Sunday, June 13, 2021
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Quell’irraggiungibile, irresistibile, irripetibile Rita Pavone

di Adele Fulciniti “Nomen omen” recita il detto latino e il nome dell’intramontabile Rita Pavone, appartenente alla taumaturga di Cascia…

By L'Italiano , in Rubriche Spettacolo , at 25/05/2021 Tag:, , ,

di Adele Fulciniti

“Nomen omen” recita il detto latino e il nome dell’intramontabile Rita Pavone, appartenente alla taumaturga di Cascia che da oltre 700 anni continua ad elargire miracoli ai suoi fedeli sparsi per il mondo, è l’esempio lampante della sua predestinazione ai carismi speciali in lei profusi che l’hanno condotta a un abbagliante, inossidabile successo, senza mai perdere il senso comune come è definito nella poesia “Se” di Rudiyard Kipling.

Nata a Torino da genitori meridionali, nel periodo cruciale dell’industrializzazione e della conseguente emigrazione massiva dal sud verso il nord dell’Italia, tradisce nella carnagione e nei colori un ceppo dichiaratamente celtico e altresì nel cognome, annoverato nella cerchia più antica dei casati palermitani risalenti all’illuminato imperatore Federico II di Svevia, definito lo Stupor Mundi, ella rivela la sua atavica nobiltà sulla quale  non ha mai proferito parola, ma che si rispecchia pienamente in alcuni tratti del suo carattere come la sincerità a qualunque costo che agli orecchi dei vili e dei farabutti può suonare come sfrontatezza, ma agli occhi delle persone oneste appare, senza dubbio alcuno, come un chiaro segno di lealtà e viene accolta perciò dagli amici come un grande privilegio. La sua disarmante umiltà le ha consentito di non montarsi la testa neppure quando, appena sedicenne, si era trovata all’improvviso nel turbine di una notorietà planetaria che dal clamore della trasmissione televisiva del sabato sera: “Studio Uno”, grazie al suo strabiliante, energetico talento balzata vertiginosamente in vetta agli indici di ascolto, era partita in trasvolata alla volta degli Stati Uniti, dove aveva affrontato il faccia a faccia con le più scintillanti stelle hollywoodiane e dove era stata consegnata, unico personaggio italiano, agli onori della gloria,  dall’esclusivo Eddy Sullivan Show, per riprendere subito il volo verso i cinque continenti, conquistando il pubblico di tutto il mondo, senza distinzione di età, di sesso o di estrazione sociale. La vendita dei suoi dischi si moltiplicava a vista d’occhio come i pani e i pesci evangelici e si tramutava nella conquista di dischi d’oro in quantità. Così, noi, le ragazzine degli anni ’60, fans sfegatate della Rita internazionale, nonché fruitrici accanite dei suoi “vinile”, rovinavamo irrimediabilmente la puntina dell’immancabile “Lesa” a forza di ascoltarli e riascoltarli con maniacale ossessione, piangendo a calde lacrime su “Questo Nostro Amore” o “Come Te non c’è Nessuno”, sintonizzando il nostro battito cardiaco su “Cuore” o “Lui” e ancora sognando di un appuntamento amoroso, sulle note di “Stasera Sarà la Prima Sera Mia con Te”.

L’idea del suo pigmalione Ferruccio Ricordi Merk, in arte Teddy Reno, di proporre ai funzionari RAI l’arduo progetto di sceneggiare “Il Giornalino di Gian Burrasca” di Wamba, affidando la parte di un ragazzino terribile di nove anni alla spumeggiante Rita, si rivelò vincente, lasciando l’Italia intera incollata al video per l’imperdibile appuntamento delle ore 21 del sabato sera cui il pubblico decretò un successo senza precedenti, anche per merito dell’insuperabile regia di Lina Wertmuller, delle musiche di un compositore del calibro di Nino Rota e di un cast di attori d’eccezione: da Arnoldo Foà a Ivo Garrani, da Valeria Valeri a Paolo Ferrari.

Avevo solo 12 anni quando esplose il fenomeno Gian Burrasca e, data la mia vocazione allo spettacolo, ero avvezza già da tempo ad armare teatrini in parrocchia, in cortile e perfino sul terrazzo condominiale, sbandierando ai miei piccoli amici il mio più profondo desiderio: – Un giorno conoscerò la grande Rita, lavorerò con lei e passeggeremo per le strade di Catanzaro… sì ne sono sicura!… e poiché lei è tanto buona, mi darà una parte in “Gian Burrasca”, magari in teatro. Lo sento… -.

Tali affermazioni suscitavano lo scherno e l’ilarità dei miei compagni di giochi.

