Thursday, September 16, 2021
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2 giugno 1981 – 2 giugno 2021 In ricordo di Rino Gaetano il cantante scomparso a soli trent’anni appena compiuti

La carriera e la vita di Rino Gaetano si interruppero il 2 giugno 1981 all’età di trent’anni in seguito a un incidente stradale. Già l’8 gennaio 1979 un fuoristrada contromano aveva spinto la Volvo di Gaetano contro il guard rail: il cantante era rimasto illeso e la sua auto distrutta. Gaetano aveva deciso poi di acquistare una nuova Volvo 343 grigio metallizzato. Il 2 giugno, dopo una serata passata nei locali, stava tornando a casa da solo a bordo della sua auto. Alle 3:55, mentre percorreva via Nomentana, all’altezza dell’incrocio con via Carlo Fea, invase con la sua vettura la corsia opposta.

By L'Italiano , in Cronaca Italiana Rubriche Spettacolo , at 01/06/2021 Tag:, , , , , , , ,

di Mary Maria Mazza (dalla redazione romana)

A quarant’anni dalla sua scomparsa il cantautore Rino Gaetano, all’anagrafe Salvatore Antonio Gaetano (Crotone, 29 ottobre 1950 – Roma, 2 giugno 1981), è stato ricordato grazie all’iniziativa di tanti comuni che gli hanno dedicato strade. Tra questi citiamo: Mantova, Lissone (MB), Grugliasco (TO), Soliera (MO), Tor Lupara e Roma, Santa Severina (KR), Caulonia Marina (RC), Amaroni (CZ).

Rino è ricordato per la sua voce particolare, per l’ironia e i profondi testi caratteristici delle sue canzoni, nonché per la denuncia sociale spesso celata dietro testi apparentemente leggeri e disimpegnati apparentemente assimilabili a pure filastrocche

Gaetano ebbe la geniale idea di inserire nomi e cognomi di uomini del mondo politico, economico, culturale, finanziario del suo tempo e non solo e, anche per questo, i suoi testi e le sue esibizioni dal vivo furono più volte segnati dalla censura.

Crocevia della sua carriera fu l’esperienza sanremese con il successo di Gianna. Tragica e prematura fu la sua scomparsa, dovuta a un incidente stradale che lo falciò quando aveva appena compiuto trent’anni.   

L’impegno e la produzione musicale di Rino Gaetano ebbe un significativo apprezzamento diversi anni dopo la sua morte e molte delle sue canzoni vennero riscoperte soprattutto alla soglia del secondo millennio. riscuotendo consensi sempre maggiori, in particolar modo tra le nuove generazioni, e conferendo all’ormai defunto cantautore lo status di artista di culto.

Rino era nato in una famiglia originaria della cittadina limitrofa di Cutro. Al momento della sua nascita, la famiglia era appena rientrata in Calabria dopo aver trascorso, a causa dell’imperversare della seconda guerra mondiale, un periodo di sfollamento a Dolo (Venezia), dove era pure nata la sorella maggiore Anna.  A casa i familiari usavano chiamarlo “Salvatorino”, ma la sorella preferiva il diminutivo Rino e questo vezzeggiativo stabilizzò il suo primo nome col quale venne conosciuto e divenne popolare

Nella primavera del 1960, appena decenne, la famiglia si trasferì a Roma per motivi legati al lavoro dei genitori.  L’anno dopo, Rino fu mandato a studiare nel seminario della Piccola Opera del Sacro Cuore di Narni (in provincia di Terni) mon per cercare di avviare il ragazzo a una carriera ecclesiastica ma probabilmente per assicurargli una buona cultura e per non lasciarlo troppo solo, dato che entrambi i genitori erano impegnati nel loro lavoro Lontano dalla famiglia, Rino compose il poemetto E l’uomo volò e legò soprattutto con un insegnante, padre Renato Simeoni, che lo ricorda così: «sentiva l’importanza dello studio, però aveva anche dei momenti di grande assenza, che non era vuoto. Era molto difficile trovare Rino in situazioni di “vuoto”, era sempre mentalmente occupato. C’erano dei gusti, questo mi è sempre sembrato di lui, dei gusti all’interno di questa persona, delle ricerche sue personali che lo tenevano occupato. Lui è stato abbastanza un ragazzo sognante, molto sognante.»

