Tuesday, December 7, 2021
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Braglia imbriglia il match e al Barbera spunta il pareggio

Un’atmosfera tesa alla lettura delle formazioni; quella dei lupi d’Irpinia tutti passati sotto un silenzio glaciale, interrotto solo quando lo speaker ha pronunciato il nome del loro allenatore: Braglia è stato letteralmente seppellito da una valanga di fischi. Nessuno dei diecimila presenti sugli spalti ha dimenticato le sue parole di fuoco contro Filippi e quella manata in faccia ad Accardi, alla fine della partita di andata dei play off dell’anno scorso. Ma alla fine il coach dei lupi si porta via un punto


di Benvenuto Caminiti per il Quotidiano l’Italiano

Una bella partita, un pareggio giusto, due squadre ben allenate: tutto si può dire di questo Palermo-Avellino tranne che i quasi diecimila del “Barbera” si siano annoiati.

Una bella cornice di folla e lo Stadio che finalmente torna ad essere il “dodicesimo uomo in campo”, come “declama” lo striscione esposto in Curva Nord superiore dagli ultras di Fabrizio Lupo, che oggi, dopo la lunga protesta contro l’obbligo del green pass, sono tornati al loro posto per.. far quello che gli compete: tifare dl primo all’ultimo istante.

Un’atmosfera tesa subito alla lettura delle formazioni; quella dei lupi d’Irpinia tutti passati sotto un silenzio glaciale, interrotto solo quando lo speaker ha pronunciato il nome del loro allenatore: Braglia è stato letteralmente seppellito da una valanga di fischi. Nessuno dei diecimila presenti sugli spalti ha dimenticato le sue parole di fuoco contro Filippi e quella manata in faccia ad Accardi, alla fine della partita di andata dei play off dell’anno scorso.

Come dicevamo, una partita avvincente perché aspramente combattuta su ogni palla come dovesse essere sempre quella del gol vincente. Che arriva al 13’ e ha I colori suggestivi e ineguagliabili della squadra di casa: galoppata lungo la fascia sinistra di Giron, che arriva sul fondo e tenta il cross ma viene fermato in angolo. Che batte forte e teso Dall’Oglio. Sulla palla si avventa come un falco Lancini che di testa trafigge imparabilmente Forte. 1-0 per il Palermo e nel cielo cupo e denso di pioggia s’infiltra uno stupendo raggio di sole. Che vedo solo io, povero me, tifoso più che cronista e tuttavia sempre attento a non raccontar frottole ma solo la verità.

Edoardo Lancini (foto PUglia)

E la verità è che l’Avellino, mostrando la tempra forte del suo allenatore, reagisce e di corse e di rincorse s’impossessa del centrocampo, malgrado la sagacia tattica di capitan De Rose, costretto, però, all’ennesima incurione avversaria, a fare fallo da ammonizione.

E noi tutti sappiamo com’è importante “Ciccio” De Rose, col suo passo magari lento ma sempre ben cadenzato, così che sembra non esserci quando la velocità del gioco aumenta e invece c’è… Solo che, talvolta, a costo di qualche intervento troppo rude.

La furia dei lupi d’Irpinia, sortisce due colpi di fiotretto di Di Gaudio, che, da palermitano qual è, si accanisce come non mai sfoderando il meglio del suo ragguardevole repertorio  di giocatore di categoria superiore: prima impegna Pelagotti in un difficile intervento in tuffo per spazzare in corner un suo destro velenoso, poi piazza  il colpo di testa che sembra gol e invece timbra il palo interno e, di rimbalzo, finisce tra le braccia di Pelagotti.

Palermo sempre in vantaggio al riposo.

E subito, a inizio ripresa, Filippi sostituisce l’ammonito de Rose con Valente e risistema in un 4-4-2 la sua squadra. Che sembra non  accusare la mancanza del suo regista, corre di più Dall’Oglio e altrettanto fa Luperini, mentre il neo entrato Valente, dalla metà campo in su, fa il diavolo a quattro sulla fascia sinistra. Insomma, la mossa di Filippi è come una scossa che l’Avellino percepisce ma senza patirne granché. Anzi, tutt’altro, perché stringe d’assedio ancor di più la metà campo rosanero. In uno di questi affondo Doda entra male su  Di Gaudio e becca il secondo giallo:  Palermo in dieci e punizione dal limite per i ragazzi di Braglia. Batte lo specialista Aloi, giusto nell’angolino alto ma oggi Pelagotti è in grande spolvero e schiaffa via quella palla dall’incrocio di pali.

In inferiorità numerica il Palermo soffre e allora Filippi inserisce un incontrista come Odjer per l’attaccante Fella e così mette una diga a metà campo, là dove l’Avellino la stava facendo da padrone. Insomma, pur in dieci  I rosa sembrano in grado di conservare il vantaggio, anche perché per fallo da ultimo uomo su Valente, al 65’, l’arbitro espelle Rizzo, ristabilendo la parità numerica delle due squadre. A questo punto per il Palermo sembra fatta ma ci pensa Peretti (appena subentrato a Silipo (ottima la prova dell’ex primavera della Roma) a spegnerne I sogni di Gloria: commette un banalissimo fallo da rigore su Plescia (altro palermitano col dente avvelenato) e il  penalty viene trasformato da Tito con un secco diagonale nell’angolino: Pelagotti intuisce .si getta in tuffo  ma può solo sfiorare. 

Peccato, ma onestamente, non solo da cronista ma anche da tifoso, nulla  da recriminare: Il Palermo ha affrontato un degno avversario che alla fine ha meritato il pareggio.

Palermo-Avellino 1-1: 14′ Lancini-77′ rig. Tito

IL TABELLINO DI PALERMO AVELLINO

PALERMO (3-4-2-1): Pelagotti; Doda, Buttaro, Lancini, Giron; Luperini, De Rose (46′ Valente), Dall’Oglio (75′ Crivello); Silipo (61′ Peretti), Fella; Brunori. A disp.: Massolo, Marong, Almici, Mannina, Mauthe, Dall’Oglio, Floriano, Soleri, Corona. All. Filippi.

AVELLINO (3-4-2-1): Forte; Silvestri (84′ Bove), Dossena, Micovschi (73′ Mignanelli); Rizzo, Aloi (73′ D’Angelo), De Francesco (46′ Matera), Tito; Kanoute, Di Gaudio; Gagliano (46′ Plescia). A disp.: Pane, Pizzella, Sbraga, Carriero, Mastalli, Messina, Maniero. All. Braglia.

ARBITRO: Moriconi di Roma (Lattanzi-Ceolin).

MARCATORI: 14′ Lancini, 77′ rig. Tito

NOTE: ammoniti: De Rose, Dossena, Doda, Fella, Soleri, Silvestri. Espulsi: al 58′ Doda per doppio giallo, al 65′ Rizzo per fallo da ultimo uomo

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