Friday, February 3, 2023
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Congo, le violenze lì consumate rammentate da Denis Mukwege Premio Nobel per la Pace 2018

Mukwege, durante la cerimonia del Premio Nobel a lui conferito, ha reso noto all’illustre platea (che certo non era ignara di determinate problematiche del popolo congolese), ma soprattutto al pubblico internazionale che solo tramite quell’informazione che avviene spesso tramite i canali non tradizionali di comunicazione ovvero i cosiddetti social, è potuta venire a conoscenza di ciò che veramente accade nel Congo.


di Romano Scaramuzzino per il Quotidiano l’Italiano

BERGAMO –

Denis Mukwege, nato a Bukawu, città della Repubblica Democratica del Congo, il 1° marzo 1955, è un medico al quale è stato assegnato, nel 2018, il Premio Nobel per la pace.

Precedentemente il Parlamento europeo, nel 2014, l’aveva insignito con il “Premio Sakharov per la libertà di pensiero”.

Specializzatosi in Francia, dopo aver studiato medicina in Burundi, in ginecologia e ostetricia presso l’Università di Angers, Mukwege ha fondato nel 1998, nella sua città natale, il “Panzi Hospital” che si occupa della cura di donne vittime di stupro, violenza che, purtroppo, è consueta nel suo Paese.

Oltre 40 mila sono le ragazze e le donne congolesi da lui curate, finora.

Mukwege è considerato il massimo esperto mondiale nella riparazione dei danni fisici e psicologici causati dalle violenze di tipo sessuale. 

Medico, in prima linea per la difesa dei diritti umani nonché pastore protestante, in occasione del Premio Nobel a lui consegnato, ha proferito, nel suo discorso, parole così vere nella loro drammaticità, che hanno toccato il cuore di tutti gli astanti.

Il Congo, in effetti, è così distante non solo geograficamente ma anche culturalmente, con la corresponsabilità di un’informazione che giunge agli italiani e non solo, in modo mediocre, tanto che molti di noi non conoscono le atrocità che avvengono in questo paese.

 Paese pieno di ricchezze naturali e minerarie come pochi altri angoli del pianeta: oro, cobalto, nichel, rame, coltan, petrolio, diamanti, ma, paradossalmente, povero, lacerato da una guerra civile, dove i cristiani sono altamente perseguitati, come leggiamo dal sito web di “Porte Aperte” (missione cristiana che aiuta e supporta i cristiani perseguitati a causa della loro fede, nda) e che riportiamo: Le donne cristiane congolesi sono vulnerabili ai rapimenti, stupri, sevizie sessuali e lavori forzati. Possono anche subire matrimoni forzati, gravidanze forzate e divorzi forzatiMentre gli uomini affrontano forme violente ed estreme di persecuzione che comprendono: mutilazioni, rapimenti, reclutamenti forzati nelle milizie, lavoro forzato, mutilazioni genitali, sventramenti e assassini brutali”.

Come dicevamo, Mukwege, durante la cerimonia del Premio Nobel a lui conferito, ha reso noto all’illustre platea (che certo non era ignara di determinate problematiche del popolo congolese), ma soprattutto al pubblico internazionale che solo tramite quell’informazione che avviene spesso tramite i canali non tradizionali di comunicazione ovvero i cosiddetti social, è potuta venire a conoscenza di ciò che veramente accade nel Congo.

Bambini sfruttati nelle miniere della Repubblica Democratica del Congo

Riteniamo opportuno riportare, quindi, parte del discorso tenuto dal medico in quell’occasione:

“Mi chiamo Denis Mukwege. Vengo da uno dei paesi più ricchi del pianeta. Eppure, il popolo del mio paese è tra i più poveri del mondo.

La realtà preoccupante è che l’abbondanza delle nostre risorse naturali – oro, coltan, cobalto e altri minerali strategici – è la causa alla radice della guerra, della violenza estrema e della povertà nella Repubblica democratica del Congo.

Amiamo le belle macchine, i gioielli e i gadget. Anch’io ho uno smartphone. Questi articoli contengono minerali che provengono dal nostro Paese. Spesso estratti in condizioni disumane da bambini, vittime di intimidazioni e violenze sessuali.

Quando guidi la tua auto elettrica; quando usi il tuo smartphone o ammiri i tuoi gioielli, prenditi un minuto per riflettere sul costo umano della produzione di questi oggetti.

In quanto consumatori, insistiamo almeno sul fatto che questi prodotti siano fabbricati nel rispetto della dignità umana.

Chiudere gli occhi su questa tragedia è complicità.

Non sono solo i responsabili della violenza a essere responsabili dei loro crimini, ma anche quelli che scelgono di guardare dall’altra parte.

Il mio Paese viene sistematicamente saccheggiato con la complicità delle persone che affermano di essere i nostri leader. Saccheggiato per il loro potere, la loro ricchezza e la loro gloria. Saccheggiato a spese di milioni di uomini, donne e bambini innocenti abbandonati in estrema povertà. Mentre i profitti dei nostri minerali finiscono nelle tasche di un’oligarchia predatrice.

Per venti anni, giorno dopo giorno, all’ospedale di Panzi, ho visto le strazianti conseguenze della cattiva gestione del Paese.

Neonati, ragazze, giovani donne, madri, nonne e anche uomini e ragazzi, crudelmente stuprati, spesso pubblicamente e collettivamente, inserendo oggetti di plastica o taglienti nei loro genitali.

Vi risparmio i dettagli.

Il popolo congolese è stato umiliato, maltrattato e massacrato per più di due decenni sotto gli occhi della comunità internazionale.

Oggi, grazie alle nuove tecnologie di informazione e di comunicazione, nessuno può dire: ‘Non lo sapevo’.

Con questo premio Nobel della pace chiamo il mondo ad essere testimone e vi esorto ad aggiungervi a noi per mettere fine a questa sofferenza che rende vergogna alla nostra umanità comune.

Gli abitanti del mio paese hanno disperatamente bisogno di pace”.

Mukwege, durante la cerimonia del Premio Nobel a lui conferito, ha reso noto all’illustre platea (che certo non era ignara di determinate problematiche del popolo congolese), ma soprattutto al pubblico internazionale che solo tramite quell’informazione che avviene spesso tramite i canali non tradizionali di comunicazione ovvero i cosiddetti social, è potuta venire a conoscenza di ciò che veramente accade nel Congo.

Siamo consapevoli che mettere mano su tutti i conflitti militari, le violenze e i soprusi che vengono perpetrati nel mondo è un’impresa titanica ma, mettere mano sulla propria coscienza per potersi dichiarare, un giorno, onesti intellettualmente e moralmente di fronte a queste problematiche, ciò è possibile oltre che doveroso.

Ai governanti spetta l’agire al popolo di essere una sentinella incorruttibile delle loro decisioni.

Romano Scaramuzzino

Testatina rossa

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