Wednesday, June 19, 2024
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Dalla Russia con timore

I servizi di sicurezza russi hanno sequestrato i passaporti sia ad alti funzionari che a imprenditori. Secondo alcuni, si teme la fuga all’estero; ufficialmente – poiché hanno pur sempre una lingua – perché potrebbero parlare


di Riccardo Scarpa per il Quotidiano l’Italiano e l’Opinione delle Libertà

ROMA – È notizia di questi giorni. I servizi di sicurezza russi hanno sequestrato i passaporti sia ad alti funzionari che a imprenditori. Secondo alcuni, si teme la fuga all’estero; ufficialmente – poiché hanno pur sempre una lingua – perché potrebbero parlare.

Cosa temono che dicano? Juri Jevich è un medico molto bravo e un sincero patriota. All’inizio del conflitto è voluto andare al fronte, per assistere i ragazzi russi che combattevano. Pare che ne abbia salvati moltissimi. Adesso ha avuto una licenza premio. Tornato in Patria, ha ritenuto come suo dovere morale con l’uso dei mezzi telematici di informazione sociale, quello di diffondere la verità: i ragazzi combattono praticamente “a mani nude”, con armi vecchie e senza alcuna istruzione. Sono comandati da ufficiali ignoranti, presuntuosi ma senza sostanza.

Le forze armate russe erano seriamente preparate solo per la parata sulla Piazza Rossa, per celebrare la vittoria ottenuta nella Seconda guerra mondiale. Pensavano di trovarsi di fronte ai reparti ucraini delle già forze armate sovietiche, pronti ad abbracciare i fratelli russi. Sappiamo che non è andata proprio così. In un video sul canale YouTube del medico campeggia una scritta in sovraimpressione: “Catastrofe nell’esercito; generali idioti, nessuno è preparato, dicendo che si sta male, non immagino manco io quanto male”. Naturalmente, è stato messo sotto processo, ma quest’ultimo va più per le lunghe rispetto ad altri, a causa della ribellione delle famiglie dei ragazzi salvati dal medico.

Tutti questi sono indici di una situazione pre-insurrezionale nella Federazione Russa. Ricordano il 1917, con una differenza, non irrilevante: la mancanza d’una forza rivoluzionaria organizzata, come furono i bolscevichi. Si sentono dichiarazioni isteriche, come quelle di Dmitrij Anatol’evič Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza. Ha dichiarato che l’Ucraina deve sparire, in quanto nessuno vede un’utilità nella sua esistenza. Queste frasi si possono spiegare solo in due modi: o un crollo di nervi, o la volontà di capeggiare i “falchi” in un eventuale crisi di regime. Sono tutti indici di una possibile guerra civile imminente, tamponata dalla classe dirigente, “ripopolando” la Siberia, secondo uno schema ricorrente da molto tempo, già descritto da Jules Verne in alcuni brani del suo Michele Strogoff.

A questo punto, le Forze Armate ucraine potrebbero dare la spallata verso il caos se, con tutte le armi e l’addestramento ricevuti dagli occidentali, procedessero con successo alla controffensiva. Per l’Ucraina, il momento sarebbe adesso. Sempre che non si disperdano, da cretini, in un’assurda guerra di religione interna. Il Governo ha mandato un vecchio ateista dell’epoca sovietica a levare, con dei camion, icone e oggetti sacri dalla cattedrale di Kiev, per trasformarla in un asilo nido. Il sacerdote si è parato sulla porta con la croce nella mano. Il vecchio militante comunista l’ha strappata, per buttarla a terra. È crollato lui, morto. Esame autoptico: infarto fulminante. Ringraziamo l’Ucraina anche per questa dimostrazione dell’esistenza di Dio, ma ora basta. Pensi a combattere il nemico terreno.

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