Nel 1967 Rino Gaetano fece ritornò nella capitale, stabilendosi nel quartiere di Monte Sacro (dove avrebbe vissuto fino alla morte), risiedendovi dapprima in via Cimone e poi, dal 1970, in via Nomentana Nuova. Nel 1968, assieme a un gruppo di amici creò il quartetto dei Krounks, un gruppo musicale che eseguiva soprattutto cover. Gaetano vi suonava il basso e nel frattempo si dilettava a scrivere canzoni. I suoi artisti di riferimento in quegli anni erano cantanti italiani come Jannacci, De André, Celentano, i Gufi, Gian Pieretti e Ricky Gianco ma anche internazionali, come Bob Dylan e i Beatles.

Nel 1969 Rino si avvicinò al teatro e iniziò a frequentare il Folkstudio, noto locale romano dove si esibivano molti giovani artisti. Qui conobbe Antonello Venditti, Ernesto Bassignano e Francesco De Gregori e incominciarono così a emergere quelle caratteristiche che lo differenziavano da altri artisti coevi e che altri frequentatori del Folkstudio mal sopportavano: la forte ironia dei suoi brani e il suo modo di cantare e di criticare. È lo stesso cantautore a ricordarcelo: «Già quando cantavo al Folkstudio ero al centro di certe discussioni… insomma molti non volevano che io facessi i miei pezzi perché, dicevano, sembrava che volessi prendere in giro tutti»

Anche Ernesto Bassignano ricorda: «Adottava uno stile atipico, buffonesco, ma non faceva cabaret. Dissacrava continuamente il pop e, per tutti questi motivi, risultava improponibile per il pubblico del Folkstudio.»

In quello stesso periodo Gaetano si esibì spesso insieme a Venditti in alcuni spettacoli di cabaret organizzati da Marcello Casco. Tra il 1970 e il 1971 inoltre prese parte a diverse rappresentazioni teatrali: recitò poemi di Majakovskij e interpretò Estragone in Aspettando Godot di Samuel Beckett e la volpe nel Pinocchio di Carmelo Bene.

Gaetano nel frattempo si diplomò in ragioneria. Per via dei problemi economici della famiglia, il padre cercò spesso di indirizzarlo verso una carriera ben retribuita e per questo motivo gli procurò un posto di lavoro in banca. Tuttavia i progetti di Gaetano per il proprio futuro divergevano profondamente da quelli del padre, col quale raggiunse un compromesso: avrebbe provato ancora per un anno a sfondare nel mondo della musica con la promessa che in caso di esito negativo avrebbe accettato di lavorare in banca. Nel 1972 si iscrisse alla SIAE e conobbe Vincenzo Micocci, proprietario della casa discografica It. Quello stesso anno incise un primo 45 giri con l’etichetta discografica milanese Produttori Associati, contenente i brani Jacqueline e La ballata di Renzo, ma il disco non venne mai stampato.

Nel 1973 Gaetano incise un 45 giri con la It, I Love You Maryanna, prodotto da RosVeMon (acronimo dai cognomi di Aurelio Rossitto, Antonello Venditti e Piero Montanari).  Il cantautore tuttavia preferì firmare il singolo con lo pseudonimo di Kammamuri’s, in omaggio a un personaggio dei Pirati della Malesia di Emilio Salgari. Secondo Micocci, la scelta di utilizzare uno pseudonimo era probabilmente frutto di timidezza e insicurezza: il cantautore pareva essere alquanto dubbioso soprattutto riguardo alle sue abilità canore e quindi rispetto all’eventualità di cantare egli stesso i propri brani. Gaetano non era particolarmente intonato, basti pensare che ai tempi delle scuole medie, a Narni, fu escluso dal coro del Seminario, ma è stato, secondo molti esperti del settore, proprio il suo modo di cantare naturale e “sporco” a conferire una tale intensità ai suoi brani.] Micocci ricorda: «Si considerava un autore, non un cantante. Era convinto di non avere una bella voce, tanto che dopo l’uscita di I Love You Maryanna, quando fu l’ora di incidere il primo album, venne a dirmi che sarebbe stato meglio far cantare le sue canzoni a un amico. Io, naturalmente, mi misi a ridere e lo mandai in studio.»

