Tuesday, April 23, 2024
Quotidiano Nazionale Indipendente


AI Act europeo – trentaquattro associazioni di imprese, autori e artisti dell’intero mondo culturale chiedono al Governo a una voce sola che l’Italia cambi posizione sul regolamento sull’Intelligenza artificiale europeo

È l’appello che trentaquattro industrie culturali e creative e associazioni hanno inviato al Governo in vista del Trilogo del 6 dicembre, che avrà all’ordine del giorno il delicato negoziato per approvare l’ Artificial Intelligence (AI) Act, il regolamento europeo che intende stabilire un quadro giuridico per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, compresa quella generativa.

Analoghi appelli sono stati firmati da associazioni francesi e tedesche.

L’obiettivo: che i tre paesi europei che si sono opposti finora a una legislazione più stringente cambino la loro posizione sul regolamento europeo.


“L’Italia sostenga le previsioni sugli obblighi di trasparenza sulle fonti di contenuti con cui sono addestrati gli algoritmi dell’intelligenza artificiale. È necessario un quadro di regole chiare ed efficaci che l’autoregolamentazione non può garantire”

di Gianfranco Simmacodalla Redazione Centrale del Quotidiano l’Italiano

ROMA – “Chiediamo con forza al Governo italiano di sostenere una regolamentazione equilibrata che, garantendo la trasparenza delle fonti, favorisca lo sviluppo delle tecnologie di intelligenza artificiale, tutelando e promuovendo al contempo la creatività umana originale e tutti i contenuti culturali del nostro Paese”.

È l’appello che trentaquattro industrie culturali e creative e associazioni hanno inviato al Governo in vista del Trilogo del 6 dicembre, che avrà all’ordine del giorno il delicato negoziato per approvare l’ Artificial Intelligence (AI) Act, il regolamento europeo che intende stabilire un quadro giuridico per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, compresa quella generativa.

Analoghi appelli sono stati firmati da associazioni francesi e tedesche.

L’obiettivo: che i tre paesi europei che si sono opposti finora a una legislazione più stringente cambino la loro posizione sul regolamento europeo.

100autori – Associazione dell’Autorialità Cinetelevisiva

ACMF – Associazione Compositori Musica per Film

AFI – Associazione Fonografici Italiani

A.G.I.C.I. – Associazione Generale Industrie Cine-audiovisive Indipendenti

AIDAC – Associazione Nazionale Dialoghisti e Adattatori Cinetelevisivi

AIE – Associazione Italiana Editori

ANAC – Associazione Nazionale Autori Cinematografici

ANART – Associazione Nazionale Autori Radiotelevisi e Teatrali

ANEM – Associazione Nazionale Editori Musicali Indipendenti

ANES – Associazione Nazionale Editoria di Settore

ANICA – Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Digitali

APA – Associazione Produttori Audiovisivi

ASSOMUSICA – Associazione di Organizzatori e Produttori Italiani di Spettacoli Musicali dal vivo

CENDIC – Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea

CONFINDUSTRIA CULTURA ITALIA

CONFINDUSTRIA RADIO TELEVISIONI – Associazione dei media televisivi e radiofonici italiani

Doc/it – Associazioni Documentaristi Italiani

EMUSA – Editori Musicali Associati

FEDERAZIONE AUT-Autori

FEM – Federazione Editori Musicali

FIEG – Federazione Italiana Editori Giornali

FIMI – Federazione Industria Musicale Italiana

ICWA – Associazione Italiana di Scrittrici e Scrittori per giovani lettori

Nuovo IMAIE – Nuovo Istituto Mutualistico Artisti Interpreti Esecutori

PMI – Produttori Musicali Indipendenti

RAAI – Registro Attrici Attori Italiani

SCF

SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori

SNS – Sindacato Nazionale Scrittori

STRADE – TRADUTTORI EDITORIALI

U.N.A. – Unione Nazionale Autori

UNCLA – Unione Nazionale Compositori, Librettisti, Autori di Musica

UNIVIDEO – Unione Italiana Editoria Audiovisiva su media digitali e online

Writers Guild Italia – Sindacato degli sceneggiatori italiani

Dopo le immagini il testo dell’Appello.

