Thursday, October 6, 2022
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Nicolas Pieroni: “’Dolce oblio’, la mia prima raccolta, rappresenta la voglia di rialzarsi e di rifiorire”.

Nel leggere “Dolce Oblio”, la raccolta esordio di Nicolas Pieroni, ci si imbatte in versi condivisibilmente malinconici, soprattutto, per la lontananza della donna-oggetto d’amore del poeta; così come si incontrano parole che entrano dentro e che sono capaci di riecheggiare interiormente lasciando un sapore agro-dolce in grado di colpire il lettore in modo pressocché indelebile. L’intervista all’autore.


di Clelia Moscariello – Rubrica L’Angolo di Clelia

Nel leggere “Dolce Oblio”, la raccolta esordio di Nicolas Pieroni, ci si imbatte in versi condivisibilmente malinconici, soprattutto, per la lontananza della donna-oggetto d’amore del poeta; così come si incontrano parole che entrano dentro e che sono capaci di riecheggiare interiormente lasciando un sapore agro-dolce in grado di colpire il lettore in modo pressocché indelebile. L’intervista all’autore.

Leggendo “Dolce Oblio”, la sua raccolta di poesie, si ha l’impressione di fare un salto nel passato, di tornare al periodo dei “poeti maledetti”, eppure, a lui, Nicolas Pieroni, l’autore della raccolta, non piace essere descritto in questo modo. Nicolas, in effetti, si sente più “decadente” che “maledetto” e va bene così, probabilmente, perché in fondo, pur promettendo benissimo e pur possedendo un talento visibile e percepibile immediatamente ed a distanza di mille miglia, Nicolas di anni, invece, ne ha appena ventitré e la sua raccolta, malgrado ciò, dimostra già, invece, una consistente maturità stilistica, una grande introspezione, oltre ad una profonda consapevolezza, aspetti che si abbinano ad un linguaggio e ad una forma espressiva scevri dalla retorica,  così come da ogni cliché.

La cover di Dolce Oblio

Nel Leggere “Dolce Oblio” è possibile anche imbattersi in versi condivisibilmente malinconici, soprattutto, per la lontananza della donna-oggetto d’amore del poeta; così come è verosimile, sfogliando la raccolta, che si incontrino parole, che entrano dentro e che sono capaci di riecheggiare interiormente lasciando un sapore agro-dolce, in grado di colpire il lettore in modo pressocché indelebile.

Ho deciso, così, di intervistare l’autore di questa piccola e fresca perla del panorama letterario italiano. Ho posto qualche domanda allora a Nicolas Pieroni, che ha dimostrato di avere, secondo il mio parere, oltre alla stoffa ed alla bravura nel percorso professionale che ha scelto per sé, anche una grande determinazione unita ad una insolita lucidità, tratti entrambi a  dir poco sorprendenti per la sua giovane età.

  1. Ciao Nicolas, quanto è difficile essere un giovane autore nell’epoca contemporanea?

Da quando ho iniziato a scrivere mi sono sempre sentito estraneo al periodo corrente, quindi, questo immenso peso riguardo questa cosa non lo sento per nulla”.

  •  Cosa significa “Dolce Oblio” e cosa rappresenta per te questa raccolta?

 “’Dolce oblio’, la mia prima raccolta, rappresenta la voglia di rialzarsi e di rifiorire. L’ho scritta in un periodo molto buio e cupo della mia vita, in un periodo di distruzione e autodistruzione emotiva. È stata un’ancora di salvezza, mi ha aiutato a sfogarmi e a trasferire il mio dolore dal mio cuore alle righe dei miei versi”.

  • Nicolas, la tua è stata definita “poesia maledetta e decadente”, ti ci ritrovi in questa definizione che ha dato di te il critico letterario Stefano Bardi?

Non ho mai pensato alla mia poesia associata ad un termine come ‘maledetta’, magari persone esterne possono vederla in questo modo ma io, soggettivamente per l’appunto, non ci ho mai trovato assonanze. Per quanto riguarda ‘decadente’, invece, senza dubbio, le mie poesie e i miei versi hanno del decadente”.

  • Ti piace la poesia maledetta? Quali sono i tuoi riferimenti in tale ambito?

Si mi piace molto, Rimbaud è diciamo il mio preferito perché è sempre riuscito a cogliere l’essenza profonda della realtà, ma non disdegno Baudelaire come anche Verlaine e gli altri poeti. Tutti questi hanno reso la poesia nell’Ottocento uno stile di vita provocatorio, trasgressivo, autodistruttivo e asociale, rivoluzionando completamente l’idea iniziale che si aveva di essa, mi sono sempre ispirato a questo senso di dissociazione che avevano anche loro, uscire dalle righe.”

  • Sei iscritto al movimento “Rinascimento Poetico”, parlaci di questa corrente artistica. Cosa si propone?  

“Il movimento è stato fortemente voluto dal poeta Paolo Gambi, l’obbiettivo è quello di fare arrivare la poesia a più persone possibili senza farle perdere l’essenza”.

  • Cosa ti ha inspirato e ti ha portato a scrivere “Dolce Oblio”?

La distanza a quel tempo della ragazza che amo, quel senso di malessere interiore e di solitudine mi ha ispirato e mi ha permesso di scrivere molto anche riguardo il tema romantico. Come ho detto inizialmente, ciò che mi ha permesso di scrivere è stato quel periodo buio, dovuto anche a questa cosa della distanza di un amore che in quel momento non potevo raggiungere perché limitato fisicamente”.

  • In “Dolce Oblio” è possibile leggere: “Vado cercando sogno dove vi è solo sonno, musica dove vi è solo rumore. Come tutti i veri poeti danzo un liscio con l’emozioni lasciando da parte la vita”. Ti senti un poeta anche in questo aspetto Nicolas? Nel ritrovarsi talvolta nell’oblio come facevano i bohémiennes?

“Certamente. Credo che il poeta si trovi nel mezzo, nel vuoto e appunto nell’oblio. Ho avuto molte cadute emotive nella mia vita che mi hanno spinto in questo cratere stracolmo di un miscuglio di emozioni, l’importante è sfruttare queste cadute per renderle una valvola di sfogo e non solo, anche un modo per esprimersi agli altri, questo è ciò che hanno sempre fatto gli artisti, i poeti, i musicisti… La condanna dell’artista è anche la sua stessa sofferenza”.

  • La poesia a cui sei più legato nella raccolta “Dolce Oblio” e come mai?

“Se poi pioverà sui prati del tuo cuore, corri da me ti aspetterò paziente come un albero fa con le stagioni”. Il mio legame con questa poesia è semplice, racchiude l’essenza pura della mia poesia e del mio fare poesia?

  • Cosa vuoi fare da grande?

“Vorrei campare con i miei versi o almeno essere riconosciuto per essi”.

  1. Confessaci un tuo sogno nel cassetto….

“Il mio sogno nel cassetto È che un domani a scuola studino le mie poesie, ma considerata l’epoca la vedo dura” …

Nicolas Pieroni

Infiniti Ringraziamenti

Clelia Moscariello

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