Sunday, August 14, 2022
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Sulle spalle dei giganti l’insegnamento di Pittaco da questo filosofo greco un’istruzione per alcuni politicanti italiani contemporanei

Da Pittaco a Luigi Di Maio, infatti, il passo non è breve, ma considerando quello che l’ex grillino scrisse nel gennaio del 2017: “Se vieni eletto con il Movimento 5 Stelle e scopri di non essere d’accordo con la sua linea, hai tutto il diritto di cambiare forza politica. Ma ti dimetti, torni a casa ti fai rieleggere, combattendo le tue battaglie. Chi cambia casacca, tenendosi la poltrona, dimostra di tenere a cuore solo il suo status, il proprio stipendio e la propria carica. Non so voi, ma a me piace l’art.180 della Costituzione del Portogallo: <>”, questo “confronto” si ritiene opportuno ed istruttivo.


di Romano Scaramuzzino per il Quotidiano l’Italiano

BERGAMO – Pittaco, considerato uno dei sette sapienti ovvero quegli uomini ritenuti esempi di sapienza e saggezza dell’antica Grecia, combatté contro Frinone, campione olimpico di Pancrazio, antico sport da combattimento greco. Nonostante l’ovvia disparità fisica ed atletica tra i due, Pittacco affrontò Frinone perché spinto dal dovere dato che la città dell’atleta del Pancrazio e cioè Atene, era in guerra contro un’altra città, Mitilene, paese di Pittaco. Conflitto, questo, nato per conquistare una regione, Achilleo.

Le due città decisero, però, di non spargere sangue inutilmente ma di affidare le sorti della guerra al combattimento tra Pittaco e Frinone, che avrebbero rappresentato le due comunità.

Pittaco, busto presso il Louvre di Parigi

Vinse Pittaco che con una rete che teneva nascosta sotto lo scudo, avvolse il suo avversario, uccidendolo. Mitilene fu, quindi, affidata alla cura del suo eroe che la governò per dieci anni, migliorando la costituzione politica della città. Dopodiché Pittaco, dato che a lui non interessava il privilegio, lasciò il potere.

Stiamo parlando di un gigante e passare alla realtà attuale di alcuni politicanti italiani è veramente imbarazzante ma necessario.

Da Pittaco a Luigi Di Maio, infatti, il passo non è breve, ma considerando quello che l’ex grillino scrisse nel gennaio del 2017: “Se vieni eletto con il Movimento 5 Stelle e scopri di non essere d’accordo con la sua linea, hai tutto il diritto di cambiare forza politica. Ma ti dimetti, torni a casa ti fai rieleggere, combattendo le tue battaglie. Chi cambia casacca, tenendosi la poltrona, dimostra di tenere a cuore solo il suo status, il proprio stipendio e la propria carica. Non so voi, ma a me piace l’art.180 della Costituzione del Portogallo: <<Perdono il mandato i Deputati che s’iscrivono a un partito diverso da quello per cui erano stati eletti>>”, questo “confronto” si ritiene opportuno ed istruttivo.

L’ex grillino Giggino Di Mazio. Tra un anno potrebbe ritrovarsi anche ex ministro e pure ex parlamentare in carico. Come dire: dalle Stelle (5) alle stalle!

Infatti, se Pittaco, dopo aver svolto il suo mandato, fieramente si dimise, Di Maio si offende da solo, tradendo quei principi che all’epoca sbandierava per poi tradirli. Infatti, dopo aver abbandonato il Movimento con il quale è stato eletto, ha pensato bene di non tornare a casa (principio che, come abbiamo visto, aveva affermato)ma di rimanere al potere creando un nuovo gruppo parlamentare.

Se politicanti come Di Maio, nella nostra povera Patria, non mancano, allora il paragone tra il gigante Pittaco e il nano Di Maio, rappresentante di altri nani, risulta sempre più sgradevole.

Romano Scaramuzzino

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