Tuesday, December 7, 2021
Quotidiano Nazionale Indipendente


Berlusconi assolto ancora una volta

Nonostante l’ennesima assoluzione, brandelli di processi similari che assilleranno Berlusconi sono tutt’ora tenuti in piedi. Giuridicamente nessuno dovrebbe essere processato più volte per lo stesso reato, ancor di più se tale reato non si è configurato perché “il fatto non sussiste”….


L’editoriale di Riccardo Colao (Direttore del Quotidiano l’Italiano)

ROMA Silvio Berlusconi a conclusione di una lunga odissea giudiziaria è stato nuovamente assolto nel cosiddetto «Ruby ter»: serie di processi farseschi che hanno visto il Cavaliere accusato di corruzione, per presunte somme di denari versati a testimoni nel primo e secondo filone della vicenda. La motivazione dei giudici che chiudono, per l’ennesima volta, i giochi sulla vicenda “boccaccesca” di per se basata sul nulla è di una semplicità lapalissiana: l’ex premier, rinviato a giudizio, è stato assolto “perché il fatto non sussiste“.

Come sempre accade in questi casi molti tromboni proveranno dagli schermi televisivi a inficiare questo verdetto adducendo motivazioni giuridiche di vario genere fantagiurisprudenziale.

La verità è una, sola e inequivocabile: Berlusconi era innocente ancor prima che lo rinviassero a giudizio o che qualcuno scomodasse militari per indagare in faccende private che nulla avevano a che fare con l’attività politica del deputato e presidente del Consiglio.

Così al termine di una sequela di rinvii, di polemiche sterili quanto inutili, di richieste di ricusazione, e di “tarantelle” a base di esami clinici psichiatrici, cala finalmente il sipario sul teatrino di un processo che in qualsiasi paese normale non si sarebbe nemmeno dovuto aprire. A rimetterci le finanze dello Stato, il tempo perso di chi percepisce lauti stipendi dopo aver vinto un concorso pubblico, eper i nemici dell’uomo di Arcore la rabbia e la delusione poiché lui è riuscito a dimostrare, per l’ennesima volta, come ci sia stato un forte accanimento di chi gli ha contestato reati di per se mai compiuti, mai esistiti, mai consumati.

Assieme a Berlusconi , dalle accuse di corruzione in atti giudiziari è stato “graziato” pure il pianista Danilo Mariani, che secondo le indagini si esibiva nel corso dei convivi che gli estimatori del cavaliere definivano “cene eleganti” e che per altri erano invece solo orge compartecipate da una sospetta minorenne dalle misure fisiche olimpiche (90-60-90) per un concorso di bellezza e da tante presunte “escort”.

Per i giudici, l’ex premier non avrebbe mai versato sul conto bancario di Mariani «rimborsi spese» per un valore pari a  170 mila euro in tre anni allo scopo di indurlo a dichiarare il falso. Come in molti ricorderanno le invitate al mitico desco berlusconiano furono definite “Olgettine“, senza che nessuna femminista osasse spezzare una lancia a loro favore, con la partecipazione straordinaria della giovane tunisina Karima El Mahroug, sedicente nipote di Mubarak, a cui spettò il titolo «Ruby Rubacuori».

Il fondatore di Forza Italia era già stato assolto con formula piena (sentenza passata in giudicato) dal reato di concussione «perché il fatto non sussiste» e da quello di prostituzione minorile «perché il fatto non costituisce reato». L’ex premier inoltre aveva dovuto difendersi dall’accusa di aver persuaso al silenzio la stessa Ruby bonificandole oltre sette milioni di euro tra contanti e regali vari, ricavandone un’altra assoluzione.

Dopo il primo «no» espresso dalla corte, a confutare la richiesta della difesa, che mirava ad ascoltare in aula le testimonianze: del mitico ragioniere Giuseppe Spinelli, contabile del cavaliere, del musicista Mariano Apicella e della signora Simonetta Losi moglie del citato Mariani, era seguito il secondo “no” all’istanza di ricusazione del nuovo collegio giudicante, la strada si è naturalmente aperta verso la sentenza finale. .

Nel corso della sua requisitoria il pubblico ministero aveva proposto di applicare una condanna a 4 anni sia per Berlusconi che per il pianista Mariani, nonostante il collegio difensivo avesse provato che i bonifici erogati al musicista erano semplicemente il frutto del legittimo compenso per le sue prestazioni artistiche e non una regalia corruttiva.

L’iter dell’inutile quanto farraginoso processo che è servito più che altro a sputtanare l’immagine pubblica dell’ex primo ministro aveva vivacchiato tra richieste di rinvii per le condizioni di salute di Berlusconi e solleciti per periziare lo stato fisico e mentale dello stesso indagato. Una pletora dei peggiori pettegolezzi rimbalzati ovunque per la gioia e la delizia dei denigratori del nemico politico.

L’esilità degli indizi sparsi nelle indagini condotte sin dentro l’uscio di un’abitazione privata qual è la villa di Arcore e l’accanimento giudiziario di una parte della magistratura politicizzata, ostile alla discesa in campo di Silvio Berlusconi, sono definitivamente crollate sotto il filo logico delle contro prove depositate dagli avvocati difensori.

Il fango ha tuttavia generato addirittura tre processi e altri sparsi lungo lo stivale. Nel primo vedeva imputato proprio l’ex premier con l’accusa di avere avuto rapporti sessuali con la giovane egiziana diversamente maggiorenne per via dell’età (risoltosi con l’assoluzione); il secondo riguardava il giornalista Emilio Fede e l’agente di spettacolo Lele Mora per avere ingaggiato le partecipanti alle serate giudicate evidentemente “orge” ad Arcore e per i due personaggi pubblici è scattata la mannaia della condanna in tutti e tre i gradi di giudizio. Infine: il «Ruby ter», per la presunta compravendita di testimoni nei vari processi finito nel nulla.

Nonostante l’ennesima assoluzione, brandelli di processi similari che assilleranno Berlusconi sono tutt’ora tenuti in piedi. Giuridicamente nessuno dovrebbe essere processato più volte per lo stesso reato, ancor di più se tale reato non si è configurato perché “il fatto non sussiste”….

Se un episodio penalmente rilevante non è maturatoo…se un reato non è stato consumato… se il fondatore della Fininvest e di Mediaset, è oggi destinatario dell’ennesima assoluzione (ed era ben evidente che Berlusconi non avesse mai utilizzato danaro pubblico, o usufruito di luoghi pubblici statali, per offrire cene o allo scopo di circondarsi di artisti, compagnie femminili e comunque di persone a lui gradite), è necessario che la “persecuzione giudiziaria” cessi immediatamente per compensare il danno temporale arrecato alla reputazione e quindi restituire bricioli di serenità illegalmente espropriata all’ultraottantenne ex premier.

Riccardo Colao

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