Friday, February 3, 2023
Quotidiano Nazionale Indipendente


FP CGIL Polizia Penitenziaria –  appello al Ministro Nordio – “Il reato di tortura è una conquista per la dignità umana, ma non deve diventare un pretesto solo per gravare sul lavoro della Polizia Penitenziaria”.

“Dall’introduzione del reato di Tortura nel Codice penale italiano con Legge n. 110 del 2017, disciplinato agli articoli 613bis e 613ter, all’interno del titolo XII dedicato ai delitti contro la persona, ancora oggi l’Amministrazione Penitenziaria non è stata in grado di fornire chiare regole d’ingaggio e strumenti di contenimento adeguati, al fine di evitare quelle colluttazioni durante gli eventi critici che si verificano giornalmente nelle Carceri Italiane e che vedono feriti quasi sempre i Poliziotti penitenziari.

Sin dall’introduzione del reato di tortura, non è stata posta alcuna attenzione ai diritti delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria che sono costretti a decidere se applicare Ordini di Servizio Obsoleti, ma vigenti, rischiando una possibile condotta perseguibile penalmente dal reato di Tortura oppure essere passibili di procedimento disciplinare: basti pensare ai fatti di cronaca di Santa Maria C.V., Bari, San Gimignano, Firenze ecc ecc… ancora al vaglio degli inquirenti.


di Gianfranco Simmaco per il Quotidiano l’Italiano

Roma – La FP CGIL Polizia Penitenziaria è favorevole alla conquista del reato di tortura ma lancia un appello al Governo e al Ministro Nordio sulla effettiva applicabilità all’interno degli istituti di Pena.

A parlare è Mirko Manna della FP CGIL Polizia Penitenziaria Nazionale che esprime forti perplessità sull’applicazione del reato di tortura all’interno dei penitenziari italiani.

Spiega Manna: “Dall’introduzione del reato di Tortura nel Codice penale italiano con Legge n. 110 del 2017, disciplinato agli articoli 613bis e 613ter, all’interno del titolo XII dedicato ai delitti contro la persona, ancora oggi l’Amministrazione Penitenziaria non è stata in grado di fornire chiare regole d’ingaggio e strumenti di contenimento adeguati, al fine di evitare quelle colluttazioni durante gli eventi critici che si verificano giornalmente nelle Carceri Italiane e che vedono feriti quasi sempre i Poliziotti penitenziari.

Sin dall’introduzione del reato di tortura, non è stata posta alcuna attenzione ai diritti delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria che sono costretti a decidere se applicare Ordini di Servizio Obsoleti, ma vigenti, rischiando una possibile condotta perseguibile penalmente dal reato di Tortura oppure essere passibili di procedimento disciplinare: basti pensare ai fatti di cronaca di Santa Maria C.V., Bari, San Gimignano, Firenze ecc ecc… ancora al vaglio degli inquirenti. 

Aggiunge Mirko Manna FP CGIL Nazionale: “Sicuramente il Carcere non deve essere un luogo chiuso al mondo esterno e non è certo il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria che lo vuole così, ma è indispensabile fare una seria riflessione su quanto avvenuto con i precedenti Governi che hanno predicato umanità della pena senza sostituire quelle strutture borboniche chiamate “istituti penitenziari”, che ledono la dignità umana, compresa quella dei lavoratori della Polizia Penitenziaria.

Conclude Manna: “Auspichiamo che Ministro Nordio apra un tavolo di confronto con le parti sociali affrontando concretamente i problemi che attanagliano il sistema Penitenziario che, invece di tendere al trattamento e alla rieducazione, è divenuto una “trappola giuridica” per i Poliziotti penitenziari che da un lato sono incaricati dallo Stato di garantire la sicurezza, e dall’altro sono potenzialmente “colpevoli” qualunque azione pongano in essere.

Polizia Penitenziaria – Stemma Ufficiale del Corpo
Testatina rossa

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