Tuesday, October 19, 2021
Quotidiano Nazionale Indipendente


La stagione dei veleni ha prevalso e vinto le elezioni

L’Opinione di Brunetto Fantauzzi (per il Quotidiano l’Italiano) Il veleno sceso abbondantemente sulla campagna elettorale ottobrina ha mietuto vittime illustri….


L’Opinione di Brunetto Fantauzzi (per il Quotidiano l’Italiano)

Il veleno sceso abbondantemente sulla campagna elettorale ottobrina ha mietuto vittime illustri. La stagione dei veleni ha condizionato pesantemente questa campagna elettorale in cui abbiamo registrato due vittime eccellenti: Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

Ma nulla è perduto, se non continuiamo a cedere alle lusinghe delle sirene, anzi domenica prossima con il ballottaggio possiamo sconfiggerle.

La partita ha due vincitori assoluti ma non proclamati, con un potenziale vincitore che dovrà dimostrare di esserlo effettivamente, e con uno sconfitto uscito dalle urne così perdente da farci sperare che esca di scena definitivamente

Dei due vincitori, uno è il partito degli astenuti, di gran lunga primo con una media che sfiora il 50% e che nelle maggiori città, a cominciare da Roma e Milano, l’ha superato. L’altro è Mario Draghi, che pur non partecipando alla kermesse elettorale, l’ha indirettamente influenzata con il pragmatismo con cui governa, del tutto estraneo alla modalità politica dell’ultimo quarto di secolo e distante anni luce dalla cifra degli stessi partiti che lo sorreggono, rimasti sulle barricate di contrapposizioni stupide e sterili senza capire che il Covid le ha spazzate via dalla testa dei cittadini. Due cose, astensione ed “effetto Draghi”, che in realtà sono due facce di una stessa medaglia, che porta il nome di “crisi irreversibile del sistema politico italiano”.

 A questa crisi, esplosa in modo deflagrante per il combinato disposto dal palese fallimento del voto di protesta che aveva caratterizzato le elezioni politiche del 2018 e del cambio di paradigmi che la pandemia ha prodotto nei cittadini, che ha generato prima l’avvento di una figura come quella di Draghi – che anche senza volerla enfaticamente idealizzare, incarna tratti come competenza, sobrietà e credibilità di cui tutta la politica nazionale e locale è priva, salvo qualche rarissima eccezione – e poi ha indotto metà degli aventi diritto al voto a restare a casa. Sanzionando così tutte le forze politiche, senza distinzione alcuna, dato che nessuna ha saputo leggere i fenomeni e dare loro risposte adeguate.

Anche perchè si è preferito rifugiarsi in valutazioni del tutto fuorvianti e autoassolutorie, tipo quella che vorrebbe far credere che la causa della disaffezione crescente dei cittadini sia l’arrivo a palazzo Chigi di un tecnico privo di mandato popolare e sorretto in Parlamento da una grande ammucchiata che rende indistinte le diverse posizioni. Mentre è chiaro come, al contrario, Draghi rappresenti la conseguenza e non la causa della caduta verticale di credibilità e rappresentatività delle forze politiche e parlamentari. Il grosso dell’offerta politica era populista, quando non anche dilettantesca, e giustamente gli italiani l’hanno rifiutata. E persino quegli elettori inclini al voto di protesta si sono astenuti, delusi dell’uso che i grillini hanno fatto del “vaffa”, e ciò spiega il crollo verticale dei 5stelle a queste comunali, già iniziato alle europee del 2019 e proseguito alle regionali dell’anno scorso.

Un disastro che, accompagnato con gli inciampi (non solo elettorali) di Salvini e il freno alle ambizioni organizzato da  elementi non troppo occulti contro la  Meloni, archivia – o, per essere più prudenti, inizia ad archiviare – la maledetta stagione del nazional-populismo della stagione dei veleni

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