Il 1974 fu un anno importante per Gaetano: scrisse i brani del suo primo album, Ingresso libero, poi pubblicato nel novembre dello stesso anno, e incontrò Bruno Franceschelli, col quale creò un’intensa amicizia. Bruno ricorda il loro primo incontro: «Erano gli inizi degli anni Settanta, quando in un bar a Montesacro, il nostro quartiere, io e Rino ci incontrammo per la prima volta. In quel bar io «giocavo a dama» mentre Rino «beveva birra chiara in lattina», quel bar si chiamava il Barone. Potrei definire quell’incontro come il ritrovarsi di due che si cercano da tempo.»

Nello stesso anno, tramite la RCA, Gaetano scrisse tre canzoni per Nicola Di Bari: Prova a chiamarmi amore, Questo amore tanto grande e Ad esempio a me piace… il Sud, poi incluse nell’album del cantautore pugliese Ti fa bella l’amore, ma nessuna delle tre ottenne grandi riscontri. La canzone Ad esempio a me piace… il Sud partecipò a Canzonissima ma venne eliminata nelle prime fasi, mentre la versione spagnola Por ejemplo ebbe un discreto successo solo in America Latina.

L’affermazione giunse nel 1975 con il 45 giri Ma il cielo è sempre più blu, che vendette solo quell’anno ben 100 000 copie. Si trattava in realtà di un singolo piuttosto atipico poiché conteneva una sola canzone divisa in due parti. Gaetano in questa canzone propose diversi spaccati di vita quotidiana, descrivendoli con ironia, luoghi comuni e contraddizioni. Nel settembre il cantautore spiegò in un’intervista a Ciao 2001:

«Ci sono immagini tristi o inutili, ma mai liete, in quanto ho voluto sottolineare che al giorno d’oggi di cose allegre ce ne sono poche ed è per questo che io prendo in considerazione chi muore al lavoro, chi vuole l’aumento. Anche il verso «chi gioca a Sanremo» è triste e negativo, perché chi gioca a Sanremo non pensa a chi «vive in baracca».»

Il brano segnò il primo grande successo di Gaetano ma la popolarità del cantante era ancora molto limitata.

Gaetano cominciò a esibirsi sempre più di frequente dal vivo, soprattutto aprendo concerti di Venditti e di altri cantanti già affermati. Quello stesso anno inoltre scrisse insieme a Bruno Franceschelli la commedia in due atti Ad esempio a me piace…, una sorta di mix tra musica e teatro. A tal proposito in un’intervista dell’epoca dichiarò: «Nei prossimi mesi usciranno un 45 giri intitolato Berta filava e un LP dal titolo Mio fratello è figlio unico. Ma prima ho un altro impegno importante: farò coppia in teatro con il mio amico Bruno Franceschelli, riproponendo, sulle scene, il solito problema dell’incomunicabilità, dell’isolamento e dell’esclusione.»

Il libro Ma il cielo è sempre più blu. Pensieri, racconti e canzoni inedite riporta testi inediti e racconti scritti da Rino Gaetano. Nel libro sono stati raccolti i testi di canzoni autografe e inedite scritte dopo il 1967. Alcune di queste canzoni sono dedicate a personaggi storici o del mondo della musica: Louis Armstrong, John Fitzgerald Kennedy, Martin Luther King e Mao Tse-tung. Altre invece rappresentano le prime versioni di alcuni dei suoi grandi successi. Vengono riportati anche tre racconti (La famiglia Cazzarella, Traffico e Via Cimone, Amore e glorie di una via a senso unico) realizzati dopo il 1967 e un poemetto lirico, E l’uomo volò, composto nel 1964. Infine I discorsi della paranoia normale sono una raccolta di testi pubblicati a corredo degli LP o estrapolati da bizzarre interviste dell’epoca.

