Wednesday, September 28, 2022
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Il processo contro la “‘ndrangheta” si trasforma nel tiro al …Pittelli

Intanto, nel collegio difensivo di Pittelli è entrato Giandomenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere Penali italiane, che affianca gli avvocati Salvatore Staiano e Guido Contestabile.
Il “caso Pittelli” è diventato ormai il caso mediatico-giudiziario più importante di Italia. Ma, attenzione! Non per la gravità delle accuse, che sono minori e non suffragate da prove solide, ma per l’inusitata ferocia della persecuzione messa in campo da una giustizia drogata di sensazionalismo.


dalla Redazione Catanzarese del Quotidiano l’Italiano

CATANZARO – Dopo l’emissione di tantissimo fumo ci attendevamo un po’ di arrosto dagli esiti dell’indagine che ha prodotto il confezionamento del mega processo “Rinascita Scott” … A qualche annetto di distanza dal clamoroso lancio orchestrato sotto l’abile regia degli “addetti stampa” della Procura, con la partecipazione di ignari organi di informazione usufruttuari delle veline della parte inquirente, e di fatto “grancassa” verso l’opinione pubblica distratta da altri temi, nulla di concreto è ancora emerso al punto da giustificare le premesse con cui si prospettavano eventi che avrebbero fatto impallidire il processo a Cosa Nostra istruito dai giudici Falcone e Borsellino.
Al Maxiprocesso di Palermo (denominazione che fu data, a livello giornalistico, all’evento celebrato nel capoluogo siciliano per crimini di mafia (contro Cosa nostra), tra cui omicidio, traffico di stupefacenti, estorsione, associazione mafiosa e altra roba, in primo grado gli imputati erano 475 (poi ridotti a 460), con circa 200 avvocati difensori. Il “primo grado” si concluse con pesanti condanne: 19 ergastoli e 2665 anni di reclusione. Tali sentenze furono poi quasi tutte confermate fino alla Cassazione. A quanto se ne sappia ancora oggi, quando ci si riferisce al maxiprocesso palermitano, si parla del più grande processo penale mai celebrato al mondo. Durò dal 10 febbraio 1986 al 30 gennaio 1992 (giorno della sentenza finale della Corte di Cassazione). Tuttavia spesso per maxiprocesso si intende il solo processo di primo grado, che si concluse il 16 dicembre 1987, quindi per una durata di circa 22 mesi complessivi.
La Procura catanzarese – nelle intenzioni e nei proclami – avrebbe voluto surclassare i dati appena descritti spostando l’asticella verso il record dei record nelle aule giudiziarie penali.
A conti fatti, però, qualcosa non è andata per il verso giusto. A mano a mano che “Rinascita Scott” procede, all’interno dell’aula bunker (costruita con dispendi a cui non seguirà alcun recupero in termini economici per lo Stato), cresce il vuoto fra i banchi della stampa. La pubblica opinione non riesce a vedere in questa inchiesta il grande momento liberatorio è catartico che le era stato promesso. Lo scontro tra accusa e difesa non offre motivo di richiamo se non quando a farne le spese è l’avvocato ed ex senatore della Repubblica, Giancarlo Pittelli. Ed è per questo, forse, che Gratteri non molla la sua preziosa preda. Anche se la difesa smonta pazientemente, ad una ad una, le accuse.
Praticamente l’indagine e il processo che avrebbero dovuto portare alla sbarra “i capi della ‘ndrangheta” di alcune tra le aree calabresi esposte al fenomeno, si accende quando le luci dei riflettori convergono sull’immagine del sessantanovenne incensurato, costituzionalmente innocente, accusato di “concorso esterno in associazione mafiosa”, avvocato penalista che, per il solo fatto di aver accettato la difesa professionale “dei suoi clienti”, si è ritrovato più volte in cella proprio come uno di loro… Non si capisce bene come potrebbe Giancarlo Pittellireiterare” il “concorso esterno” visto che tra “carcerazione preventiva” e quella domiciliare ha trascorso oltre 28 mesi privo della libertà personale, con l’assurdo impedimento a potersi difendere come avrebbe potuto. Non si comprende bene per quale ragione mentre tanti “uomini d’onore”, boss e “’ndranghetisti” possano essere processati standosene ai domiciliari, l’avv. Giancarlo Pittelli debba “espiare” l’attesa della sentenza in cella!

