Friday, September 24, 2021
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DAZN e TIM partono con un Campionato on line che ha bisogno di rete, di banda. E di buona rete e di buona banda. Lo sa bene Uncem che tre anni fa, esattamente il 20 agosto 2018, aveva denunciato al Paese che i gravi ritardi del Piano nazionale Banda ultralarga minavano la capacità di connessione.

di Mike Agato (dalla Redazione Centrale del Quotidiano l’Italiano) “DAZN e TIM partono da oggi con un Campionato on line…

By L'Italiano , in Cronaca Italiana Rubriche , at 26/08/2021 Tag:, , , ,

di Mike Agato (dalla Redazione Centrale del Quotidiano l’Italiano)

DAZN e TIM partono da oggi con un Campionato on line che ha bisogno di rete, di banda. E di buona rete e di buona banda. Lo sa bene Uncem che tre anni fa, esattamente il 20 agosto 2018, aveva denunciato al Paese che i gravi ritardi del Piano nazionale Banda ultralarga minavano la capacità di connessione. L’Italia si accorse di essere un Paese con forte divario digitale perché non vedeva il Campionato di calcio. Eravamo ben lontani dalla DAD e dal telelavoro dei tempi di pandemia. Eppure per via del calcio, l’Italia scopriva quanto grave è navigare sotto i 100 kbs in moltissime aree alpine e appenniniche. Uncem lo denuncia da tempo e ha lavorato, proprio con TIM e con EOLO ad esempio, per portare sistemi FWA nei territori. Se non fosse per il wireless che raggiunge molti pezzi di Appennino e di Alpi, la situazione sarebbe molto peggio di quella che è. Il ritardo del Piano BUL già denunciato nel 2018, è vittima della burocrazia e di un piano che quando è partito non aveva capito dove stava andando. Non infatti nelle ampie pianure, ma sui complicati territori montani e nei borghi. E così, succede che da inizio lavori fino al collaudo in un Comune, il Piano BUL abbia bisogno anche di otto mesi. E poi, non un solo civico viene collegato. Abbiamo infatti scoperto con il tempo che la fibra sarebbe arrivata in casa, FTTH, solo a richiesta del cliente finale. Con prezzi di abbonamento non certo bassi. Che diventano assurdi per gli Enti pubblici, per i quali Uncem ha chiesto che, almeno per scuole, municipi, biblioteche, l’abbonamento sia a prezzi simbolici. Cento euro l’anno a sede, al posto di oltre mille. Il fallimentare Piano Banda ultralarga, purtroppo, finisce per lasciare ancor più indietro i territori che oggi vorrebbero vedere il campionato di calcio. Solo con l’FWA e i servizi portati da operatori privati, anche grazie al satellite, potranno farcela. Ma perché allora non puntare su satellite ed FWA, con fibra buona alle torri, già in partenza? Cablare tutto il Paese, o quasi, con fibra, doveva consentire di arrivare in tutte le case, cosa che non sarà. Al Ministro Colao e alla Sottosegretaria Mise Ascani, Uncem ha chiesto di rivedere quello che è stato fatto e soprattutto quello che non è stato fatto nelle ‘aree bianche’, montane, anche perché i miliardi previsti nel PNRR andranno probabilmente solo nelle ‘aree grigie’, penalizzando ulteriormente i territori alpini e appenninici. Se deve arrivare il campionato ancora una volta a dirci che il digital divide esiste…”

Così Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

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