Nel 1976 Gaetano incise il suo secondo album, Mio fratello è figlio unico. Con questo disco, il cantautore calabrese cercò di attirare l’attenzione dell’ascoltatore proponendo argomenti drammatici, soprattutto la solitudine e l’emarginazione, temi portanti dell’album. Grazie al nuovo linguaggio e alle nuove soluzioni musicali (come l’utilizzo del sitar, del banjo e del mandolino), Gaetano riuscì a ottenere un album più complesso e maturo del precedente. In una recensione pubblicata da Ciao 2001 poco dopo l’uscita dell’album si poteva leggere tra le altre cose: «Rino è una figura atipica: la difficoltà di trovare modelli cui avvicinarlo, correnti in cui inserirlo, è il miglior complimento che gli si possa fare. Le musiche, fatte di pochi accordi, sono costruite intelligentemente e tutto sommato gradevoli. La voce è aggressiva, grintosa, volutamente grezza: le parole divertenti, con poche allegorie, immagini veloci, fotografiche.»

L’anno successivo Gaetano compose e incise il suo terzo album, Aida. La scelta del titolo voleva rifarsi all’opera di Giuseppe Verdi, inoltre per il cantante Aida rappresentava l’incarnazione di tutte le donne italiane e dell’Italia stessa. Tramite la figura di Aida, Gaetano ripercorre momenti salienti della storia italiana con uno sguardo del tutto originale, quasi fotografico.  Nel medesimo anno, il cantante venne affiancato in tournée dai Crash, una band emergente della quale Gaetano produsse l’album Exstasis e per cui scrisse il brano Marziani noi. Con l’aumento della popolarità, arrivarono anche le prime apparizioni televisive: sempre nel ’77, infatti, presentò il suo brano Spendi spandi effendi al programma Domenica in, a quel tempo condotto da Corrado. In tale occasione fu costretto a tagliare dal testo della canzone la parola «coglione».  

L’idea di portare Rino Gaetano al Festival di Sanremo partì da Vittorio Salvetti, inventore del Festivalbar e da Ennio Melis, direttore artistico della RCA. Gaetano all’inizio si mostrò alquanto scettico in merito a questa possibilità, tuttavia le pressioni da parte della RCA e la convinzione che si trattasse di un’occasione da non perdere, lo portarono pian piano a cambiare idea. Quando la voce iniziò a diffondersi, fan e amici non la presero bene: in quegli anni infatti, per un cantautore, la partecipazione a Sanremo equivaleva a una sorta di tradimento. In molti provarono, senza successo, a dissuaderlo dal proposito. Gaetano aveva intenzione di presentare la canzone Nuntereggae più, tratta dal nuovo album. La RCA tuttavia considerava la canzone poco adatta al Festival per via del lungo elenco di nomi di personaggi noti presente all’interno del testo e consigliò fortemente a Gaetano di presentare Gianna, una canzone più disimpegnata e musicalmente più orecchiabile. Gaetano non apprezzava molto questa canzone, la riteneva troppo commerciale e musicalmente troppo simile a Berta filava, ma alla fine la casa discografica riuscì a far valere la propria opinione.

Il 26 gennaio 1978 iniziò il 28º Festival della Canzone Italiana e Gaetano fece il suo ingresso sul palco con una tuba nera (regalatagli da Renato Zero pochi giorni prima), un elegante frac attillato, papillon bianco, maglietta a righe bianche e rosse e scarpe da ginnastica. Sul bavero del frac portava appuntata una colossale quantità di medagliette, che nel corso dell’esibizione consegnò in parte al direttore d’orchestra e in parte lanciò al pubblico. Gaetano suonava inoltre un ukulele.

