Thursday, October 6, 2022
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Calcio Serie B. Il Palermo ne segna 2 ma ne becca 3 in casa dall’Ascoli

La squadra di Bucchi impera al Barbera e Gondo manda i rosanero al fondo. “Il rammarico che non mi dà pace, da tifoso e non solo, è che il “suo” Palermo Corini poteva metterlo in campo almeno sin dal primo minuto del secondo tempo”.


di Benvenuto Caminiti per il Quotidiano l’Italiano

PALERMO – La disfatta di ieri sera del Palermo l’ho subita con lo stesso amaro stupore, di chi non crede ai propri occhi mentre assiste ad una serie di eventi che non solo gli procurano un male insopportabile ma gli danno la bruttissima sensazione di avere le traveggole.

Sì, forse, la sto facendo troppo lunga ma io non sono un cronista, io non racconto fatti e cose già visti e rivisti in tv e in streaming; io sono un essere umano tarato da una “malattia”, che però è l’unico toccasana contro la vecchiaia e la fine di tutto: la passione smisurata, direi sterminata, per i colori rosanero. Una “malattia” che mi prese oltre settant’anni fa quando entrai per la prima volta alla “Favorita” (si chiamava così il “Barbera”) vidi gli ultimi venti minuti di Palermo-Torino, il GRANDE TORINO di Valentino Mazzola, pochi mesi dopo scomparso nella tragedia di Superga. Ero un bambino di otto anni, quando, a venti minuti dalla fine della partita, aprirono il portone centrale e, come tutti gli altri senza biglietto, entrai anch’io: il Palermo perdeva 2-0.

Ero così piccolo e vedevo solo teste e ombrelli (pioveva a dirotto), così mi arrampicai sulle spalle di un ragazzotto alto e forte e FINALMENTE su quel prato ch’era stato verde ed era diventato una poltiglia di acqua e fango, io vidi le maglie rosanero del Palermo. Nei venti minuti in cui sugli spalti c’ero anch’io, il Palermo prima  accorciò con Milani e poi in extremis pareggiò con Pavesi. Sembrò un miracolo, e io mi convinsi che c’entravo qualcosa anch’io. Normale, quindi, che da quel primo impatto col rosanero restassi folgorato a vita.

Tornando alla “lezione” impartitaci dall’Ascoli, dico subito che ieri la partita l’ha vinta Bucchi  e l’ha persa Corini, ed è questo il dettaglio che mi fa più male: stimo così tanto il mister bresciano che non  riesco a capacitarmi del perché abbia tardato così tanto a fare i cambi: 11’ del secondo tempo, solo sul 3-1 per l’Ascoli, a partita ormai seriamente compromessa.

Sì, posso capire che  all’inizio abbia messo in campo la stessa squadra di Baldini, che si era ben comportata contro Perugia e Bari ma ieri in panchina erano già pronti i neo acquisti e, almeno dopo il secondo gol di Gondo, Corini sarebbe dovuto intervenire, anche drasticamente:  era evidente, anzi lapalissiano,  infatti, che con quella difesa e quel centrocampo non solo l’Ascoli ma qualsiasi altra buona squadra di B avrebbe passeggiato come ha fatto la compagine diretta da Bucchi.

Invece, Corini nella ripresa ha ripresentato lo stesso Palermo e per cambiarlo ha aspettato il terzo  gol di Gondo, che ieri sembrava CR7 dei bei tempi, e invece è solo un buon centravanti, fisicamente dotato, che ha velocità e spiccato senso del gol. Insomma, si perdeva con due gol di scarto in casa, davanti ad un pubblico ruggente, che spingeva come più sarebbe stato impossibile la propria squadra verso la vittoria e Corini sembrava … non essersene reso conto. E Dio sa quanto mi costi scrivere queste cose per la stima  (e la gratitudine) che nutro verso l’ex capitano rosanero, che nel 2003/04 guidò da condottiero invincibile la fantastica cavalcata che , dopo oltre trent’anni, riportò in serie A il Palermo.

Con gli innesti dal 56’ di Di Mariano, Segre e Stulac e, poi (63’) di Bettella (per Lancini) il Palermo ha cambiato completamente faccia: non più velleitario in attacco e inconsistente a centrocampo, ma aggressivo e manovriero nell’uno e nell’altro reparto, con radicale  spostamento in avanti del baricentro: pur  non al massimo della condizione, si è intravista la regia di Stulac  e ammirati  gli inserimenti di Segre, nonché gli scatti e i cambi di velocità lungo l’out di sinistra di Di Mariano. Insomma, si è visto, sia pure per troppo poco tempo e a sprazzi, quello che sarà il Palermo di Corini: una squadra schierata per dominare a centrocampo, fonte di gioco propositivo per il trio d’attacco e, soprattutto, filtro essenziale a protezione della difesa.

Infatti dal loro ingresso in poi, l’Ascoli ha badato solo a palleggiare e… perdere tempo, perché umilmente Bucchi ha capito di avere davanti un altro avversario, e si è regolato di conseguenza. E, tuttavia, il Palermo nei trenta minuti finali ha dominato la scena, ha accorciato con Segre e, nel recupero,  ha sfiorato il pareggio con una stoccata a filo d’erba dai trenta metri di Stulac.

Il rammarico che non mi dà pace, da tifoso e non  solo, è che il “suo” Palermo Corini poteva metterlo in campo almeno sin dal primo minuto del secondo tempo.  

Il gol di Segre che ha illuso i paermitani

Palermo-Ascoli 2-3: 36′ Brunori, 63′ Segre -27′, 45’+5, 52′ Gondo 

IL TABELLINO

PALERMO (4-2-3-1):Pigliacelli; Buttaro, Nedelcearu, Lancini (63′ Bettella), Crivello (56′ Di Mariano); Broh (56′ Stulac), Damiani (56′ Segre); Elia, Floriano (82′ Stoppa), Valente; Brunori. A disp.: Massolo, Grotta, Doda, Pierozzi, Peretti, Somma, Soleri. All. Corini.

ASCOLI (4-3-3): Leali; Donati, Botteghin, Bellusci (85′ Simic), Falasco; Collocolo (73′ Eramo), Buchel, Caligara; Lungoyi (53′ Falzerano), Gondo (73′ Dionisi), Bidaoui. A disp.: Guarna, Giordano, Quaranta, Salvi, Saric, Fontana, Giovane, Ciciretti. All. Bucchi.

ARBITRO: Minelli di Varese (Bottegoni-Miniutti); IV UFFICIALE: Catanoso di Reggio Calabria. VAR-AVAR: Rapuano-Marchi.

MARCATORI: 27′, 45’+5, 52′ Gondo, 36′ Brunori, 63′ Segre

NOTE: ammoniti Crivello, Gondo, Donati. Espulso all’89’ Valente per doppia ammonizione. Spettatori circa 23.000.

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