Thursday, September 16, 2021
Quotidiano Nazionale Indipendente


Sebastiano Valentino e i suoi ragazzi alla conquista della bellezza oltre la soglia del sogno

di Adele Fulciniti (Da Catanzaro) Quando accompagnai per la prima volta il mio amico Stephen Maguire dal paesino di Olivadi,…


di Adele Fulciniti (Da Catanzaro)

Quando accompagnai per la prima volta il mio amico Stephen Maguire dal paesino di Olivadi, situato fra le alture dominanti il Golfo di Squillace fino alla vicina Borgia, per soddisfare la sua curiosità di conoscere il maestro Sebastiano Valentino e i giovanissimi flautisti della formazione orchestrale: “Magna Graecia Flute Choir – Orchestra di flauti della Calabria”, la cui fama lo aveva raggiunto nel suo paese, rimase letteralmente folgorato dalle sue eccezionali doti e di virtuoso del flauto e di direttore di quel gruppo di incredibili ragazzini i quali riuscivano a tirar fuori dai loro strumenti incantevoli suoni che si effondevano magicamente tra le poltrone vuote della sala prove in una atmosfera rarefatta, preludio dell’imminente successo confermato poi, l’indomani, nella antica e solenne cattedrale di Girifalco.

Egli, famoso ingegnere informatico statunitense, giunto in Calabria dal Massachussets alla ricerca dei suoi ancestri, dominato tuttavia da una intensa passione per la musica e l’arte, ereditata dal suo variegato albero genealogico intrecciato di rami irlandesi, scozzesi e anglo-italiani e trasmessa così intensamente a sua figlia da indurla a diventare una celebre sceneggiatrice nel panorama hollywoodiano, non poteva mancare di apprezzare una iniziativa tanto singolare quanto inaspettata.  

La sua meraviglia cresceva nell’assistere alla sicurezza e fluidità di comportamento dei giovani musicisti nell’affrontare con disinvoltura e senza sbavature i brani eseguiti con maestria, puntualità e, cosa per lui ancor più stupefacente, con assoluta disciplina, passando dal ruolo di esecutori a quello di accompagnatori dei cantanti lirici presenti e navigati professionisti come il soprano lirico Maria Grazia Cucinotta, la cui alta drammaticità faceva vibrare le corde del cuore, il baritono Daniele Tommaso Mellace e il soprano leggero Fernanda Iiritano, i quali sia da solisti che in duetto, con le rocambolesche evoluzioni del rincorrersi delle loro voci, davano prova di tutta la loro poliedricità. Il suo stupore si manifestava pienamente di fronte alla capacità di totale immedesimazione nel repertorio italiano da parte del tenore giapponese Ichio Sakatsume, che in particolare nella canzone napoletana toccava i vertici della passione. Incuriosito dalla sua presenza e dalla intensità delle emozioni che era riuscito a trasmettergli, Stephen gli chiese come mai si trovasse a far parte del gruppo e il giovane tenore, ben noto nel paese del Sol Levante, rispose entusiasta che, rimasto fin dal primo incontro affascinato dal genio di Sebastiano e dal suo grande carisma, da quel momento non aveva più perso un’occasione di partecipare alle sue strabilianti iniziative pronto sempre a volare da Tokio ovunque il Maestro richiedesse la sua presenza, aggiungendo sottovoce la sua intenzione di dedicargli una sorpresa invitando la gloriosa compagine al festival annuale da lui stesso organizzato ad agosto nella capitale nipponica.

Il clima di cordialità e di internazionalità, proseguito nella ospitalissima casa della mia amica russa Eugenia Zakharova Guerrisi, membro attivo dell’Associazione nonché madre di Asia Guerrisi, una delle più piccole e più brillanti rappresentanti dell’orchestra, sanciva un patto di duratura amicizia che avrebbe indotto Stephen ad esorcizzare il suo rammarico di non poter assistere al concerto dell’indomani, dovendo rientrare improrogabilmente negli Stati Uniti, organizzando a settembre dell’anno successivo in Olivadi, un suggestivo concerto  a sue spese, in una magica cornice, assieme al trombettista Manuel Galati, che avrebbe richiamato tra il pubblico anche un gruppo di amici siciliani cui era giunta l’eco dei successi riscossi dall’ensamble nella loro regione.

Il gruppo, nato tra i banchi della Scuola Media “Giovanni Pascoli” di Catanzaro, aveva già da tempo varcato i confini regionali ottenendo esiti lusinghieri dalla Sicilia all’Abruzzo, dall’Umbria alla Lombardia e il Piemonte, dalla Toscana all’Emilia, della Campana al Lazio e oltralpe fino a spingersi alla volta dell’Inghilterra che aveva percorso da un capo all’altro riscuotendo ovunque un successo strepitoso, tanto da meritare una diretta radiofonica trasmessa dalla BBC.

Un genio non è tale senza quelle caratteristiche che lo rendono goffo agli occhi dei mediocri, ma che denotano il concentrato distacco dal quotidiano che li rende vicini al sublime. E Sebastiano Valentino tali prerogative le possedeva tutte: poteva presentarsi a dirigere i suoi giovani e virtuosi flautisti della Magna Graecia Flute Choir, dimenticando l’abito da sera, perché troppo impegnato, fino all’ultimo istante, a correggere quel dettaglio infinitesimale che fa la differenza, o saltare i pasti, annullando il naturale bisogno del cibo, perché sommerso dagli impegni musicali con i suoi giovanissimi allievi cui dedicava tutto se stesso o addirittura rimandare un appuntamento col medico, vitale per la sua salute, pur di non perderne uno con loro e col pubblico che li attendeva da un capo all’altro dell’Italia e oltralpe. Gentile, generoso e intransigente, non era disposto a scendere a compromessi con chicchessia. La diplomazia non era il suo forte e, nella sua onestà adamantina, preferiva troncare di netto una relazione di lavoro, che poteva tornare utile alla promozione della sua Orchestra, piuttosto che venir meno a quei principi di integrità inculcatigli dai suoi genitori e attraverso i quali aveva conquistato la fiducia dei suoi pupilli, cui aveva trasmesso la convinzione che solo a prezzo di un grande impegno, volontà e sacrificio, suffragati da un amore sconfinato e senza condizione si potevano raggiungere i valori più alti dell’arte e della bellezza, consapevole, come è sapientemente espresso nelle parole di Franco Zaffirelli, anima alla sua affine,  che La bellezza è la sola qualità che ci rende uomini fin dalla nascita. Un corpo, un gesto, un colore che ci inebriano sono l’unico incentivo consentito all’uomo per creare l’opera d’arte e congiungersi a Dio.

L’ordito e la trama del meraviglioso ricamo intessuto tra le maglie della lunga e larga tela di contatti e di conoscenze negli ambienti musicali più accreditati e basata sul rapporto di autentica stima e reciproca amicizia si srotola come un tappeto prezioso fino a toccare i quattro punti cardinali, che egli ha lasciato al gruppo come cospicua eredità, consentendo ad esso di poter proseguire lungo il sentiero fiorito da lui tracciato, accompagnato dalla sua luminosa scia, che lo guiderà, d’ora in poi, sulle ali del successo oltre la soglia del sogno.

Adele Fulciniti

Comments


Lascia un commento