Con l’esecuzione di Gianna, per la prima volta a Sanremo venne pronunciata la parola «sesso», presente nel testo. I Pandemonium entrarono inaspettatamente sul palco verso la fine della performance per cantare il coro finale della canzone, a mo’ di sketch umoristico. Rino rievocò così quell’evento «Il Festival resta una passerella e come tutte le passerelle ti offre tre minuti per fare un discorso che normalmente fai in uno spettacolo di due ore. Così devi trovare un sistema. Da parte mia, ho scelto la strada del paradosso un po’ alla Carmelo Bene.»

L’esibizione di Gaetano raccolse il consenso della critica e del pubblico: alla fine il brano si classificò terzo, dietro E dirsi ciao dei Matia Bazar e Un’emozione da poco di Anna Oxa. Dopo il Festival si diffuse peraltro la voce di un presunto flirt tra il cantautore e l’attrice Stefania Casini, presentatrice di quell’edizione. Intanto Gianna, grazie soprattutto al trampolino di Sanremo, divenne una hit nelle discoteche della Riviera e rimase per quattordici settimane nella “top ten”, vendendo oltre 600 000 copie. La versione inglese del brano, Gina, non venne mai pubblicata, mentre la versione tedesca venne cantata da Wolfgang Petry. Dopo la partecipazione al Festival, la carriera antecedente di Gaetano rimase praticamente oscurata dal successo di Gianna: per gran parte del pubblico infatti il cantautore era noto semplicemente come «quello di Gianna», molti dei suoi fan “storici” invece interpretarono la canzone e la partecipazione a Sanremo come una caduta di stile.

Gaetano, in ogni caso, rimase alquanto spiazzato dalle conseguenze della sua partecipazione al Festival, tanto da pentirsi di questa sua scelta: «Sanremo non significa niente e non a caso ho partecipato con Gianna che non significa niente.»

Nello stesso anno Gaetano condusse su Radio uno un programma radiofonico dal titolo Canzone d’Autore in cui musicisti emergenti erano invitati a commentare un proprio brano musicale. La sigla del programma era E cantava le canzoni, tratta dal quarto album del cantante. Dallo stesso album venne tratta Nuntereggae più, una delle canzoni più famose e discusse di Gaetano, per via dei numerosi riferimenti politici e del lungo elenco di nomi presente nel testo. Il cantautore a tal proposito dichiarò: «Le canzoni non sono testi politici e io non faccio comizi. Questo è uno sfottò. Insomma, per me “Nuntereggae più” è la canzone più leggera che ho mai fatto». Alcune strofe della canzone si presentavano come vere e proprie liste di personaggi che a quel tempo “invadevano” le radio, le televisioni e i giornali e per questo motivo essa fece molto discutere. In fase di registrazione, inoltre, i toni della canzone vennero ammorbiditi e alcuni dei nomi inseriti nella prima versione vennero eliminati o sostituiti. Ad esempio il nome di Aldo Moro fu eliminato in seguito al sequestro e all’assassinio del presidente della DC. Altri “tagli” al testo riguardarono Indro Montanelli, Lino Banfi, Frank Sinatra, Michele Sindona e Camillo Crociani. Vincenzo Mollica celebre giornalista e critico cinetv ricorda così il brano: «Era una canzone di grande divertimento, anche, però aveva il coraggio delle sue azioni, non si tirava mai indietro: nomi e cognomi per tutti e nei tempi in cui fare nome e cognome per tutti era molto difficile.»

