Saturday, October 1, 2022
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Cosenza: posta in vendita la casa di campagna del leader socialista Giacomo Mancini

Il prezzo di acquisto è inferiore a quello richiesto per un’anonima villetta al mare, un po’ di più di un quadrilocale in semi-periferia… E allora ci chiediamo che bisogno c’era di alienare qualcosa che rappresenta molto per la storia della Calabria e dei Calabresi?


dalla Redazione Calabrese del Quotidiano l’Italiano

di Ivan Trigona

COSENZA – “Un altro sacrario di memorie e di idee, un altro luogo di politica e di cultura vissuta, un altro monumento storico, sfigurato dalla indifferenza e dalla dimenticanza“. Questo il commento di chi ha avuto modo di conoscere Giacomo Mancini e la sua storia politica e familiare.

Per poi subito dopo chiedere: “Possibile che non ci sia un’amministrazione comunale, un’associazione, un cittadino o un gruppo di cittadini di buona volontà che, rispettando il nome di Giacomo Mancini, la sua storia e la storia della Calabria, acquisti questa casa e la restituisca alla comunità?“.

Il prezzo di acquisto è inferiore a quello richiesto per un’anonima villetta al mare, un po’ di più di un quadrilocale in semi-periferia… E allora ci chiediamo che bisogno c’era di alienare qualcosa che rappresenta molto per la storia della Calabria e dei Calabresi?

La vista esterna della casa di campagna appartenuta all’on. Giacomo Mancini

Giacomo Mancini era nato a Consenza il 21 aprile del 1916 ed è scomparso nella sua città natale l’8 aprile del 2002 alla soglia del compimento del suo 86esimo compleanno. E’ stato un grande politico italiano, esponente di promo piano del Partito Socialista Italiano, segretario nazionale dello stesso organismo politico, sindaco di Cosenza e Ministro dei Lavori Pubblici e di altri dicasteri importanti.

Avvocato, antifascista, figlio di Pietro Mancini, uno dei fondatori del PSI, nel 1944 entrò a far parte dell’organizzazione militare clandestina a Roma. Dopo la liberazione, rientrato a Cosenza, diventò segretario, fino al 1947, della locale federazione socialista e membro della direzione nazionale del partito fino al 1948. Consigliere comunale di Cosenza dal 1946 al 1952, alla Camera entrò nel 1948, con 26 000 voti di preferenza, eletto nelle liste del Fronte Democratico Popolare: ci restò per dieci legislature.

Nel gennaio del 1953 venne eletto segretario regionale del PSI. Nel 1956, all’indomani della repressione sovietica della rivoluzione ungherese, le strade dei socialisti e dei comunisti si separarono e Mancini fu chiamato da Pietro Nenni a occuparsi dell’organizzazione del PSI.

Autonomista, nenniano, uomo di governo nel centrosinistra, fu Ministro della sanità nel primo governo Moro e Ministro dei Lavori pubblici nel secondo e terzo governo Moro e nel primo governo Rumor, diventando poi Ministro degli Interventi straordinari nel Mezzogiorno nel quinto governo Rumor. Da ministro della Sanità impose tra l’altro l’introduzione del vaccino antipolio Sabin.

Da ministro dei Lavori pubblici realizzò l’autostrada Salerno-Reggio Calabria e fu durissimo verso gli speculatori dopo la frana di Agrigento del 1966[2]. Consapevole di non disporre di tempi tecnici per poter varare una riforma organica della legge urbanistica del 1942, portò in Parlamento un disegno di legge che, facendo da “ponte” all’auspicata riforma urbanistica, introduceva nella normativa in vigore una serie di disposizioni all’avanguardia (repressione dell’abusivismo, standard urbanistici, obbligatorietà dei piani urbanistici, eccetera). Fu così che nacque la legge 6 agosto 1967 n. 765, detta “legge-ponte”: essa fu il risultato della tenacia di Giacomo Mancini contro le resistenze di numerosi settori della Democrazia Cristiana, coadiuvato dall’allora direttore generale per l’urbanistica Michele Martuscelli, principale ispiratore della nuova normativa. La legge è tuttora (2022) in vigore.

Già in questo periodo era indicato, con Riccardo Misasi, uno dei due esponenti politici di maggior rilievo in Calabria.

Diventò vicesegretario nazionale del PSI il 9 giugno del 1969. Si batté per l’unificazione tra PSI e PSDI, ma quando questa rapidamente fallì non arrestò la sua corsa e, il 23 aprile del 1970, divenne segretario del partito. Ha scritto Paolo Franchi sul Corriere:

«Durò solo un paio di anni, ma furono anni importanti. Qualcuno, più tardi, vi scorse anche una premessa, un’anticipazione della stagione di Craxi, una sorta di variante meridionale di quella politica di collaborazione sì, ma anche di competizione a muso duro con la DC che Bettino avrebbe condotto in stile milanese. Di certo Mancini non apprezzò affatto la linea del suo successore, Francesco De Martino, di cui pure era personalmente amico: né la teoria degli «equilibri più avanzati» né, tanto meno, l’idea che il compito dei socialisti fosse essenzialmente quello di favorire l’imminente compimento dell’evoluzione del PCI.»

Venire a conoscenza che la sua abitazione di campagna dove trascorse periodi di riposo e di recupero fisico sia in vendita, stringe veramente il cuore! Ci auguriamo che l’immobile possa essere acquisito da chi intende poi farne uno dei tanti luoghi della memoria dedicati ad un uomo politico che amò la sua terra e in particolare Cosenza.

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