Tuesday, September 27, 2022
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Catanzaro: “Don Carlo Davoli non ti vogliamo!”. Scoppia il caso del prete non gradito a Pontegrande

Il popoloso quartiere a nord del Capoluogo di Regione non è Brescello, come già specificato non si trova in Emilia e Romagna e non fa parte dei racconti scritti da Giovannino Guareschi. Tuttavia, Pontegrande, ha iniziato ad avere a che fare con una storia molto simile a quella narrata dal grande autore che creò la serie di Don Camillo e il sindaco Peppone, poi approdata sul grande schermo grazie alle figure di Fernandel (pseudonimo di Fernand-Joseph-Désiré Contandin) e Gino Cervi. E’ “scontro verbale” aperto tra chi non gradisce più l’opera pastorale del prete contestato


dalla Redazione Catanzarese del Quotidiano l’Italiano

CATANZARO – Pontegrande, popoloso quartiere a nord del Capoluogo di Regione della Calabria, non è Brescello, come già specificato non si trova in Emilia e Romagna e non fa parte dei racconti scritti da Giovannino Guareschi. Tuttavia, Pontegrande, ha iniziato ad avere a che fare con una storia molto simile a quella narrata dal grande autore che creò la serie di Don Camillo e il sindaco Peppone, poi approdata sul grande schermo grazie alle figure di Fernandel (pseudonimo di Fernand-Joseph-Désiré Contandin) e Gino Cervi.

Nulla di politico, nulla che faccia pensare a rapporti tesi tra il neo sindaco comunista al sole che incassa, legittimamente, stipendi in stile Briatore e se ne va in giro narrando che “tutto va ben madama la marchesa” e il parroco del rione. Per farla breve e per far comprendere ai lettori la problematica possiamo affermare, senza alcun dubbio, che è sorta, da qualche tempo, una specie di diatriba, di contesa tra Don Carlo Davoli – parroco della “Parrocchia Maria Santissima delle Grazie” e una larga parte dei fedeli.

Le accuse. Secondo le voci raccolte dal cronista, nel corso dell’inchiesta condotta sul loco nel corso della quale è stato offerto il microfono a più abitanti di Pontegrande, Don Carlo consentirebbe l’accesso alla Chiesa, posta sulla via principale della zona, unicamente nel tempo in cui le porte restano aperte per la celebrazione della Santa Messa. Inoltre il sacerdote non mostrerebbe alcun interesse a sviluppare i rapporti con i giovani per insegnar loro il catechismo, non sarebbe incline a dialogare con i fedeli coltivando e allargando quel bisogno di interloquire con una figura capace di approfondire e trasmettere spiritualità. Secondo altri pareri le sue omelie risulterebbero piuttosto fredde e distaccate anche dalle reali esigenze di chi magari si aspetterebbe maggior calore umano e cristiano.

Alcuni hanno lamentato e documentato come persino i matrimoni e i funerali si siano diradati per l’evidente disagio che si è creato tra il prete e le famiglie sempre meno disposte a sopportare conclusioni che nel corso di cerimonie come quelle matrimoniali o funerarie dovrebbero rappresentare nella gioia e nel dolore momenti di raccoglimento e di spiritualità e non certo motivo di polemiche o di atteggiamenti a dir poco “distratti“.

Don Carlo Davoli in una tipica posa ieratica nel corso di una sua omelia

Don Carlo, pur apparentemente giovane, non è certo un “pivellino” nel suo ministero. Nativo di Uria ha esercitato nelle parrocchie di Piterà e di San Pietro Magisano, da dove secondo taluni intervistati, sarebbe stato poi “dirottato” dalla curia in quel di Pontegrande.

Lo abbiamo accolto con affetto e con calore quando è giunto il momento di accomiatarci dal mai dimenticato Don Antonio, oggi purtroppo scomparso – protesta uno dei tanti cittadini accorsi dopo l’invito pubblico diramato da Elio Scarpino, un gigante che di professione lavora come elettricista all’interno del Cimitero catanzarese, dal carattere sanguigno e dal profilo di boxeur – Sono nove anni che lui è qui con la comunità di Pontegrande. Lo abbiamo sopportato finché abbiamo potuto ma ora la situazione si è fatta insostenibile. Nel periodo agostano abbiamo trovato un cartello davanti al portone della parrocchia con su scritto. “CHIUSO PER FERIE”. Mi chiedo e chiedo anche all’Arcivescovo Maniago come sia possibile che un luogo religioso possa essere serrato ai fedeli con una simile motivazione?“.

