Friday, July 23, 2021
Quotidiano Nazionale Indipendente


Truman Capote. Lo scrittore che sconvolse i canoni della letteratura

Nella storia della letteratura mondiale, Truman Capote (New Orleans, 30 settembre 1924 – Los Angeles 25 agosto 1984) rappresentò una rottura, non solo stilistica, ma soprattutto di costume dell’America puritana e conformista del dopoguerra.


di Giovanna Curone (Dalla Redazione Letteraria)

Nella storia della letteratura mondiale, Truman Capote (New Orleans, 30 settembre 1924 – Los Angeles 25 agosto 1984) rappresentò una rottura, non solo stilistica, ma soprattutto di costume dell’America puritana e conformista del dopoguerra.

Romanziere, sceneggiatore e drammaturgo oltre che giornalista Capote nel corso della sua carriera non ebbe nessuna remora a dichiararsi omosessuale, in un periodo, dove risultava pericoloso evadere dagli schemi della morale costituita. Sull’America di Truman imperava il silenzio sui vizi veri o presunti di coloro che contavano nell’”Alta Società”. Il cappello a falde larghe, il volto rotondo con quelle labbra sottili come lacci da scarpe, Capote, divenne presto un fenomeno letterario internazionale. Dalla sua lingua tagliente come una spada affilata uscirono troppe volte giudizi offensivi nei confronti di coloro che tenevano saldamente le briglie dell’universo intellettuale. Pettegolezzi e indiscrezioni gli alienarono le simpatie di quella società newyorkese che aveva reso ricco e famoso un povero ragazzo del profondo Sud degli Stati Uniti.

Truman Capote a Venezia

E un “povero ragazzo” Capote lo fu davvero. I suoi genitori lo lasciarono bambino alle cure di una zia salvo farsi vivi anni dopo, il padre, megalomane e destinato al fallimento tentò di ristabilire un rapporto con il figlio, quando questo era divenuto celebre e soprattutto ricco. Senza dignità iniziò a perseguitarlo con richieste di denaro e regali. Ben più conflittuale fu il rapporto con la madre. Donna bellissima e insodisfatta, dopo averlo abbandonato decise di riprenderselo e portarlo a New York, dove spesso rinchiudeva Truman in una stanza buia per non essere disturbata nel corso degli incontri con i suoi amanti. Il trauma dell’abbandono come la paura della solitudine influirono decisamente sull’opera letteraria di Capote. Nei suoi libri di maggior successo, “Altre voci, altre stanze” e nei “Racconti di Natale”, in parte autobiografici, la solitudine, la paura dell’ignoto accompagnate da un’intuibile tendenza alla perversione forniscono il quadro esatto di un uomo che per tutta la sua vita fu tormentato dai ricordi del passato. In “Altre voci, altre stanze” l’adolescente Joel Xnox, orfano della madre, viene caricato su un carro per essere condotto dal padre che non vede da molti anni. Giunto a destinazione in una casa fatiscente scopre che il padre malato vuole chiedere perdono per avere abbandonato lui e la madre morente. Col passare dei giorni, Joel incontra personaggi stravaganti, come Zoo l’eremita di colore che vende amuleti. Soprattutto attraverso un dipinto scopre di avere un fratello di “dolcezza femminea”. In questo romanzo vi è tutta la cultura del profondo Sud degli Stati Uniti, con i suoi riti nascosti attraverso lo scorrere lento del tempo. Ma il cammino letterario di Capote non si ferma, come può sembrare ad un malinconico ricordo del tempo che fù, tutt’altro. L’energia dirompente di Capote esplose con il libro inchiesta “A sangue freddo” un lungo reportage sull’assassinio avvenuto in Arkansas di una pacifica famiglia di agricoltori da parte di due psicopatici. Attirato da una morbosa curiosità Capote riuscì ad entrare nell’angolo della morte, così veniva chiamata quella sezione del carcere dove venivano chiusi i condannati alla sedia elettrica e ad intervistare i due criminali autori della strage. Con l’abilità e l’astuzia prerogativa dei giornalisti di razza, Capote in “A sangue freddo” ripercorse l’esistenza criminale dei due condannati. La loro infanzia così come il loro totale disprezzo verso la vita umana furono descritti con un tale cinismo da destare interesse ma anche una censura morale da parte dei critici. Il libro ebbe un successo internazionale al punto tale che a distanza di più di sessant’anni continua a suscitare polemiche. Recentemente la sorella, ormai ottantenne di Nancy Clutter, una delle vittime della strage in un’intervista ha accusato Capote di aver speculato sulla tragedia della sua famiglia, non solo ma di aver descritto in termini non veri le figure dei suoi genitori. D’altra parte i giornalisti e gli scrittori di razza servono proprio a questo. Lo confermò Capote quando un giorno dichiarò: “Essere uno scrittore di talento equivale a cavalcare un’onda su una tavola di legno. E’ un esercizio di abilità dove solo i più forti riescono a resistere.

