Tuesday, April 16, 2024
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L’addio a Guido Bodrato, ex ministro e parlamentare D.C. L’on. Mario Tassone ricorda che “il suo testamento, ha espresso grande sofferenza per la frana culturale dei tanti ex democristiani”

Fu l’alfiere di una libertà vissuta e non declamata. Era rigoroso e non concedeva nulla sui riferimenti valoriali. I Suoi interventi nei Congressi e nei Consigli nazionali erano vivaci pregnanti di idee. L’on. Nino Gemelli si aggiunge al cordoglio per la scomparsa dell’ex ministro e parlamentare democristiano: “Come molti sanno il collega Pastorelli ed io scegliemmo di stare in Parlamento Europeo nella Delegazione Italiana presieduta da Bodrato, piuttosto che in quella di Forza Italia, presieduta da Tajani, come voleva Casini.
Questa scelta indica quale fosse il mio rapporto con Guido: stima, condivisione di obiettivi, solidarietà sulle posizioni politiche assunte nel gruppo del PPE e in Parlamento Europeo.
L’italia perde uno degli intellettuali più profondi e un politico di specchiata onestà morale”


di Mario Tassone * per il Quotidiano l’Italiano

ROMA – Domani ci saranno i funerali di Guido Bodrato.
I democristiani di una antica stagione se ne stanno andando.
Un dolore diffuso, un pensiero carico di ricordi.
Ricordi belli di un tempo in cui le passioni, gli ideali davano senso al nostro presente e ci proiettavamo nel futuro.
Gli orizzonti si schiudevano attraverso le idee, la costruzione di progetti.
Ci sentivamo parte di un disegno che si arricchiva attraverso l’agire e la partecipazione: il superamento dell’Io e dell’auto referenzialità di una ideologia che non ammetteva il dissenso.
Guido Bodrato fu l’alfiere di una libertà vissuta e non declamata. Era rigoroso e non concedeva nulla sui riferimenti valoriali. I Suoi interventi nei Congressi e nei Consigli nazionali erano vivaci pregnanti di idee.
Non vi era traccia di comportamenti studiati ma spontanei.
La spontaneità della linearità di posizioni politiche e di convincimenti che non soggiacevano all’inganno dii condizionamenti opachi.
Si poteva essere d’accordo o meno con Guido,ma non si poteva non riconoscere l’onestà intellettuale, l’attaccamento al Partito.
Oggi la D..C. non esiste più.
Si è dissolta in tanti rigagnoli e dispersa nei derivati del PD. Guido Bodrato nell’intervista rilasciata a Maurizio Eufemi, l’ultima, il suo testamento, ha espresso grande sofferenza per la frana culturale dei tanti ex d.c.
Ecco, se questa sofferenza fosse avvertita oggi, anche in parte, da tutti noi che proveniamo da una comune esperienza, molto probabilmente potrebbe prendere vita un movimento di popolari e di cristiani democratici al servizio di un grande progetto, fuori dalla tentazione di essere ancillari a posizioni che storicamente non ci appartengono.
Un riscatto morale tra tanta aridita’ umana che ha stracciato le più esaltanti pagine della nostra Storia


Mario Tassone*

Una bellissima immagine di Guido Bodrato

Mario Tassone * è un politico italianosegretario nazionale del partito da lui fondato: il Nuovo CDU. È stato sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel governo Fanfani Vsottosegretario di Stato al Ministero dei Lavori Pubblici nei governi Craxi ICraxi II e Fanfani VI e viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nei governi Berlusconi II e Berlusconi III.

A margine pubblichiamo l’ultimo articolo di Guido Bodrato sul tema – apparso il 2 giugno 2023

PUÒ ESISTERE UNA DEMOCRAZIA SENZA POPOLO E SENZA PARTITI?

di Guido Bodrato

Può esistere una democrazia senza popolo e senza partiti? Con il tramonto delle ideologie rischiano di tramontare le idee su cui sono fondate le diverse forze politiche, ed anche i valori sanciti dalla Costituzione repubblicana.

