Tuesday, December 7, 2021
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Napoli dedica una statua a ricordo del “Pibe de Oro”: Maradona “nun te scuordamme ‘cchiù!”

Un mito che nella storia del calcio non ha uguali, perché nessun popolo ha amato, adorato, delirato per qualcuno come i napoletani per Maradona. Nemmeno brasiliani per Pelè, “O Rey”, o i nordirlandesi per George Best, che pure molto somigliò al “pibe de oro”, in campo e nella vita. Breve e tempestosa come quella di Maradona, con gli eccessi, i vizi e i peccati dei cosiddetti “uomini a perdere”, capaci, però, di riscattarsi sul loro campo d’azione e mandare in visibilio il pubblico.


di Benvenuto Caminiti (Redazione sportiva) per il Quotidiano l’Italiano

NAPOLI – Ad un anno dalla sua morte la città di Napoli commemora Diego Armando Maradona come si fa con un eroe, con un santo; insomma, con chi si è amato senza limiti e per il quale si prova ancora, forte e profondo, un sentimento ai giorni nostri un po’ démodé: LA GRATITUDINE.

Oggi pomeriggio nel piazzale antistante gli ingressi del settore “distinti” dello stadio San Paolo/Diego Armando Maradona, è stata scoperta la statua col suo volto, opera dell’artista Domenico Sepe. La cerimonia si è svolta alla presenza dell’assessore allo sport, Emanuela Ferrante, alla viabilità, Edoardo Cosenza e alla legalità, Antonio De Jesu. Insomma, alla presenza della città nel senso della sua municipalità più importante; alla presenza  anche del suo primogenito, Diego Armando Maradona jr, e di alcuni dei compagni di squadra di  quel Napoli che, lui protagonista assoluto, vinse  lo scudetto e la Coppa Uefa.

Dopo avergli dedicato lo Stadio, già il giorno dopo la sua scomparsa, Napoli e i napoletani vogliono sentire sempre vicino il loro mito: ed ecco la statua, il suo volto fuso nel bronzo, la capigliatura folta, lo sguardo guerriero inondato dalla gloria. Quella terrena, s’intende, perché quell’altra non era di sua pertinenza: genio e sregolatezza fuse insieme in un calciatore che era anche un artista, un funambolo, un fantasista strepitoso, l’unico giocatore in grado di decidere da solo le sorti di una partita. Basti pensare ai Mondiali del Messico, per gli almanacchi vinti dall’ Argentina, in pratica vinti da lui, che nel match contro l’ “odiata” Inghilterra realizzò quello che è considerato nell’universo intero (non solo calcistico)  il GOL PIU’ BELLO di tutti i tempi.

La statua che riproduce le movenze di Diego Armando Maradona

Ho parlato di amore senza confini per non peccare di eccessiva enfasi ma in realtà avrei dovuto parlare di adorazione, perché dire che i napoletani lo amano è riduttivo, stregati come sono ormai da quasi quarant’anni dal mito-Maradona. 

Un mito che nella storia del calcio non ha uguali, perché nessun popolo ha amato, adorato, delirato per qualcuno come i napoletani per Maradona. Nemmeno brasiliani per Pelè, “O Rey”, o i nordirlandesi per George Best, che pure molto somigliò al “pibe de oro”, in campo e nella vita. Breve e tempestosa come quella di Maradona, con gli eccessi, i vizi e i peccati dei cosiddetti “uomini a perdere”, capaci, però, di riscattarsi sul loro campo  d’azione e mandare in visibilio il pubblico.

Napoli è Napoli, nel senso che è unica, perché non é soltanto una città ma è un mondo a sé, che fa storia a sé, che vive una vita a sé, che esaspera tutto nel bene  e nel male. E così i napoletani: non sono assimilabili a nessun altra etnia (per usare un termine ampolloso, ma che esprime bene il concetto) . Loro sono un popolo a parte, con una filosofia di vita a parte. Un popolo che s’inventa la vita ogni giorno e pur assillato ogni giorno come (se non di più) ogni altro popolo di questa nostra amata penisola, non si piange mai addosso e trova sempre, anche nelle situazioni più esasperate, il modo di cavarsela.

Voglio dire che uno come Maradona, intendo non solo l’artista-calciatore ma anche l’uomo, solo a Napoli poteva toccare ( e far toccare) il cielo con un dito: i due – Maradona e il napoletano – scoprirono presto di essere… gemelli: nella frenesia smodata di prendersi la vita così come viene e magari piegarla a loro piacimento tutte le volte che sembra deragliare altrove.

Benvenuto Caminiti

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