Saturday, December 3, 2022
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Luigi Ballarin, un artista ponte tra Oriente e Occidente

La mostra “Magnifiche architetture” di Luigi Ballarin; ospitata dalla Madrasa Gazi Husrev-Begova, sostenuto dall’Ambasciata della Repubblica Italiana a Sarajevo, in collaborazione con IKASD Istanbul Intercultural Art Dialogues Association e Tabularasa Transnational Art sarà pronta ad incontrare gli amanti dell’arte il 28 aprile 2022 – 17.00 a Gazi Husrev-bey Madrasa / Gazi Husrev-bey Hanikah


dalla Redazione Artistica del Quotidiano l’Italiano

a cura di Raffaella Biasi

L’artista italiano Luigi Ballarin è a Sarajevo per la prima volta con la mostra “Magnifiche architetture“! La mostra sarà ospitata dalla Madrasa Gazi Husrev-Begova, con il contributo dell’Ambasciata della Repubblica Italiana a Sarajevo. Le opere saranno esposte nella  prestigiosa sede museale  Gazi Husrev-Begova Hanikah tra il 28 aprile e il 12 maggio 2022.

Nella mostra curata da Beste Gürsu, vedremo come Luigi Ballarin costruisce meticolosamente sottili ponti tra le radici dell’arte occidentale e quella orientale. Ballarin fonde le tradizioni e le culture comuni alle civiltà e le trasferisce sulle sue tele. Durante tutta la sua vita artistica, ha rafforzato la sua arte e le connessioni che ha stabilito con l’arte utilizzando la struttura pluralista e multiculturale tra Oriente e Occidente.

Luigi Ballarin sull’uscio del suo “antro pittorico”

Dopo la mostra “Magnifiche Culture” tenutasi in Qatar nel 2020, in cui esprime le culture e le civiltà di cui si è nutrito; ora tiene per la prima volta in Bosnia-Erzegovina la mostra “Magnificent Architectures”.

Questo progetto costituisce un esempio per i ponti di dialogo interculturale stabiliti tra 3 culture diverse poiché l’artista è italiano e il curatore è turco, si sono riuniti in Bosnia ed Erzegovina.

La mostra “Magnifiche architetture” di Luigi Ballarin; ospitata dalla Madrasa Gazi Husrev-Begova, sostenuto dall’Ambasciata della Repubblica Italiana a Sarajevo, in collaborazione con  IKASD Istanbul Intercultural Art Dialogues Association e Tabularasa Transnational Art sarà pronta ad incontrare gli amanti dell’arte il 28 aprile 2022 – 17.00 a Gazi Husrev-bey Madrasa / Gazi Husrev-bey Hanikah.

La card invitation alla Mostra di Serajevo

La mostra – lo scriviamo in anteprima, in modo da poter poi ritornarci al momento opportuno per le ultime indicazioni – è visitabile dal 29 aprile al 12 maggio 2022 dalle ore 10.00 alle ore 18.00

Ma chi è questo artista? Un uomo che ha come obiettivo quello di mantenere: “Un dialogo aperto fra l’Oriente e l’Occidente, fra due culture complesse e molteplici sia dal punto di vista sostanziale, che dal punto di vista formale. Luigi ci propone continuamente le due anime: quella di nascita e quella di elezione. Non c’è nulla di più veneziano in questo. Venezia ti partorisce e poi ti spinge fuori a cercare l’altro da te, per poi ritrovarlo alla porta accanto quando ritorni a casa, in una spirale di incontro e reincontro”. Risponde alla nostra sete di sapere informazioni corrette e serie sul suo personaggio, Alessandra Cusinato che ha modi, maniere, informazioni ma soprattutto tante belle parole per l’artista: “Luigi Ballarin inizia la sua carriera artistica negli anni ‘90 a Venezia; nel 2000 si trasferisce a Roma e, dopo un invito per una mostra personale, si innamora di Istanbul” – inizia Alessandra.

“Attualmente vive e lavora nelle tre città, creando un unione tra culture diverse con un linguaggio unico e originale, grazie alla sua capacità di tessere insieme tradizioni artistiche diverse, mettendone in luce punti di contatto e di comunicazione.

Lo scambio culturale è proprio dell’anima della sua terra di origine, Venezia, che nei secoli ha accolto lingue, costumi, racconti, opere d’arte, provenienti da mondi diversi.

L’arte di Luigi Ballarin è unione tra Oriente e Occidente – svela Alessandra Cusinato – e sintetizza in immagini iconiche le suggestioni delle arti minori, che percorrevano i cammini degli scambi commerciali e dei viandanti, e fondevano le diverse tradizioni: le decorazioni delle maioliche, lo smalto delle oreficerie, i ricami dei tessuti preziosi”.

“Le sue figure – precisa Alessandra Cusinato – seguono i ritmi bidimensionali della pittura bizantina e sono decorate con una tecnica originale, contraddistinta da campiture materiche in rilievo, che evocano i mosaici, gli smalti, le decorazioni delle ceramiche, i tappeti.