In quell’anno Gaetano partecipò a una tournée e ad alcune manifestazioni canore, la più importante delle quali avrebbe dovuto essere la serata finale di Discomare ’78 svoltasi presso i templi di Selinunte il 23 agosto 1978. Il cantante avrebbe dovuto eseguire Nuntereggae più, ma la Rai, che trasmetteva l’evento in diretta, provò a opporsi e perciò Gaetano per protesta abbandonò la manifestazione. Nello stesso periodo fu invitato da Maurizio Costanzo al suo programma televisivo Acquario: il conduttore e l’allora deputata Susanna Agnelli, ospite della puntata, erano due dei nomi citati nella canzone Nuntereggae più, che il cantautore mimò in playback, nuovamente indossando un cilindro; Costanzo, che evidentemente non apprezzava il brano, presentò l’artista come «autore di canzoncine ironiche, scherzose e scanzonate, che, vista la sua passione di fare elenchi, si dedicherà presto a mettere in musica forse le Pagine Gialle»; la futura senatrice invece sottolineò il diritto dei giovani come Gaetano di prendere in giro e criticare le generazioni precedenti. A ottobre Gaetano andò a Madrid per incidere la versione spagnola del 45 giri Nuntereggae più dal titolo Corta el rollo ya (“Dacci un taglio”): il cantante riadattò il testo inserendovi personaggi spagnoli della politica, dello spettacolo e dello sport come Santiago Carrillo, Pirri, Vicente del Bosque e Susana Estrada. Il disco uscì in primavera e ottenne un discreto successo.

Spronato dai discografici a produrre nuove canzoni, Rino Gaetano si recò sull’Isola di Stromboli a cercare ispirazione, quindi Il 23 febbraio 1979 si recò a Città del Messico dove incise il suo nuovo album, Resta vile maschio, dove vai?, il primo pubblicato con la RCA. Il 33 giri contiene la prima e unica canzone di tutta la discografia di Gaetano non interamente scritta da lui: il testo della title track venne scritto infatti da Mogol, dopo un incontro fra questi e il cantautore. Nonostante la promozione, il 33 giri non ottenne il successo sperato e non superò le 200 000 copie vendute. Gaetano attribuì lo scarso successo dell’album alla scelta di sperimentare sonorità latinoamericane, peraltro molto in voga in quel periodo, come risposta alla crisi della musica d’autore (analoghe sonorità erano state inserite da un altro cantautore della RCA, Claudio Baglioni, nell’album Solo). I critici incolparono invece la sua mancanza d’ispirazione.

Le sue esibizioni erano notevolmente cambiate rispetto ai primi tempi: il cantante aveva un seguito decisamente maggiore e la scenografia adesso era studiata nei minimi dettagli. Gaetano prese parte prima al Festivalbar e poi, in ottobre, partecipò al Discoestate a Rieti. In quest’occasione si rese protagonista di una protesta: non accettò il fatto di dover cantare in playback e quando arrivò il suo turno, invece di far finta di cantare, decise di fare l’indifferente e fumarsi una sigaretta. In questo periodo Gaetano comprò una casa a Mentana, vicino a Roma, probabilmente in vista di un futuro matrimonio con la sua fidanzata Amelia.[43] Sempre nel 1979, durante un concerto sulla spiaggia di Capocotta (citata anche nel testo della canzone), prima di cantare Nuntereggae più, Rino Gaetano affermò: «C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio. Io non li temo. Non ci riusciranno. Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno che cosa voglio dire questa sera. Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale, e si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta.»

Nel 1980 Gaetano incise il suo sesto e ultimo album, E io ci sto. Questo 33 giri propose nuove sonorità; ciò che colpì maggiormente del disco fu il tono più serio delle canzoni, l’impegno civile dimostrato dal cantautore e l’utilizzo di sonorità rock. Nonostante le vendite inferiori rispetto al solito, Gaetano si dichiarò soddisfatto per via del messaggio duro e preciso trasmesso dall’album e per via del diverso tipo di attenzione richiesto al pubblico. Quello stesso anno, su invito di Giovanni Tommaso, partecipò con Anna Oxa, Lucio Dalla e Ivan Cattaneo all’album Alice del gruppo Perigeo. Gaetano cantò sui i brani Al bar dello sport (ovvero sogghigni e sesso) con Maria Monti e Confusione gran confusione assieme a tutti gli altri ospiti. A dicembre partì per l’Ecuador, dove aveva in programma alcune serate.

