Saturday, October 1, 2022
Quotidiano Nazionale Indipendente


Filarmonica romana: Le due sorelle

Una commedia fatta di personaggi piccoli e comuni, sensibili e fragili: non a caso due attrici; persone cioè che già vivono una posizione precaria per costituzione, fatta di spostamenti fisici e soprattutto mentali, adesioni caratteriali ed emotive a situazioni drammatiche o comiche, felici o disperate ma comunque diverse, altre.


di Mary Maria Mazza per il Quotidiano l’Italiano

ROMA – Laura Lattuada e Sarah Bianchi sono le protagoniste di “Le due sorelle” di Alberto Bassetti, in scena domenica quattro settembre per la rassegna “I soliti del teatro alla Filarmonica Romana. Lattuada – Strabioli – Biacchi. La scommessa è stata quella di riuscire a parlarne in modo non cronachistico, ma apparentemente lieve, delicato (anche visivamente: ecco uno dei perché della scena rigorosamente spoglia), senza minimalismo ma anche senza urla. Una commedia fatta di personaggi piccoli e comuni, sensibili e fragili: non a caso due attrici; persone cioè che già vivono una posizione precaria per costituzione, fatta di spostamenti fisici e soprattutto mentali, adesioni caratteriali ed emotive a situazioni drammatiche o comiche, felici o disperate ma comunque diverse, altre. Così, quello cui assistiamo potrebbe essere un gioco, dettato dal carattere menzognero di una delle due sorelle, o realmente una situazione estrema, scaturita dall’amore e ancor più dall’ingenuità sperduta ed insicura di Susanna, da cui sembra possibile uscire col più devastante dei rimedi… Francesca, la sorella così diversa da lei, ricettiva e vibratile come la corda di un violino, accetta con spirito cechoviano questo triste destino, o davvero crede che non si tratti d’altro che dell’ennesimo scherzo della melodrammatica ‘Susy’? A ciascuno la propria personale risposta.     

Lattuada – Strabioli – Biacchi

Ma perché Cechov? Citato come un tormentone da Francesca che sogna quegl’impareggiabili ruoli femminili, non figura certo perché si parla di sorelle, né per la mia personale predilezione: ma proprio per la sua peculiare, straordinaria capacità di essere sobrio, accessibile e naturale pur parlando sempre del grande tragico quotidiano; mostrandoci l’aspetto più terribile, quello comune ed ordinario del “male di vivere”: in modo sofferto ma stemperato nella superficie da quel comico/tragicomico che riproduce così impietosamente la vita com’è! Perciò, questa commedia è un tentativo di parlare “controcorrente” di un argomento doloroso di cui mi sembra troppo facile parlare dolorosamente. Se la drammaticità arriverà allo spettatore pur tra le pieghe di battute e situazioni capaci magari di suscitare il riso (o meglio uno chapliniano sorriso), il risultato sarà stato quello desiderato. Memore, come sono, dell’insegnamento nietzschiano: “Ciò che è profondo vola sulle ali di una farfalla”.

                                                                                           Mary Maria Mazza

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