La mia mente farneticava,, ma non si trattava di un sogno ad occhi aperti, bensì di una sorta di certezza interiore che indispettiva i bambini al punto di appostarmi e darmele di santa ragione, sfogando su di me il loro istinto bullista, inconsapevoli del fatto che i sogni, quando sono così intensi e vividi da essere accarezzati e visualizzati in ogni istante, hanno il magico potere di realizzarsi. Non ci crederete, ma a meno di vent’anni di distanza, infatti, assaporai la gioia di conoscere, a Catanzaro, Rita, suo marito Ferruccio e i loro figli: Alessandro Neill e Giorgio, allora due splendidi bambini, oggi due affermati professionisti, il primo nel campo del giornalismo, lavorando egli per Radio Svizzera Italiana e il secondo come musicista, cantante e compositore; godetti, inoltre, dell’onore di partecipare “Il Talentiere”, concorso nazionale da loro organizzato ad “Antenna 3 Lombardia” per la regia di Beppe Recchia, nel giugno 1982, classificandomi al primo posto per la categoria attori ex aequo con i miei amici e concittadini Salvatore Conforto e Anna Paola Diaco. Partecipare, in seguito, anche in qualità di sua imitatrice e per di più in sua presenza, ad alcune trasmissioni realizzate a Catanzaro per Telespazio Calabria, rete televisiva diretta da Tony Boemi e, quale meraviglia, feci amene passeggiate con loro, come avevo così tanto desiderato, per le strade della mia città.

Ma le sorprese non erano finite: una mattina, era il lontano giugno 1989, la fortuna mi arrise facendomi svegliare da una telefonata da parte dell’impagabile Rita che, con semplicità e naturalezza, mi invitava a prendere il primo volo per Roma, dove mi aspettava per condurmi ad Ariccia alla volta della magica avventura di una versione teatrale di “Gian Burrasca”, per celebrare il venticinquennale del debutto del fortunato sceneggiato televisivo, nonché il decennale della morte di Nino Rota

Anche il mio sogno più grande in quel  momento si avverava. Essere diretta da colei che aveva rappresentato la mia proiezione artistica per tutta la vita è stata una emozione il cui ricordo fa ancora battere forte il mio cuore. Durante il tempo delle prove godetti del loro incoraggiamento e della fiducia dei coniugi Ricordi che mi diedero prova della loro incondizionata stima affidandomi addirittura due ruoli: quello della zia Bettina e della Gertrudina che, nell’edizione televisiva, erano stati sostenuti da due monumentali attrici della    statura di Elsa Merlini e Bice Valori.

Il successo fu suffragato dalla presenza di Paolo Panelli, Ruggiero Orlando,  suo figlio Raffaello, e numerosi altri illustri personaggi, nonché da un pubblico folto e qualificato. Quell’esperienza me la porto sempre nel mio cuore come se fosse una perla preziosa.

Rita Pavone rimane per me, come per il resto del mondo, un faro, un modello da imitare, nella sua capacità di crescere ogni giorno, di mettersi in gioco in ogni istante, sperimentando sempre nuove strade e sfidando le prove ardue che la vita ci riserva, con coraggio, determinazione e grande spirito di adattamento.

L’agghiacciante esperienza di un complicatissimo infarto risolto dal professor Salvatore Spagnolo, eminente luminare catanzarese trapiantato in Lombardia, non ha fiaccato la sua lena, né tanto meno la sua voglia di rinnovarsi, come dimostrano le sue recenti affermazioni a Sanremo dove ha tirato fuori il suo grande talento compositivo e a “Ballando con le Stelle”,  dove ha manifestato la sua poliedricità, esibendosi in rocambolesche evoluzioni da provetta danzatrice, a dispetto di una brutta frattura a causa di un incidente durante la gara, giungendo stoicamente a guadagnarsi sul podio, il secondo posto, dando così un esempio al pubblico esterrefatto di una incrollabile forza di volontà.

Fedele ai principi e ai valori di semplicità e onestà che ha sempre condiviso con il compagno della sua esistenza, non si è mai piegata al volere dei potenti, rispondendo sempre per le rime ai ciarlatani di turno anche a costo di perdere importanti scritture e ha sempre difeso le sue idee senza mai salire sul carro del vincitore e senza preoccuparsi di apparire impopolare, come dimostra la sua pronta, frizzante risposta, disarmante nella sua intelligenza e sincerità: – Se essere sovranista significa amare i proprio paese e non avere perso la memoria del prezzo che in Italia ha dovuto pagare per la riconquista della propria identità, non mi vergognerò certo di esserlo! -. La sua vita può racchiudersi ancora nelle parole di  Rudiyard Kipling: – Se riesci ad incontrare il successo e la sconfitta e a trattare questi due impostori allo stesso modo… tu hai la terra e tutto ciò che è in essa… e quel che più conta, sarai un uomo, figlio mio. –

                                                                           Adele Fulciniti

22 maggio 2021

                                                                          

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