Wednesday, December 7, 2022
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Eutanasia. Pro Vita Famiglia: Stato non uccida ma dia cure

Il caso delle Marche è l’ennesima conseguenza di una sentenza scellerata della Corte Costituzionale, che – nel 2019 – ha aperto le porte al suicidio assistito come via più “facile”, per di più con una forte e ingiustificata componente soggettiva, per risolvere il problema delle sofferenze delle persone malate, fragili o anziane!


di Ivan Trigona per il Quotidiano l’Italiano

ROMA – «Il caso delle Marche è l’ennesima conseguenza di una sentenza scellerata della Corte Costituzionale, che – nel 2019 – ha aperto le porte al suicidio assistito come via più “facile”, per di più con una forte e ingiustificata componente soggettiva, per risolvere il problema delle sofferenze delle persone malate, fragili o anziane!

Non entriamo nel merito del dramma del signor Ridolfi, ma questa ennesima decisione del Comitato Etico della Regione Marche è un drammatico campanello d’allarme per il Paese.

Uno Stato civile non può uccidere, non può eliminare chi soffre trattandolo come uno scarto.

Una Politica degna di questo nome deve fare di tutto per incentivare e far progredire le cure palliative e l’accesso ad esse, affinché chi soffre possa lenire il proprio dolore e cercare di eliminare le proprie sofferenze e non, al contrario, chiedere di essere eliminato perché non trova nel suo Paese e nella medicina nessuna mano d’aiuto!», così Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia Onlus.

«Il caso delle Marche è l’ennesima conseguenza di una sentenza scellerata della Corte Costituzionale, che - nel 2019 - ha aperto le porte al suicidio assistito come via più “facile”, per di più con una forte e ingiustificata componente soggettiva, per risolvere il problema delle sofferenze delle persone malate, fragili o anziane!
Jacopo Coghe vice presidente Pro Vita & Famiglia Onlus

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