Nel 1981 la RCA organizzò una nuova tournée, presentata da Shel Shapiro: Rino Gaetano si esibiva al fianco di Riccardo Cocciante e dei New Perigeo. La scelta di affiancare artisti così lontani tra loro non convinse pienamente Gaetano, né tanto meno la critica. La serata d’apertura era al Teatro Tenda di Roma e Gaetano appariva insolitamente cupo e serio nel corso dell’esibizione, il padre infatti era ricoverato in terapia intensiva da qualche giorno. Dalla tournée nacque un album live, Q Concert. Il disco contiene quattro brani tra cui Ancora insieme, scritto da lui stesso per l’occasione, e la sua versione di A mano a mano di Cocciante, il quale a sua volta interpreta Aida. Il 31 maggio Gaetano fece la sua ultima apparizione in TV cantando E io ci sto e Scusa Mary nel programma Crazy Bus. In quei giorni incise alcune canzoni insieme ad Anna Oxa come Il leone e la gallina di Mogol e Lucio Battisti.

La carriera e la vita di Rino Gaetano si interruppero il 2 giugno 1981 all’età di trent’anni in seguito a un incidente stradale. Già l’8 gennaio 1979 un fuoristrada contromano aveva spinto la Volvo di Gaetano contro il guard rail: il cantante era rimasto illeso e la sua auto distrutta. Gaetano aveva deciso poi di acquistare una nuova Volvo 343 grigio metallizzato. Il 2 giugno, dopo una serata passata nei locali, stava tornando a casa da solo a bordo della sua auto. Alle 3:55, mentre percorreva via Nomentana, all’altezza dell’incrocio con via Carlo Fea, invase con la sua vettura la corsia opposta. Un camionista che sopraggiungeva nell’altro senso di marcia provò a suonare il clacson, ma l’urto con il mezzo pesante fu inevitabile. La parte anteriore e il lato destro della Volvo vennero distrutti; Gaetano batté violentemente la testa contro il parabrezza, sfondandolo, mentre l’impatto del petto sul volante e il cruscotto fu violentissimo. L’autopsia rivelerà come causa della perdita di controllo dell’auto un possibile collasso prima dell’impatto: il conducente del camion Antonio Torres, che prestò i primi soccorsi al cantante, raccontò infatti di averlo visto accasciarsi di lato e iniziare a sbandare per poi riaprire gli occhi solo pochi attimi prima dell’impatto. Quando arrivarono i mezzi di soccorso, Gaetano era già in coma; giunto al Policlinico Umberto I furono riscontrate una frattura alla base cranica, varie ferite a livello della fronte, una frattura malare destra e una sospetta allo sterno. Il policlinico non aveva però un reparto attrezzato per gli interventi d’urgenza sui craniolesi, così il medico di turno, il dottor Novelli, si mise alla ricerca di un’altra struttura dotata di un reparto di traumatologia cranica. Vennero contattati telefonicamente il San Giovanni, il San Camillo, il CTO della Garbatella, il Policlinico Gemelli e il San Filippo Neri, ma non si riuscì a trovare un posto disponibile. Finalmente ricoverato al Gemelli, Gaetano morì comunque alle sei del mattino. Seguirono polemiche per il mancato ricovero e venne aperta un’inchiesta giudiziaria e presentata un’interrogazione parlamentare.

Rino Gaetano in versione “fiction” girata e prodotta nel suo ricordo

I funerali si tennero il 4 giugno nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù, dove Gaetano avrebbe dovuto sposarsi di lì a poco. Alle esequie parteciparono parenti, amici, personaggi della musica, dirigenti della RCA e fan. Le spoglie vennero dapprima sepolte nel piccolo cimitero di Mentana, poi il 17 ottobre trasferite al cimitero del Verano.

Mary Maria Mazza

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