Friday, September 24, 2021
Quotidiano Nazionale Indipendente


L’informazione ai tempi del Green Pass e del vaccino anti Covid

di Romano Scaramuzzino (dalla redazione bergamasca) Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere, veramente. Sull’imminente (il 6…


di Romano Scaramuzzino (dalla redazione bergamasca)

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere, veramente.

Sull’imminente (il 6 agosto prossimo, nda) attuazione della Certificazione verde Covid-19, più conosciuta con il nome di Green Pass, documento attraverso il quale, come si legge dal sito ufficiale del Governo che si occupa di questo e che specifica che

La Certificazione verde COVID-19 è richiesta in Italia per partecipare alle feste per cerimonie civili e religiose, accedere a residenze sanitarie assistenziali o altre strutture, spostarsi in entrata e in uscita da territori classificati in “zona rossa” o “zona arancione”.

Dal 6 agosto servirà, inoltre, per accedere a qualsiasi tipo di servizio di ristorazione al tavolo al chiuso, spettacoli, eventi e competizioni sportive, musei, istituti e luoghi di cultura, piscine, palestre, centri benessere, fiere, sagre, convegni e congressi, centri termali, parchi tematici e di divertimento, centri culturali e ricreativi, sale da gioco e casinò, concorsi pubblici.

Dal 1 luglio la Certificazione verde COVID-19 è valida come EU digital COVID certificate e rende più semplice viaggiare da e per tutti i Paesi dell’Unione europea e dellarea Schengen. 

Una manovra, questa, decisamente attuata per indurre chi non è vaccinato a farlo, per costrizione e non per convinzione, quindi, e che ha posto il popolo italiano (non inoculato dai vari vaccini) a prendere una decisione: o vaccinarsi, anche se con dubbi o non farlo perdendo tante di quelle libertà umane e pratiche, così come sopra descritto.

Durante questi giorni si sono schierati i cittadini “pro vaccini”, gli estremisti no vax e la maggior parte di coloro, che, ragionando, esitano, perché perplessi dagli effetti avversi gravi che, a volte recanoquesti vaccini, e che invitano, chi di competenza, di verificare l’alternativa di cure che alcuni medici da tempo propongono, serenamente.

Ma a tale dibattito scientifico e comunicativo non è stato, almeno fino ad ora, possibile assistere.

E non credo che questo sia dipeso da chi esprime dubbi su questo certificato e non solo.

La comunicazione televisiva tace o meglio parla “un’unica lingua”, alcuni l’hanno definita informazione da regime il che porrebbe chi ha sempre criticato, giustamente, quella del fascismo a considerarla, questa attuale, come qualcosa, non dico di simile, ma certamente non limpida.

La coerenza, evidentemente, non è da tutti.

C’è qualcosa che non va e allora alcuni italiani cercano informazioni corrette altrove. Sui social, in primis su Facebook.

Ma anche lì, se si va oltre un certo limite scatta il divieto.

Divieto che non si riferisce alle cosiddette fake news che con tutte le nostre forze contrastiamo ma a quelle che dicono ciò che i media tradizionali omettono.

Allora cosa si fa? Si emigra da Facebook a Twitter ma anche su Telegram.

Come i carbonari del 1800 ci si riunisce in posti che poi così segreti non sono, giusto per dare e conoscere la corretta informazione, sempre attenti alle fonti, comunque!

L’altra sera, sentivo, su Rai3, una professionista che, appunto, asseriva che i social nella loro comunicazione andrebbero limitati.

Annamo bene, direbbe Sora Lella, interpretata dall’indimenticabile Elena Fabrizi.

Prepariamoci, quindi, a comunicare tramite i segnali di fumo, a far studiare i figli a casa, ad allenarci nelle nostre abitazioni (tanto gli attrezzi necessari si possono comprare, al limite online), a curarci, se non possiamo nemmeno recarci negli ospedali senza green pass (non credo che si arrivi a questo, nda), come dei novelli Rambo.

Insomma un modo lo troveremo per andare avanti e mi raccomando, per adesso ci vediamo tutti lì…

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