Saturday, October 1, 2022
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Online, avere od essere? Da un pensiero di Paola Ciccarelli, una riflessione del nostro Scaramuzzino

L’autrice scrive “che, nelle homepage dei vari social, vedo passare ripetutamente, lo stesso contenuto, condiviso in loop anche da professionisti che, della creatività, ne hanno fatto il loro lavoro. E per carità, se un contenuto vale, è giusto che diventi virale, ma non tutti i contenuti meritano di diventarlo”. Continua, la Ciccarelli, affermando, riferendosi proprio ai tecnici della comunicazione, che “a volte, il silenzio vale più di una manciata di like ricevuti sull’onda del sentimento popolare. Essere a corto di idee ci può stare, ma in quel caso, forse, non sarebbe meglio non pubblicare nulla?”.


di Romano Scaramuzzino per il Quotidiano l’Italiano

Anch’io ho uno spazio personale sul web ed ogni tanto clicco sul report del sito per vedere referral, query ed altri dati inerenti ai post che pubblico sul mio Blog.

Personalmente provengo da quella “generazione” di blogger che hanno vissuto, nei primi anni del 2000, il boom, la moda di quelli che all’epoca venivano chiamati semplicemente diari online.

Partenendo dal presupposto che quasi tutti eravamo, in quel periodo, dei blogger amatoriali, è da specificare, pure, che alcuni dei suoi “autori” avevano già alle spalle esperienze di scritture (perlopiù cartacee) altri, invece, erano dei veri e propri neofiti della scrittura. Ma, naturalmente, c’era spazio per tutti e per ogni genere di contenuti. Poi, nella cosiddetta blogosfera,nacque spontaneamente (anche spontaneamente, nda) una specie di classifica, che non disprezzava chi non era ai suoi vertici, dove venivano citati i blog più famosi che venivano contraddistinti per la qualità dei loro contenuti ma anche per la loro capacità di interagire con altri blogger.

Poi, con il tempo, i blog hanno ceduto il passo ai social network, tra i primi Facebook e quel mondo della scrittura online è cambiato ma non alcuni comportamenti dei suoi responsabili.

Tra questi la voglia di visibilità, il piacere di vedere più like possibili sui propri post o video, pubblicati sulle varie piattaforme social. Una gratificazione che se va a discapito della qualità di ciò che viene presentato è veramente penoso.

Ma attenzione, a questa “tentazione”, tutti ci possiamo cascare. Ma, in fin dei conti, è anche vero che questa è una “seduzione” facilmente gestibile.

Stamattina, sono stato piacevolmente colpito da un post di Paola Ciccarelli, social media manager, pubblicato su Linkedin (social che regolarmente, ahimè, trascuro), dal titolo “Distinguiamoci! O estinguiamoci!”.

Nella foto Paola Ciccarelli, social media manager.

L’autrice scrive “che, nelle homepage dei vari social, vedo passare ripetutamente, lo stesso contenuto, condiviso in loop anche da professionisti che, della creatività, ne hanno fatto il loro lavoro. E per carità, se un contenuto vale, è giusto che diventi virale, ma non tutti i contenuti meritano di diventarlo”. Continua, la Ciccarelli, affermando, riferendosi proprio ai tecnici della comunicazione, che a volte, il silenzio vale più di una manciata di like ricevuti sull’onda del sentimento popolare. Essere a corto di idee ci può stare, ma in quel caso, forse, non sarebbe meglio non pubblicare nulla?”.

Ecco, in linea generale, partendo dall’utente medio a quello specialmente professionale o quasi professionale, dei social e non (in quest’ultimo caso faccio rifermento a quelle testate giornalistiche online che con il loro clickbait cercano miserevolmente di attirare il maggior numero di “visitatori” ai loro articoli), sono assolutamente d’accordo con Paola Ciccarelli quando dichiara che sarebbe più opportuno non condividere nulla piuttosto che cercare un consenso popolare con contenuti poco creativi e quindi originali.

Conclude, la social media manager, con “Allora, chiudo con una citazione di Riccardo Scandellari che, a proposito di brand (ma vale per tutti), dice “siate Unici, non Migliori”!

Chiudo quest’articolo con una mia ulteriore considerazione. Se è legittimo, anche con sane strategie di web marketing e di comunicazione, cercare di migliorare le proprie legittime aspirazioni professionali e no, nel campo della scrittura online e della varia informazione, se è anche opportuno e doveroso condividere contenuti di una certa qualità, credo che, sicuramente, rispetto all’avere (like, “visite” numerosi sui propri siti, eccetera) sia più importante “l’essere”.

Quell’essere caratterizzato da argomenti, se possibile, innovativi ed inediti. Anche per mantenere la propria autenticità, il “piacere a sé stessi” e non ad una triste e momentanea notorietà.

Romano Scaramuzzino

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