano nel libro giudizi taglienti e gossip sulle colleghe:

Lana Turner? «Le piacevano i gangster, sul serio». Elizabeth Taylor? «Non è bella, è carina. Io ero bella». Grace Kelly? «Adorava le scommesse. Una volta abbiamo scommesso 20 dollari che Hyde Park fosse più grande del Principato. Lei diceva di no. Vinsi io. Mi mandò i dollari, un Magnum di Dom Perignon e un pacchetto di aspirine per dopo la sbornia. Mi conosceva bene». C’è un solo, strano silenzio, nelle conversazioni di Ava Gardner: manca la storia d’amore con Walter Chiari, consumata nel 1957 a Roma sul set de La Capannina. Finì presto, è vero. Si favoleggia che durante una cena nella quale l’attore aveva fatto una irridente imitazione di Frank Sinatra, da poco suo ex marito, la diva, sdegnata, si alzò, uscì e andò direttamente a Fiumicino, dove prese l’aereo per gli Stati Uniti.

Guarda il trailer de La contessa scalza, con Rossano Brazzi

Brunetto Fantauzzi

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