In questo contesto la tendenza a ridurre la democrazia alla ricerca di un “capo” cui affidare tutto il potere, ha infine riguardato il ruolo del Parlamento e la sua centralità; così la democrazia decidente è diventata il terreno su cui è cresciuta l’antipolitica.

Su questo terreno affondano anche le radici di movimenti populisti che finiranno per minacciare la stessa democrazia rappresentativa, alimentando una pericolosa deriva autoritaria.

In questo inquietante orizzonte si colloca il disorientamento degli elettori cattolici che hanno vissuto la secolarizzazione della società civile, il declino della centralità democristiana (referendum del 1974) e vedono messo in discussione il difficile approdo dei “popolari” ad un assetto culturale che – con la nascita dell’Ulivo – doveva rappresentare l’avvio di un ciclo storico riformista in cui fosse possibile “essere in politica da cristiani”, camminando insieme a chi viene da un’altra storia, ma cammina nella stessa direzione.

Questo è il tormento della “generazione del Concilio”, dei cattolici che credono nell’autonomia e nella laicità della politica, che non pensano sia possibile la rinascita dell’unità politica dei cattolici. Donne e uomini che anche se hanno nostalgia del “partito di centro che guarda a sinistra”, non sanno come votare, poiché in questa stagione politica non c’è spazio per un confronto vero, non condizionato da un disegno di potere personale.

La politica sembra ormai senz’anima e non c’è movimento o partito in cui riconoscersi. Questo tuttavia non significa assenza del mondo cattolico dalla vita e dai problemi del nostro tempo: basta pensare alla presenza del volontariato, che esprime la tradizionale preferenza del mondo cattolico per l’azione sociale rispetto all’azione politica. Un disorientamento che, come indica il Cardinal Bassetti, sollecita “una nuova rappresentanza politica dei cattolici”, ricordando che “la politica è la più alta delle carità”.

Il tormento dei cattolici che vorrebbero lavorare per il rinnovamento della politica è condiviso anche da molti elettori della sinistra storica, alla ricerca di una nuova rappresentanza politica, di fronte a una globalizzazione dell’economia che ha favorito l’egemonia del pensiero liberista, intrecciandosi con una rivoluzione tecnologica che ha prodotto la rottamazione del modello fordista e spinto la classe operaia ed i partiti che la rappresentavano ai margini della lotta politica.

Anche la sinistra storica, socialista e comunista, è andata in mille pezzi, mentre alcuni avvenimenti, imprevisti ma prevedibili (penso alle migrazioni bibliche dal Sud al Nord del mondo, dalla fame e dalle guerre verso i paesi del benessere) fanno rientrare in scena, sull’onda della crisi economica e di una disoccupazione sempre più diffusa, delle tensioni sociali e delle crescenti diseguaglianze, della paura del terrorismi islamico e del riemergere – in molti paesi europei – delle ombre di un passato che non passa.

Se dobbiamo ancora fare i conti con la storia, se la democrazia deve ancora misurarsi con regressioni nazionalpopuliste ed antieuropee, quale contributo possono dare i cattolici al rinnovamento della politica? Questa questione, che riguarda la “qualità della democrazia”, esprime il bisogno di ripartire dalla cultura e di riflettere sulle contraddizioni del “tempo che ci è dato da vivere”; richiede cioè un impegno di lungo periodo, che potrebbe apparire, ma non è, un modo per sottrarsi all’emergenza democratica del nostro tempo.

Se è necessaria una indicazione di marcia, ricordo l’insegnamento di Lazzati: vi è “una città dell’uomo a misura d’uomo” che è responsabilità dei credenti concorrere a costruire ed a difendere con coraggio, ritornando all’appello sturziano ai “liberi e forti”, con un supplemento di disponibilità al confronto con quanti camminano nella stessa direzione, al servizio del bene comune.

Guido Bodrato, 2 giugno 2023

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