Truman Capote assieme al suo pet

Uno scrittore di talento non può essere ucciso neppure da un palo conficcato nel cuore!”. Purtroppo questa profezia si rivoltò contro di lui. L’eccesso di alcool, i suoi amori e soprattutto la sua irriverenza verso il mondo che lo circondava lo condussero ad un progressivo, ineluttabile declino letterario e umano. La pubblicazione del suo libro “Preghiere esaudite” segnò il brusco declino di Capote. In questo libro-scandalo l’autore descrisse senza remore le vicende segrete dei grandi attori dell’epoca, i loro vizi così come le loro crudeltà dettate dalla sete di denaro e successo. Coloro che lo avevano stimato ma non amato gli chiusero per sempre le porte in faccia. Da Jackie Kennedy sino al commediografo Tennesse Williams tutti alzarono su di lui un muro di ostilità. Del Capote intento a ballare con Marella Agnelli e altre personalità rimanevano solo delle sbiadite fotografie. Proprio in quel periodo Capote commise un errore di cui pagò le conseguenze. Capote godeva dell’amicizia di Marlon Brando, l’icona indiscussa del cinema di quegli anni. Brando in una certa occasione confidò allo scrittore di avere avuto dei rapporti omosessuali. Doveva essere una chiacchierata confidenziale tra amici, invece Capote aveva un registratore nascosto e riveò così ai giornalisti il segreto di Brando. Brando era da anni un mostro sacro del cinema, l’interprete di capolavoro come Fronte del Porto, Un tram che si chiama desiderio ed il Padrino. L’attore, uomo temuto dai colleghi, per la sua iracondia che poteva trasformarsi in violenza fisica giurò che si sarebbe vendicato su Capote. Vera o falsa che fosse la promessa non amichevole di Brando rimane il fatto che da quel momento il mondo del cinema cancellò lo scrittore e lo sceneggiatore Capote. Poi giunse il colpo di grazia, quando Capote fu abbandonato da Jack Dunphy il suo compagno di una vita. Ormai tossicodipendente e alcolizzato fu colpito da epilessia mentre nel frattempo sperperava i suoi averi con compagni occasionali interessati al denaro. Il 25 agosto 1984, disteso sul letto chiamò Joanne Carson l’unica sua vera amica, le strinse la mano e le chiese di non lasciarlo. “Ho tanto freddo stammi vicino!” Furono le sue ultime parole. Così morì uno dei più discussi, amati e nello stesso tempo odiati scrittori del “Novecento”. Un uomo che ormai giunto al declino fisico e letterario ebbe il coraggio di rispondere ad un giornalista che criticava la sua omosessualità “Sono un omosessuale, un alcolizzato e un tossicodipendente, ma sono soprattutto uno scrittore e non un clown”.

Giovanna Curone

Comments


Lascia un commento