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Buona la “prima” per “Il Vuoto” del regista Giovanni Carpanzano

“Quando hai davanti il vuoto, hai due possibilità: o impari a volare o cadi nel baratro” esprime qualcuno nella veste di “angelo soccorritore”. E i protagonisti al termine della vicenda decidono uno di volare e l’altro di cadere nel baratro delle convenzioni che spingono i vigliacchi a scegliere l’amore sbagliato per evitare di infrangere le forze delle ragioni sociali che si accettano in pubblico e magari si trasgrediscono in privato.

By L'Italiano , in Arte Editoriali In Evidenza Rubriche Spettacolo , at 06/10/2023

di Riccardo Colao (direttore del Quotidiano l’Italiano)

CATANZAROPresentato in anteprima assoluta, sul grande schermo di uno dei cinema ancora in attività nel centro storico del capoluogo calabrese, “Il Vuoto” opera del regista Giovanni Carpanzano non ha convinto soltanto noi ma quasi la totalità della folta platea accorsa per assistere alla proiezione di un film che – a nostro giudizio – riscuoterà sucesso a livello nazionale, persuadendo parecchie giurie ad assegnare premi per molte delle sue peculiarità che andremo a spiegare.

“Il Vuoto” non potrà essere catalogato come la “love story” che affonda il coltello nella piaga dei pregiudizi. Presentando e sviluppando l’amore universale per quello che è entra, di diritto, nell’ambito della cinematografia d’autore che può piacere persino al grande pubblico poco attento o smaliziato.

Eccellente, efficace, sapiente al punto giusto la regia, ottimale la fotografia, sublime la colonna sonora e le musiche scodellate con rara maestria, non al top le interpretazioni di alcuni deuteragonisti mentre accettabile se non condivisibile nel migliore dei gudizi, quella dei protagonisti. Un film curato nei dettagli. che – al di là delle chiacchiere da bar – (in questi casi entrano sempre principalmente nei dialoghi che galleggiano in superficie nella tranquille acque di chi è abituato a pensarla come l’uomo qualunque) potrà ricavare i frutti che merita anche sotto il profilo degli incassi al botteghino.

Impegnato al punto giusto, retto da una sceneggiatura che è al contempo la struttura portante dell’opera stessa, presenta – tra le altre figure – quella di Valentina Persia, attrice nota più che altro per la capacità istrionica di divertire il pubblico raccontando barzellette, e che invece nel ruolo di mamma di uno dei protagonisti maschili che si amano, questa volta sorprende per le qualità recitative che sono realistiche e di alto spessore.

Trama forse semplice (e del resto quando si tratta di narrare i sentimenti che cos’altro si potrebbe assemblare se non un Lui (Gianluca Galati) e una Lei (Paola Lavini), un altro Lui (Kevin Di Sole)?) ma arricchita da robuste iniezioni di trovate che lasciano scorrere davanti agli occhi degli spettatori l’iter del racconto (per certi versi autobiografico) dove il regista è sicuramente presente dietro le quinte, dietro la maschera di chi poi lascerà il paesello per cercare altrove la realizzazione professionale seguendo le proprie soggettive aspirazioni.

Un uomo – per convenzione alla quale siamo abituati – può amare una donna. Ne “Il Vuoto” si scopre, senza timori reverenziali per nessuno, che un uomo può amare un altro uomo anche se poi sceglierà di sposare la donna secondo le migliori tradizioni del “così fan tutti”.

Quando hai davanti il vuoto, hai due possibilità: o impari a volare o cadi nel baratroesprime qualcuno nella veste di “angelo soccorritore”. E i protagonistial termine della vicenda decidono uno di volare e l’altro di cadere nel baratro delle convenzioni che spingono i vigliacchi a scegliere l’amore sbagliato per evitare di infrangere le forze delle ragioni sociali che si accettano in pubblico e magari si trasgrediscono in privato.

Avremmo da ridire qualcosa sul montaggio che avrebbe potuto sicuramente essere meglio oliato al fine di consentire la fruizione armonica del metraggio cinematografico ma sono dettagli che si sopportano grazie anche alla scelta delle location e all’assemblaggio di alcune scene dal tocco vagamente “felliniano”. Non c’é nulla di pasoliniano e men che meno di provocatorio nel film di Carpanzano. E’ un lungometraggio dove gli attori se la cavano con esperienza nonostante la presenza di alcuni giovanotti di belle speranze e di un contorno di semi sconosciuti dai quali l’autore della regia riesce a trarre il meglio che gli sia possibile.

La storia de “il Vuoto” regge e si sorregge. Del resto il regista Carpanzano che non aveva contribuito, col suo impegno professionale, a partecipare a lavori che hanno ottenuto l’assegnazione del David di Donatello (vinto nel 2018 col cortometraggio “Bismillah” del regista Alessandro Grande e nel 2020 con “Inverno” di Giulio Mastromauro, ma anche grazie ai riconoscimenti ottenuti da “L’afide e la formica” con Giuseppe Fiorello protagonista per la regia di Mario Vitale), percorrendo sempre il file rouge dell’impegno sociale, è pervenuto a realizzare l’opera personale, prodotto da Indaco Film, cogliendo il centro della gravità che desiderava raggiungere cosa tutt’altro che banale.

Lodevole sotto tantissimi punti di vista il suo impegno dietro la macchina da presa. Eccellente la scelta dei tempi e delle inquadrature che puntano decisamente sui dettagli senza dimenticare i riferimenti principali. Carpanzano è riuscito laddove intendeva arrivare e cioé a trasmettere il messaggio chiaro e fin troppo esplicito: l’amore è l’amore. Non importa con chi sia condiviso o vissuto… e lo ha realizzato senza ricorrere a scene truculente o triviali… Non c’é nulla che possa rendere questo film improponibile anche nelle scuole o in qualsiasi posto dove l’ipocrisia viene invitata ad uscire. L’amore alberga nelle profondità di ogni essere vivente ed è giusto che ognuno possa esprimerlo come nasce dentro il suo cuore, nelle visceri della sua anima. Al di là degli stereotipi o delle convinzioni, “il Vuoto” affronta le tematiche omosessuali o lesbiche, o tutto ciò che può apparire “strano”, con la semplicità poetica e teatrale, perché appunto davanti al vuoto che ognuno può incontrare, nel corso della sua esistenza, deve decidere se sia arrivato il momento per imparare a volare oppure tarparsi le ali e lasciarsi cadere nella dimensione che porta tutti all’oblio della vita infelice apparentemente ben giudicata dagli altri perché affine e omologata.

Scegliere tra l’una e l’altra opportunità equivale comunque a vivere. Volli, sempre volli, fortissimamente volli è esattamente la formula che porta a realizzare i propri sogni al di là di qualsiasi vuoto…

Riccardo Colao

Il regista Giovanni Carpanzano
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