Roma – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

AI Act europeo
Appello delle industrie culturali e creative, degli autori e degli artisti.
L’Italia sostenga le previsioni sugli obblighi di trasparenza, di conservazione delle
informazioni e dell’accesso per i titolari dei diritti.
È necessario un quadro di regole chiare ed efficaci che l’autoregolamentazione non può
garantire
Roma, 4 dicembre 2023
Le organizzazioni firmatarie rappresentano imprese culturali e creative nei settori dell’audiovisivo, del
cinema, della televisione, dei servizi per la valorizzazione e tutela del patrimonio culturale, della musica,
dell’editoria libraria e giornalistica nonché diverse centinaia di migliaia di autori ed artisti interpreti che
dipendono interamente dalla loro capacità di vendere contenuti, prodotti e servizi basati sul diritto d’autore e di concedere in licenza, controllandone l’utilizzo, le opere realizzate nonché la propria voce, immagine e altri dati personali.
In questi giorni a Bruxelles è in corso un delicato negoziato per approvare l’EU AI Act, il regolamento europeo che intende stabilire un quadro giuridico per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, compresa quella generativa. È una grande opportunità per le industrie culturali e creative che deve essere regolata garantendo al contempo i diritti fondamentali della società e degli individui.
L’AI rappresenta uno straordinario progresso tecnologico con un immenso potenziale per migliorare vari
aspetti delle nostre vite, compresi quelli nei nostri settori. Tuttavia, è cruciale riconoscere che, insieme a
questi benefici, esiste un lato più oscuro di questa tecnologia. In particolare, l’IA generativa viene addestrata su grandi dataset e ingenti quantità di contenuti protetti dal diritto d’autore e che vengono spesso raccolti e copiati da internet. Essa è programmata per produrre risultati che hanno la capacità di competere con la creazione umana. Questa tecnologia comporta diversi rischi per le nostre comunità creative.
Le opere protette, le voci e le immagini vengono utilizzate senza il consenso dei titolari dei diritti per
generare nuovi contenuti. Alcuni di questi utilizzi possono ledere non solo i diritti d’autore ma anche i diritti morali e della personalità degli autori e pregiudicare la loro reputazione personale e professionale. Inoltre, c’è il rischio che il loro lavoro originale degli autori, artisti e delle imprese culturali e creative venga sostituito, costringendoli a competere con le loro repliche digitali che ne ricaverebbero ovvi vantaggi sotto diversi profili con gravi conseguenze anche economiche. Esiste anche un rischio più ampio per la società, poiché le persone potrebbero essere indotte a credere che i contenuti che incontrano – testuali, audio o audiovisivi – siano creazioni umane autentiche e veritiere, quando sono semplicemente il risultato della generazione o manipolazione dell’IA. Questo inganno può avere implicazioni di vasta portata per la diffusione di disinformazione e l’erosione della fiducia nell’autenticità dei contenuti digitali e presenta seri problemi anche sotto il profilo etico
L’IA non può svilupparsi trascurando i diritti fondamentali, come i diritti degli autori e degli interpreti, i
diritti sull’immagine e sulla personalità ed i diritti delle molteplici industrie creative e culturali che
investono per rendere possibile la creazione di opere sulle quali è legittimo aspettarsi di poter esercitare
un controllo. L’IA non dovrebbe mai essere impiegata in modi che possano ingannare il pubblico. L’AI Act
deve garantire che sia data assoluta priorità alla massima trasparenza delle fonti utilizzate per addestrarne
gli algoritmi, a favore dei creativi e delle industrie che rappresentiamo e più in generale della società
europea.
Gli obblighi previsti dovrebbero essere applicati agli sviluppatori e agli operatori di sistemi e modelli di IA
generativa a monte e a valle con particolare riferimento all’obbligo di conservare e rendere pubblicamente disponibili informazioni sufficientemente dettagliate sulle fonti, i contenuti e le opere utilizzati per l’addestramento, al fine di consentire alle parti con un interesse legittimo di determinare se e come i loro diritti siano stati lesi e di intervenire.
Questi obblighi devono essere quantomeno estesi a tutti i sistemi resi disponibili nell’UE o che generano
output utilizzati nell’UE, commerciali o non commerciali e portare alla presunzione di utilizzo in caso di
mancata osservanza consentendo agli aventi diritto di esercitare le proprie prerogative anche per la
concessione di licenze.
È cruciale riconoscere che nessuna delle protezioni basate sugli strumenti legali già esistenti nella
normativa europea ha la minima possibilità di funzionare se non vengono poste rigorose e specifiche regole di trasparenza a carico degli sviluppatori di IA generativa.
Accogliamo con favore le proposte del Parlamento Europeo di includere requisiti specifici di trasparenza per i modelli di base dell’IA, e apprezziamo lo sforzo della Presidenza spagnola nella ricerca di una soluzione equilibrata, ma è di primaria importanza potenziare ulteriormente queste tutele.
La raccolta di dati e testi per addestrare l’IA era inizialmente consentita a scopi di ricerca e analisi delle
tendenze; oggi, ciò è diventato parte integrante della creazione di contenuti: la legislazione deve riflettere
questo cambiamento nel regolare e tutelare l’uso di opere protette e dati personali.
Questi obiettivi non possono assolutamente essere raggiunti ammorbidendo la proposta votata dal
Parlamento europeo o seguendo ipotesi di autoregolamentazione.
Chiediamo con forza al Governo italiano di sostenere una regolamentazione equilibrata che, garantendo la trasparenza delle fonti, favorisca lo sviluppo delle tecnologie di intelligenza artificiale, tutelando e
promuovendo al contempo la creatività umana originale e tutti i contenuti culturali del nostro Paese.

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