Sunday, April 14, 2024
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“Il segnale dell’elefante” di Francesco Maria Fabrocile partecipa al festival “Bella Storia – Narrazioni di strada” a Roma

Giovedì 13 aprile alle 18:45 l’autore racconterà la storia della mancata insurrezione del Partito d’Azione a Roma a Lo Sciabbecco, in Piazza delle Camelie a Centocelle.

A moderare l’evento, lo scrittore Andrea Martire

Un Partito, quello d’Azione, intenso e breve come una cometa, ma centrale nella lotta di liberazione, anche a Roma, dove l’insurrezione, voluta e pianificata, nelle ultime ore non scatta. Nel saggio vengono indicati per la prima volta, con documenti d’archivio e testimonianze inedite, i retroscena del fallito tentativo che vide affiancati Emilio Lussu, Riccardo Bauer e Ugo La Malfa, diversi per natura e pensiero.


di Nicola Colao per il Quotidiano l’Italiano

Roma — Giovedì 13  aprile alle 18: 45 lo storico Francesco Maria Fabrocile parteciperà al festival “Bella Storia – Narrazioni di strada” presentando ne Lo Sciabbecco il suo saggio “Il segnale dell’elefante” (Marlin Editore), collana “Il Tuffatore”, che racconta la storia della formazione del Partito d’Azione e della mancata insurrezione dello stesso durante la lotta per la liberazione. A dialogare con l’autore ci sarà lo scrittore romano Andrea Martire.  IL LIBRO“Il segnale dell’elefante” racconta la storia, anzi le storie, che hanno dato origine al Partito d’Azione romano. Diverso da quello di Torino o delle regioni veneto-friulane, a Roma il Partito raccoglie la rete di Giustizia e libertà, fatta di ex combattenti e Arditi del Popolo, artigiani, ferrovieri, intellettuali, impiegati. Alla vigilia dell’8 settembre si sono awicinati agli “azionisti” numerosissimi militari e studenti, pronti ad impedire l’entrata in città dei nazisti in una sentita unità di azione con le forze armate italiane, che però restano inerti. Dopo la battaglia di Porta San Paolo la guerriglia procede organizzata per zone, ma anche sul fronte dell’intelligence e politico. Il Partito d’Azione intercetta e sabota il piano tedesco di affamare Roma e di deportarne il potenziale produttivo, bloccando nelle cancellerie le esecuzioni delle condanne per disobbedienza ai bandi nazisti. Dopo la decapitazione dei quadri organizzativi con le retate di polizia del febbraio-marzo ’44, il Partito si riorganizza e prepara un piano militare insurrezionale: con 1200 armati, anche da solo il Partito è pronto a dare il colpo di grazia ai nazisti in smobilitazione. Mentre la base, intenzionata a combattere, trova collaborazione orizzontale con partigiani di colore diverso, i rapporti con gli Alleati e con i badogliani sono la quadratura del cerchio: il segnale radio – “elefante” – convenuto con gli americani per lo scoppio dell’insurrezione si perde in un giallo di rapporti interni al Partito, destinati a lasciare dopo il 4 giugno ferite non rimarginabili e verità indicibili, mentre la guerra, inesorabile, continua.

Francesco Maria Fabrocile (Roma, 1976) è dottore di ricerca in Storia contemporanea all’Università di Cassino, insegnante e pubblicista. Dal 1996 collabora col Circolo Giustizia e Libertà di Roma (fondato, tra gli altri, da Ferruccio Parri e Cencio Baldazzi nel 1947) su temi legati a Gobetti, al movimento “Giustizia e Libertà” e alla lotta partigiana.
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