Monday, August 8, 2022
Quotidiano Nazionale Indipendente


L’Italia è ancora una repubblica fondata sul lavoro?

Cambiamo l’articolo uno togliendo la parola lavoro, magari al suo posto andrebbe meglio: l’Italia è una repubblica democratica fondata sulla disoccupazione (che serve come serbatoio di voti). Oppure, altra proposta: l’Italia è una repubblica democratica fondata sulla mancanza di serietà e sui problemi irrisolti. Quando si parla di sistema paese si fa riferimento alle infrastrutture, al fatturato delle imprese, all’occupazione e soprattutto alla produzione, infatti la parolina magica è PIL (prodotto interno lordo).


di Nicola Mongiardo per il Quotidiano l’Italiano

Siamo così tanto abituati e assuefatti agli incidenti mortali sul posto di lavoro che quasi non ci facciamo più caso e forse le discussioni (inutili) in televisione servono a riempire le nostre ore di riposo quotidiane proprio come le immagini e i filmati che giungono da ogni dove del mondo che parlano della guerra o del cataclisma di turno. Raramente rammentiamo i nomi e cognomi delle vittime, tuttavia è impossibile ricordare 1.404 nomi, questo il numero delle persone venute a mancare a causa di incidenti sul posto di lavoro, è il dato del 2021.

L’ultimo nome da aggiungere al mesto elenco è quello di Fabio Palotti di anni 39, ascensorista morto nella tromba di una degli ascensori della Farnesina, cioè del Ministero degli Esteri e mentre scrivo questo articolo apprendo di un operaio catanzarese anch’esso morto lavorando.

Il problema principale del lavoro è il lavoro stesso ed io propongo di eliminare questo termine dalla Costituzione, serve un radicale cambio culturale e mentale, ma all’orizzonte vedo sempre la stessa immobilità e lentezza che rende la debolezza il punto più forte e radicato nel nostro sistema paese.

Lavoro in Italia significa trafila burocratica infinita fatta di scartoffie, oggi accompagnate da sistemi informatici che, insieme, non fanno altro che citare leggi su leggi, decreti, ordinanze, direttive comunitarie, un “mercatino giuridico” che rimane però lettera morta quando si parla di fare le cose per bene.

Ebbene sì, lettera morta o presa in giro perché manca un elemento essenziale e fondamentale: la serietà. Senza di essa è tempo perso legiferare per creare un diritto del lavoro da paese modello, ci dimentichiamo che siamo noi esseri umani non solo i destinatari delle norme, ma i primi a doverli rispettare non tanto per senso civico che ormai non esiste da decenni, ma per amore di noi stessi e del prossimo (se mai ne siamo capaci).

La Farnesina è una sede istituzionale, ci sono politici, funzionari, tecnici, onorevoli ministri, ebbene se anche in questi luoghi avvengono fatti incresciosi come la morte di un operaio, allora possiamo sbandierare ai quattro venti (sarebbe ora di farlo) che l’Italia non è un paese serio.

L’Italia è il paese dei balocchi, della pizza e mandolino, del “mangia-mangia”, di inutili santi e navigatori stronzi (vedi Cristoforo Colombo), è il paese delle raccomandazioni (specialmente politiche) che mettono in ridicolo la meritocrazia e chi è preparato non gli resta che fare le valigie per andare all’estero.

L’Italia è il paese dei leccaculi che a furia di consumarsi le papille gustative alla fine riusciranno a fare i “porta borsa” di qualche pesce grosso, sono i nostri quaquaraquà in giacca e cravatta che mantengono l’Italia in uno stato di immobilismo, in un pantano dove le leggi affondano nel fango o in questo caso sono ricoperte con la terra usata per seppellire le vittime sul lavoro.

Serietà è verificare, certificare, migliorare di continuo, investire in sicurezza e obbligare a fare corsi di sicurezza sul lavoro (seri), ci vorrebbe una patente a punti (seria) per le aziende inserendo questi e altri parametri (sempre seri). Invece no, il nostro è il paese del piangi e dimentica, del domani è un altro giorno e si vedrà, del non si poteva fare niente, è il paese delle leggi che occupano tomi voluminosi, ma che a conti fatti restano carta straccia. 

Per questo chiedo di cambiare l’articolo uno togliendo la parola lavoro, magari al suo posto andrebbe meglio: l’Italia è una repubblica democratica fondata sulla disoccupazione (che serve come serbatoio di voti). Oppure, altra proposta: l’Italia è una repubblica democratica fondata sulla mancanza di serietà e sui problemi irrisolti. Quando si parla di sistema paese si fa riferimento alle infrastrutture, al fatturato delle imprese, all’occupazione e soprattutto alla produzione, infatti la parolina magica è PIL (prodotto interno lordo).

Peccato che quando si valuti il sistema paese non si fa alcun accenno ai veri fondamentali di una società, quelli quali la serietà, l’affidabilità, la meritocrazia, la preparazione, la cultura, la voglia di fare e cambiare, questi sono i fattori importanti che fanno la vera differenza e l’Italia non ha queste cose nel suo PIL o comunque è difficile fare emergere queste belle cose dal pantano della mediocrità istituzionalizzata.

Ci sono costituzioni di paesi non democratici quali la Russia o altre dittature che contengono praticamente gli stessi principi e le stesse parole delle costituzioni di paesi liberi come il nostro. Questa è la dimostrazione che un termine o una intera carta costituzionale è lettera morta se manca l’impegno e la serietà nel realizzare in ogni istante della nostra vita i principi in essa contenuti, altrimenti oltre al danno abbiamo la beffa e quest’ultima la possiamo evitare eliminando la parola lavoro dalla Costituzione (almeno questo).

Nicola Mongiardo

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