L’enorme aula bunker si presenta quasi sempre vuota nel corso delle udienze

Per comprendere quello che sta accadendo abbiamo offerto il microfono al dott. Enrico Seta, coordinatore del Movimento per la Libertà di Giancarlo Pittelli che insieme ad un manipolo di amici dell’ex senatore, sta combattendo una strenua battaglia di opinione a difesa dei cittadini che si trovano in situazioni kafkiane proprio come questa vissuta dal penalista.
Alle immagini dell’aula bunker di Lamezia deserta, al disinteresse della stampa nazionale che non riesce proprio a vedere nel Procuratore di Catanzaro il nuovo Falcone, fa da contraltare l’inasprimento delle misure contro Giancarlo Pittelli e iniziative come la strana perquisizione della GDF a casa della famiglia, perquisizione dalla quale non è sortito nulla e grazie alla quale non è stato sequestrato alcun materiale compromettente. Oltretutto la vicenda per cui è stata richiesta la perquisizione è estranea al processo e riguarda un finanziamento pubblico ottenuto per dare vita ad una iniziativa immobiliare…

Il dott. Enrico Seta Coordinatore del Comitato Pro Libertà per Pittelli

Aggiunge Seta: “Alla presentazione da parte della difesa di una motivata istanza di scarcerazione che dimostra con prove documentali l’insussistenza dell’unico indizio di un “concorso esterno” del Pittelli alla consorteria criminale (emerso dopo cinque anni di intercettazioni), corrisponde – da parte della Procura – la richiesta di inusitata ferocia – di tradurre di nuovo Pittelli, un uomo incensurato, di settant’anni e in condizione precarie di salute, in un Supercarcere. É molto forte l’impressione che questa asprezza non sia che la copertura di pecche originarie dell’inchiesta che ha precipitosamente collocato Giancarlo Pittelli al centro di un teorema fumoso e destinato a sgonfiarsi, nel quale l’unico elemento mediaticamente interessante è la straordinaria persecuzione in atto contro un imputato, ancora in attesa di giudizio
Tre ore di perquisizione … il domicilio familiare a soqquadro è messo sottosopra. Lo stato morale e psicologico facilmente immaginabile di Giancarlo e della moglie Ketty… La DDA ha fatto ricorso a metodologie che il senatore Andreotti suggeriva contro i propri avversari quando le cose a suo parere meritavano di essere “ammorbidite”. Come sempre persino la stampa locale, debitamente informata e istruita, ha dato notizia, a perquisizione ancora in corso”.
L’ex deputato napoletano Amedeo Laboccetta (Polo Sud), appresa la notizia, ha parlato di “Ennesimo siluro della Dda di Catanzaro per affondare Giancarlo Pittelli e la sua famiglia. L’assedio per demolire un grande penalista italiano, che da circa tre anni è vittima di una profonda ingiustizia, continua pesantemente. Una persecuzione – aggiunge – che da tempo ha superato ogni limite e decenza.
Al termine della perquisizione il Comitato Pro Pittelli, ha diramato il seguente comunicato ripreso dalla stampa nazionale e non: “La Guardia di Finanza di Catanzaro ha effettuato una perquisizione nell’abitazione di Giancarlo Pittelli nell’ambito delle indagini per la presunta bancarotta fraudolenta di una societa’ alberghiera (AT alberghiera) che si è conclusa senza che siano emersi documenti o prove da sequestrare, quindi con un nulla di fatto”. “…la richiesta, di inusitata ferocia, di tradurre di nuovo in un supercarcere – continua il comunicato – un uomo incensurato, di settant’anni e in condizione precarie di salute“.
Intanto, nel collegio difensivo di Pittelli è entrato Giandomenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere Penali italiane, che affianca gli avvocati Salvatore Staiano e Guido Contestabile.
Il “caso Pittelli” è diventato ormai il caso mediatico-giudiziario più importante di Italia. Ma, attenzione! Non per la gravità delle accuse, che sono minori e non suffragate da prove solide, ma per l’inusitata ferocia della persecuzione messa in campo da una giustizia drogata di sensazionalismo.

Dal canto nostro una sola, semplice e finale considerazione: “se innocente chi pagherà i danni patiti dal Pitelli e dalla sua famiglia?”…

Gratteri – Pittelli … alla fine del processo uno dei due personaggi avrà sicuramente ragione

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