Tuesday, October 19, 2021
Quotidiano Nazionale Indipendente


Benny Camin a cuore aperto “E se dicessi che mi dispiace per Zeman…”

Forse più di qualcuno ieri abbia pensato perché mai Zeman, 74 anni e una vita fatta di calcio inteso come spettacolo e gioia di vivere, non si renda conto che anche dopo il sole più sfacciato arriva sempre il tramonto. Questo qualcuno se mai glielo chiedesse otterrebbe questa risposta dal maestro Zeman: “Perché anche dopo il tramonto più gelido e triste sorge il sole più bello e sfacciato… E io , finché respiro, vivo per godermelo…”.


di Benvenuto Caminiti (da Palermo per il Quotidiano l’Italiano)

PALERMO – … Direi la pura semplice verità: ero felice per la vittoria del Palermo, addirittura  incredulo per averlo visto giocare la “partita perfetta”, quella nella quale non sbagli nulla e sembra che l’avversario sia completamente alla tua mercé, eppure, al triplice fischio dell’arbitro ho sentito come una vocina straziarmi dentro :“Ora non lo applaudi più?… Tu lo conosci bene, lo sai come sta soffrendo in questo momento…”.

Quando, ad inizio partita, dal tunnel che immette dentro il campo è sbucata la sua testa dai radi capelli bianchi, tutti , dalla Nord alla Sud, passando per la Gradinata e la Tribuna Centrale, si sono alzati in piedi e hanno omaggiato Zdenek Zeman: un applauso caldo, appassiona, un messaggio d’amore intriso di nostalgia. Lui, ingobbito dal peso degli anni, ha levato in alto lo sguardo e agitato la mano in segno di saluto. Ed è rimasto immobile – come un fermo immagine-  con gli occhi che giravano dalla Nord alla Sud e quel suo sorriso un po’ così, storto e rincagnato, come a dire: “Grazie, ragazzi, anch’io vi voglio sempre bene!”.

Tutto questo, ed altro ancora, si legge e quasi si tocca con mano nella foto di Pasquale Ponente che accompagna questi miei pensieri, ora belli ed esultanti per un Palermo che vince e travolge l’avversario, ora stenterelli perché dentro c’è una vena di malinconia per il mio vecchio amico “Sdenko”.

Zeman (foto Ponente)

Una domenica bestiale quella di ieri, che mi ha sballottato di emozioni contrastanti non  solo durante ma anche, se non di più, dopo la partita. Per ore e ore, così che solo a cuor placato riesco a mettere in fila due righe di commento, che un 3-0 perentorio come quello che il Palermo di Filippi ha inflitto al Foggia di Zeman, renderebbe perfino superfluo.

E invece non è così.

Tutt’altro.

Il Palermo ha giocato come si gioca contro le squadre di Zeman, aspettandolo al varco, lasciandolo libero di dispiegare al colto e all’inclito come si gioca al calcio (palleggio elegante e veloce  e assedio ininterrotto all’area di rigore avversaria) per colpirlo di rimessa negli spazi che gli si spalancavano puntualmente davanti.

E così al 4’, al primo contropiede, il Palermo era già in gol con il destro chirurgico di Floriano, liberato davanti ad Alastra, da uno stupendo  filtrante di Brunori, che al 20’, sfruttando l’assist al bacio di capitan De Rose, raddoppiava con un secco diagonale che s’infilava alla sinistra del portiere, irrimediabilmente battuto.  

Uno dice: il Palermo domina e segna non uno ma due volte in venti minuti… Vuol dire che l’avversario è ai suoi piedi inerte e instupidito, ma non è così perché, nel frattempo, il possesso palla era tutto ( o quasi) del Foggia e le sue manovre erano veloci e belle da vedere… Solo che, al momento di tradurle in azioni da gol qualcosa si bloccava, e quel qualcosa era la difesa del Palermo, mai vista così impenetrabile: merito anche delle corse e delle rincorse di Odjer, della regia sapiente di De Rose, nonché delle volate sulle fasce di Giron e Doda; insomma, di tutto l’arco del centrocampo.

E dire che Filippi, quasi in extremis, era stato costretto a rinunciare a Valente e Silipo, ovvero al cuore pulsante del gioco rosanero dalla cintola in su.

E, a quasi ventiquattro ore di distanza, mi pare di vederlo il vecchio maestro Zeman ancora più ingobbito, filare via al 90’ e sparire sotto il tunnel: la festa del “Barbera” ormai non  lo riguardava più perché era solo per i ragazzi di mister Filippi, le braccia spalancate e il cuore in gola per i cori e i canti che gli piovevano addosso da tutto lo Stadio.

E so per certo che più di qualcuno ieri abbia pensato perché mai Zeman, 74 anni e una vita fatta di calcio inteso come spettacolo e gioia di vivere, non si renda conto che anche dopo il sole più sfacciato arriva sempre il tramonto. Questo qualcuno se mai glielo chiedesse otterrebbe questa risposta dal maestro Zeman: “Perché anche dopo il tramonto più gelido e triste sorge il sole più bello e sfacciato… E io , finché respiro, vivo per godermelo…”.

Benvenuto Caminiti

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