Il colore e lo smalto ad acrilico sono arricchiti da effetti metallici che donano una grande luminosità alle opere, narrando memorie e ricordi, emozioni e racconti, simboli e spiritualità.

Altri dipinti raccontano il medio oriente, con una pittura che diviene una sorta di riflessione silenziosa, con immagini create da piccoli tocchi di pennello, che costellano raffigurazioni quasi astratte”.

Luigi Ballarin, – conclude Alessandra Cusinato che più di qualunque altro ha saputo cogliere l’essenza dell’artista – con la sua arte simbolica e senza tempo, testimonia la possibilità che l’unione di culture e tradizioni diverse possano fondersi in una poesia di pace”.

Per concludere il servizio pubblichiamo anche la bella Prefazione al catalogo di Luigi Ballarin elaborato da Vera Costantini (Università “Ca’ Foscari” di Venezia e Associazione di Amicizia Italia-Turchia)

Luigi Ballarin e la sostenibile pervasività dell’Oriente.

“L’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà”, (Italo Calvino, Le città invisibili).

Secondo una leggenda, i bambini nati nell’area più settentrionale della laguna di Venezia possiedono una naturale e spiccata abilità nel disegno. Ammirando le opere di Luigi Ballarin, la cui famiglia risiede da più generazioni nel litorale del Cavallino, questa leggenda trova una conferma serena e luminosa, come i paesaggi che da quelle parti la natura offre magnanima alla vista umana.

Eppure, con questa mostra, l’arte di Luigi Ballarin invita la nostra immaginazione a un viaggio che conduce lontano dai chiaroscuri lagunari, puntando con decisione a Oriente, oltre il Mediterraneo, sorvolando le rotte solcate per secoli dai mercanti veneziani diretti nelle sconfinate terre dell’Impero ottomano. Ecco, nei suoi quadri, ergersi maestosa la Cupola della Roccia, ecco il caro profilo della Moschea Blu, commissionata da Ahmet I, sultano illuminato, che stipulò con il doge Giovanni Bembo un’alleanza per la difesa della Bosnia ottomana e della Dalmazia veneziana dalle ingerenze straniere; ma ecco brillare altre cupole, e poi svettare minareti, fontane…

Come quei coraggiosi uomini di pace e di commercio –mercanti, dogi, sultani – anche Luigi Ballarin non dimentica però l’”aria di casa”. Anzi, nelle sue opere, le architetture veneziane diventano un paradigma originale, una sorta di “prima città che resta implicita”, come scrisse Italo Calvino ne “Le città invisibili”. La rivisitazione orientalistica dei paesaggi architettonici, che costituisce, a mio avviso, uno dei tratti più distintivi di tutto il lavoro di Luigi Ballarin, prende infatti le mosse proprio da piazza San Marco e dalle sue eterogenee architetture – bizantine, gotiche e rinascimentali.

Venezia, si sa, è una città che si è prestata a molteplici ruoli nell’immaginazione di scrittori e artisti di ogni provenienza, i quali si sono cimentati a presentarne il volto che volta a volta assecondava e/o sublimava i rispettivi pensieri e inquietudini. Legittimo chiedersi quale sia, dunque, la Venezia di Luigi Ballarin. Dal suo lavoro emerge una città orientalizzata: lo skyline dell’area marciana si staglia su un cielo di raffinati arabeschi e un Ponte dei sospiri damascato attraversa un aere di delicata ispirazione estremo-orientale. Con queste scelte stilistiche, assistiamo, io penso, a una precisa strategia di armonizzazione tra la partenza e le tappe del viaggio, quasi a dire che l’Oriente esotico, che costituisce la “qibla delle speranze” di Luigi Ballarin, colora, in fondo, anche le facciate dei palazzi di casa nostra. In due quadri, l’area marciana e la basilica di San Marco vengono addirittura rappresentati al rovescio, nella funzione di specchio trasfigurante di due noti monumenti sacri dell’arte islamica, quasi a sostenere che l’ombra più veritiera che proiettiamo al suolo è quella che ci rimanda un’immagine diversa e inaspettata di noi stessi.

In tale quadro di articolata intersezione culturale, questa tappa a Sarajevorisulta particolarmente significativa. Multietnica capitale della storica provincia ottomana di Bosnia, limitrofa allo stato da mar veneziano, Sarajevo rappresentò a lungo la proiezione a Occidente di due significative città dell’Oriente ottomano, quali Istanbul e Gerusalemme. Ai mercanti cristiani, ebrei e musulmani che da Venezia approdavano a Spalato e da lì, in qualche giornata di cavallo, arrivavano in Bosnia, Sarajevo doveva apparire come l’Oriente vicino, l’avamposto di un sistema culturale pervasivo e accogliente. Quale patria più opportuna per le opere di Luigi Ballarin? 

Vera Costantini

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