Elio Scarpino, il cittadino di Pontegrande che si è reso promotore e animatore della singolare protesta ha assunto virtualmente i panni di Peppone contro Don Camillo. Nell’immagine mostra la cover della popolare rivista “i Catanzaresi” su cui, nel prossimo numero, verrà ancor di più approfondita la vicenda di Don Carlo e Pontegrande

La delusione, la rabbia, la protesta sale e assume quasi i connotati di una rivolta popolare. Pacifica, contenuta nel linguaggio ma pur sempre una protesta che dovrebbe in qualche modo attirare l’attenzione dei vertici locali della Curia, sempre attenta alle esigenze dei fedeli.

Don Carlo non ama i fiori… dice sempre che è meglio spendere i soldi per produrre opere di bene che quasi sempre significano “dare danaro alla parrocchia” – sibila un giovanotto, con vistosi tatuaggi sulle braccia, che è nato qui ma lavora a Londra e ritorna spesso durante le feste comandate – “Più volte l’ho ascoltato nelle sue omelie profferire parole discriminanti nei riguardi dei gay e comunque le sue omelie non hanno alcun riferimento alle esigenze del nostro quartiere… solo chiacchiere e considerazioni astratte…

Per non parlare poi delle luminarie” – gli strappa il microfono e prende la parola un ragazzo con tanto di pizzetto, che lo ragguagliano a uno dei personaggi storici risorgimentali – “Ha inteso far installare un palo ogni trenta metri molto poco ricco di lampadine in perfetto stile austerity… Eppure il comitato della Festa aveva raccolto ben 9.500 euro e alla fine i rappresentanti che ne hanno fatto parte hanno dovuto sborsare un altro migliaio di euro per compensare il disavanzo. Lui (Don Carlo) ha dichiarato: “Se volete le luminarie dovete provvedere a pagarle, a sostenere le spese” e così la festa quest’anno a settembre, la festa che avrebbe dovuto scrivere la parola fine ai due anni di pandemia in cui non è stato possibile svolgerla, si è trascinata in una specie di mortorio visivo. Abbiamo vissuto una celebrazione con tanto di banda musicale, di complesso le cui spese sono state affrontate con il ricavato raccolto dal Comitato ma sicuramente in tono minore rispetto al passato e anche questo non è andato giù a tutti noi. Non si possono accettare frasi come questa: “Se volete la bella festa dovete mettere le mani in tasca”. “.

Nell’immagine che ritrae un momento della festa a Pontegrande è possibile scorgere sulla destra uno dei pali luminarie che hanno sostituito le belle arcate a tutta strada. Un modo per festeggiare la prossima austerity in materia di energia elettrica? E’ quel che si chiedono i fedeli del quartiere a nord della città catanzarese delusi per il clima “al risparmio”

Non esiste dialogo tra i fedeli e questo prete – riaccende la fiamma della polemica Elio Scarpino che da solo si è reso anticipatore di una protesta popolare con una serie di post al vetriolo apparsi sui social – “Sono state giornate di battute e risposte con tante persone… dopo le critiche e le polemiche declamate dal parroco di Pontegrande sul Palco posto davanti alla chiesa e soprattutto davanti alla Madonna…una scena che ha fatto adirare tantissimi fedeli… e in questi giorni mai sono arrivate le scuse.. anche stasera con l’arrivo del giornalista del Quotidiano l’Italiano che ha cercato di interagire con il parroco… la risposta? …lui deve rendere conto solo al Vescovo non alla comunità… roba veramente imbarazzante è aggiungo io VERGOGNOSA….ma voglio gridargli in faccia: in che mondo vivi…se tu non interagisci con la comunità… al vescovo che gliene frega?… certamente anche questo comportamento… verrà portato a testimonianza davanti alla curia….lui ancora insiste di avere le carte in regola…e di conseguenza si dovrebbe andare da lui in secrestia….ma quando mai…e sempre il pastore che si reca incontro al gregge… personalmente quando dico che questo soggetto non svolge bene i suoi compiti … dico poco.. perché è anche di più…cari amici di questa comunità…io ho mantenuto quel che avevo promesso magari mi sono anche creato l’antipatia di alcuni soggetti a lui vicino …ma ho la coscienza a posto”.

La difesa. Ad onore del vero abbiamo incontrato anche un personaggio che non condivide questa “rivolta“. E’ il signor Peppino Bisantis, uomo di fede, di cultura e di grande umanità. Nella sua lunga attività ha sovente organizzato pellegrinaggi (addirittura cento) e viaggi della speranza, oltre a convegni sulla famiglia. Insomma proprio quello che si può definire un “sant’uomo” e un buon parrocchiano.

