Wednesday, June 12, 2024
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LA DEMOCRAZIA ISRAELIANA

Così Benjamin Netanyahu, Bibì per gli avversari, con i suoi 64 seggi alla Knesset, il Parlamento monocamerale israeliano di 120 membri, esprime legittimamente la politica (sbagliata o criminale come dir si voglia) di una coalizione con gli estremisti ortodossi messianici, quelli con la kippah in testa, che rivendicano il potere sulle terre originarie degli avi, la terra promessa agli ebrei descritta nella Bibbia.

By L'Italiano , in Cronaca Italiana Editoriali In Evidenza Politica Italiana Rubriche , at 30 Maggio 2024 Tag: , , , , , , , , ,

L’Opinione di Francesco Chiucchiurlotto dalla Redazione Politica per il Quotidiano l’Italiano

VITERBO Mentre con una ignoranza insospettata, ingiustificata ed ingiustificabile in luoghi di cultura per eccellenza come le università, migliaia di studenti “bestemmiano”, come avverte Liliana Segre, di GENOCIDIO per i massacri ed i danni collaterali di Gaza, sfugge quasi a tutti che Israele è un paese democratico, e che chi vince le lezioni governa.

Così Benjamin Netanyahu, Bibì per gli avversari, con i suoi 64 seggi alla Knesset, il Parlamento monocamerale israeliano di 120 membri, esprime legittimamente la politica (sbagliata o criminale come dir si voglia) di una coalizione con gli estremisti ortodossi messianici, quelli con la kippah in testa, che rivendicano il potere sulle terre originarie degli avi, la terra promessa agli ebrei descritta nella Bibbia.

In quanto democrazia si assiste in Israele a manifestazioni contro il governo in tempo di guerra, cosa mai vista altrove, ed all’attività di una opposizione che non risparmia critiche, accuse, rimostranze nei confronti del Presidente del governo.

Una di queste voci dissenzienti particolarmente attive, è quella di Manuela Dviri, una italiana nata Vitali, naturalizzata israeliana, scrittrice e giornalista, sposata lì, madre di Yonathan, (purtroppo ucciso come soldato in Libano dagli Hezbollah), e protagonista di una campagna attivistica contro la guerra in Libano, che portò al ritiro di Israele del 1999.

Ho un ricordo bellissimo di lei a Tel Aviv, partecipando insieme ai riti ebraici della Pasqua del 2017, della sua saggezza dolente e della sua determinazione nel contrastare la politica governativa di Bibì.

E’ uscita di recente una sua intervista ad Ehud Olmert,  già primo ministro israeliano dal 2006/2009, con una coalizione tra Kadima, fondata da Ariel Sharon e Laburisti, e Sindaco di Gerusalemme, molto interessante, di cui vale la pena citare alcuni passaggi.

Manuela parte dalla constatazione che il dissenso in Israele non traspare all’esterno ed appare un solo viso ed un solo nome, Netanyhau; poi chiede al Olbert quando questi cadrà: “Spero cada il prima possibile: Forse entro alcuni mesi. Quasi di certo entro l’anno.”

Aggiunge sull’ l’ultimatum di Benny Gantz, ministro del gabinetto di guerra, che si dimetterà se entro l’8 giugno Bibì non presenterà un piano di sei obiettivi: sugli ostaggi, Hamas, gestione di Gaza, cooperazione con USA, e con l’UE, servizio militare per gli ultrareligiosi, ritorno degli evacuati israeliani al nord della Striscia.

Manuela stigmatizza il fatto che il Capo del Governo, ha fatto di tutto per far dimenticare la questione palestinese e chiede se sarà possibile ridiscuterne e se l’opinione pubblica sia pronta: alla base del governo, dice Olmert, ci sono le idee messianiche di una guerra apocalittica in Cisgiordania per creare il Grande Israele; un’idea folle che va sconfitta come premessa per ogni soluzione. L’opinione pubblica è oggi concentrata sugli ostaggi, che non torneranno se non ci sarà una tregua e degli accordi, oggi indispensabili.

I prossimi leader del futuro potrebbe essere Lapid, Gantz, Eizenkot, quelli che si sono battuti prima contro la riforma giudiziaria, ora per gli ostaggi, la tregua, le elezioni.

Anche i Palestinesi hanno lo stesso problema, Abu Mazen “è davvero troppo anziano”.

Manuela chiede se affrontare il problema dei due stati può comportare il rischio di una guerra civile all’interno di Israele: non è da escludersi tra l’Israele del sionismo 1948 da una parte e la visione messianica, fondamentalista, razzista e radicale.

L’antisemitismo poi riappare e prospera se non si inverte l’identificazione di Israele con la negazione dei diritti di un altro popolo, con l’occupazione di ampie zone; ma c’è anche il fatto che si ignora la storia dalla risoluzione ONU del 1948, alla guerra del 1967, la situazione di un piccolo stato circondato da paesi ostili, ed oggi la minaccia dal “fiume al mare”, che significa la distruzione di Israele. Ci sono poi sicuramente la tracotanza e l’ insolenza di questo governo.

Quali speranze? “Dovranno vincere i principi liberali e democratici dei Padri Fondatori” risponde Olmert, ed in una democrazia, aggiungo io, tutto ciò è possibile!

Francesco Chiucchiurlotto*

*Francesco Chiucchiurlotto, laureato in Giurisprudenza. È stato Sindaco del Comune di Castiglione in Teverina (Viterbo) – Consigliere Nazionale dell’Associazione Nazionale Comuni d’Italia A.N.C.I.

Una di queste voci dissenzienti particolarmente attive, è quella di Manuela Dviri, (nella foto) una italiana nata Vitali, naturalizzata israeliana, scrittrice e giornalista, sposata lì, madre di Yonathan, (purtroppo ucciso come soldato in Libano dagli Hezbollah), e protagonista di una campagna attivistica contro la guerra in Libano, che portò al ritiro di Israele del 1999.

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