Thursday, May 19, 2022
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Miracolo a Baltimora? Trapiantato un cuore di maiale ad un uomo: è il primo intervento di questo genere effettuato al mondo

È successo pochi giorni fa, a Baltimora, negli Stati Uniti d’America, quello che alcuni hanno definito il miracolo di Baltimora. A salvare la vita dell’uomo sono stati i medici della University of Maryland School of Medicine, coordinati dal chirurgo Bartley Griffith.


di Romano Scaramuzzino per il Quotidiano l’Italiano

REDAZIONE LOMBARDA – Ha 57anni, di nazionalità americana, affetto da una grave malattia cardiaca, e si chiama David Bennett, il primo essere umano ad essere stato sottoposto ad uno xenotrapianto (ovvero un trapianto da una specie diversa da quella del destinatario), ricevendo il cuore di un maiale geneticamente modificato.

È successo pochi giorni fa, a Baltimora, negli Stati Uniti d’America, quello che alcuni hanno definito il miracolo di Baltimora.

A salvare la vita dell’uomo sono stati i medici della University of Maryland School of Medicine, coordinati dal chirurgo Bartley Griffith.

“Crea il battito, crea la pressione, è il suo cuore”, ha detto il dottor Griffith. Proseguendo, poi, “funziona e sembra normale ma non sappiamo cosa succederà domani, non è mai stato fatto prima”.

Non c’era alternativa, se voleva vivere Bennett, visto che era inidoneo ad un trapianto tradizionale. Da segnale, al di là dell’eccezionalità della notizia che riportiamo, la lunga lista di persone che muoiono in attesa di ricevere un organo.

David Bennett è vivo in virtù di un uso compassionevole della procedura, leggiamo.

Ma a complicare la situazione, delicata già di per sé, è stata Leslie Shumaker, sorella di Edward Shumaker.

La donna, infatti, ha denunciato in diretta, durante il programma Today di Radio 4, che la figlia l’avrebbe avvisata che Bennett non sarebbe altro che colui che accoltellò, nel 1988, alla schiena, il fratello Edward (quest’ultimo, a seguito dell’aggressione, scatenata per motivi di gelosia, rimase inizialmente paralizzato, per poi morire, a causa di un ictus, nel 2007).

Per questo reato Bennett fu condannato a dieci anni di carcere.

“Non è un eroe e un pionere”, proclama Leslie, aggiungendo che eroi sono i medici che l’hanno salvato.

Si aggiunge, allora, alle domande sull’etica di questi interventi, se i criminali siano soggetti ai quali dare quest’opportunità di salvezza, prediligendo, magari, altri individui che non hanno commesso reati gravi.

Ma il giornale online The Conversation riporta ciò che afferma la guida de “Us organ transplatantion” e cioè che “lo status di prigioniero non dovrebbe precludere a qualcuno la possibilità di un trapianto”.

Prosegue Dominic Wilkinson, l’autore dell’articolo pubblicato sul quotidiano sopra citato, che una delle ragioni di ciò deriva da un principio etico fondamentale nell’assistenza medica: che il trattamento dovrebbe essere assegnato in modo equo. I medici non sono qualificati per distinguere ‘peccatori dai santi’, né pensiamo che dovrebbero decidere quali pazienti sono più meritevoli”.

Tutto questo mentre in Italia, ultimamente, siamo al corrente di notizie che ci informano di pazienti non vaccinati per il Covid-19, che vengono respinti da alcuni ospedali e strutture sanitarie sia per la cura che per gli interventi.

E se chi scrive si pone problemi etici vari e normali su questo tipo di operazioni, senza giudicare né la scienza né il paziente, visto che di mezzo c’è la vita di quest’ultimo, con una sua scelta individuale, di certo incomincia a credere, in riferimento a ciò che accade nella sanità e politica italiana, che il cuore di un maiale porti a considerazioni che alcuni cuori umani non fanno.

Romano Scaramuzzino

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