Ho cercato di spiegare a Don Carlo che – a mio modesto avviso possiede teologicamente tutte le carte in regola per essere un ottimo sacerdote – come dovrebbe affrontare con spirito pacifico la sua missione e andare tra la gente per accogliere e non per respingere. A mio modo gli ho anche ricordato l’esempio di Padre Pio nel vedere atteggiamenti lascivi e poco convenienti per una frequentazione del tempio di Dio. San Pio diceva chiaramente che se avesse potuto avrebbe “tagliato” metaforicamente gli arti scoperti alle donne e agli uomini che si recano in chiesa con costumi non consoni, Don Carlo pare faccia di tutto per non essere gradito ai fedeli e quest’andazzo ha provocato l’esodo di tanti concittadini che cambiano chiesa sia per le celebrazioni di battesimi, di cresime, di comunioni e di funerali. Per me che sono credente è un dispiacere”.

Giuseppe Bisantis favorevole alla linea del dialogo

“L’imputato”. Abbiamo così ritenuto, per ovvie ragioni di rispetto e di professionalità giornalistica, dopo aver raccolto le testimonianze su citate di concedere lo stesso microfono a Don Carlo Davoli il quale sul sagrato della Parrocchia pur ringraziando per l’opportunità ci ha testualmente dichiarato, alla presenza di testimoni, che “Io non devo rispondere alle domande dei giornalisti, ma per la mia attività rispondo solo al Vescovo”. Poi però entrando nel discorso ha precisato: “I parrocchiani forse ignorano che sulla nostra chiesa gravita un mutuo di circa 580 euro mensili riferibili alle somme erogate e spese per la ristrutturazione e dalle offerte si recuperano a mala pena 180 euro mensili. La differenza va in qualche maniera colmata“.

L’abbiamo incalzato ribadendo che se i fedeli accorressero tra i banchi in maniera maggiore anche le offerte potrebbero lievitare…

Guardi se vuole conoscere meglio il mio operato chieda pure il parere alle signore, ai fedeli che mi attendono in chiesa per la celebrazione della messa o informi i pontegrandesi che sono disponibilissimo ad ascoltarli nel luogo deputato che è e rimane la sacrestia“.

Don Carlo, parroco di Pontegrande, colto mentre ascolta una delle sue parrocchiane smentendo la voce che non sia disponibile al dialogo con i fedeli

Giuseppe Bisantis che è tra coloro che, in qualche modo, tendono per la linea morbida prova a sollecitarlo: “Don Carlo si tratta solo di collaborare con i fedeli e di ascoltare le loro richieste, nulla di più… dal dialogo nasce sempre la possibilità di proseguire insieme sulla strada migliore…“.

Ma Don Carlo che ha parcheggiato la sua Opel grigia metallizzata, che riflette i raggi del sole pomeridiano che volge al tramonto come un “carro grato alla benevolenza degli dei“, si regola il colletto “modello clergyman” della camicia, stringe, con una mano il manico della sua borsa in pelle e poi prosegue, accennando un saluto, verso l’interno della chiesa dedicata alla “Maria Santissima delle Grazie“. Mancano pochi minuti alle 18 e lui deve giustamente celebrare la messa vespertina e, almeno in questo, desidera essere puntuale e non soggetto a reclami. Dentro lo attendono una ventina di donne anziane che recitano il Rosario con l’aggiunta di un paio di giovani donne che lo assistono nei lavori burocratici in sacrestia.

Come andrà a finire questa vicenda che Guareschi avrebbe sicuramente meglio narrato divertendosi e divertendo i lettori? Non sappiamo se l’Arcivescovo Metropolita Claudio Maniago, sarà altrettanto lieto di leggere le righe del “conflitto popolare; tuttavia siamo certi che “vox populi vox dei” (la voce del popolo è la voce di Dio) e che lui saprà ascoltarla e trovare una soluzione che possa restituire ai cittadini di Pontegrande il piacere di ritrovarsi in chiesa oltre che per le Sante Messe anche per tutte le altre funzioni a cui essa e deputata, e nel contempo trovare per Don Carlo le parole giuste o (in alternativa) un luogo ancor più giusto dove egli possa meglio servire la sua missione pastorale.

Per il momento, ma solo per il momento, è tutto e da Pontegrande di Catanzaro restituiamo la parola a chiunque vorrà trovare spazio per partecipare, rispondere, integrare, criticare il nostro articolo!

Don Carlo Davoli assieme ai Re Magi nella chiesa di Piterà dove svolgeva le medesime funzioni prima del trasferimento in quella di Pontegrande

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