Sunday, May 19, 2024
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Paolo Corna di 77anni uccide il figlio 54enne a Bottanuco, (Bergamo). Sullo sfondo del tragico delitto il problema della tossicodipendenza

Questa notizia di cronaca nera è solo una di altre simili avvenute poco tempo fa sempre in territorio bergamasco del quale ci occupiamo personalmente.


di Romano Scaramuzzino per il Quotidiano l’Italiano

BOTTANUCI (BERGAMO) – Il 77enne Paolo Corna, nel tardo pomeriggio di domenica 3 settembre scorso, ha colpito a morte, colpendolo all’addome con un coltello, il proprio figlio, Gianbattista di 54anni.

La tragedia è avvenuta a Bottanuco, in provincia di Bergamo, presso l’abitazione di famiglia, sita in via Castelrotto, al civico 24, dove, secondo le nostre prime informazioni, vivevano padre e madre del 54enne. Quest’ultimo, ultimamente, viveva con i suoi genitori.

Il padre, dopo aver visto il figlio a terra sanguinante ha chiamato il 112.

Sul posto si sono recate immediatamente due ambulanze e un’automedica ma il personale medico non ha potuto fare altro che constatare il decesso di Gianbattista, il quale aveva anche un figlio di dieci anni che viveva con la zia.

Questa lite familiare era solo l’ennesima di altre precedenti durante le quali sono stati allertati i carabinieri.

Il 54enne era un tossicodipendente e nel suo passato è stato ospite presso una comunità di recupero a Brescia.

Sembrerebbe che nella abitazione dei genitori anziani sia iniziato prima un diverbio tra padre e figlio a causa di una richiesta di danaro da parte di Gianbattista verso il genitore.

Discussione animata che poi è sfociata in una colluttazione durante la quale Paolo Corna, per difendersi, ha sferrato quelle coltellate che hanno ucciso fisicamente il figlio ma moralmente un’intera famiglia e un piccolo bimbo.

Mentre la salma di Gianbattista è stata trasportata presso l’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, il padre è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Treviglio.

È giunta, in seguito, sul luogo del crimine, il pubblico ministero di turno, Letizia Aloisio.

Questa notizia di cronaca nera è solo una di altre simili avvenute poco tempo fa sempre in territorio bergamasco del quale ci occupiamo personalmente.

Infatti, circa un mese fa a Cavernago, in provincia di Bergamo, Federico Gaibotti, di 32 anni, aveva ucciso il padre Umberto a coltellate.

Nello scenario di questo delitto sempre presente una tossicodipendenza, in questo caso, l’omicida ovvero Federico, si è poi suicidato in carcere.

Al di là di quelle che possono essere le responsabilità personali, ci domandiamo se i vari fattori sociali come la crisi economica, il vivere in città non solo metropolitane ma anche in quelle una volta definite “a misura d’uomo” che non sono più così, dove il vivere è diventato sempre più difficile a causa di una costante e sempre in aumento microcriminalità, insieme alla carenza di strutture e personale qualificato per il recupero di persone tossicodipendenti e a un vita che non è più sociale ma individuale, egoistica e non solidale, non siano da considerarsi anche come una parte in causa di questo grave disagio personale, familiare e sociale.

Dobbiamo anche chiederci, quindi, pur attenendoci a quelle che saranno le ricostruzioni investigative e le conclusioni delle indagini giudiziarie di questo caso che, naturalmente, sono nelle loro fasi iniziali, se quel sangue che ha riempito le mani di un genitore assassino non grida più che altro un accorato bisogno di aiuto più che un grido di vendetta.

Romano Scaramuzzino

Sempre in aumento l’utilizzo di sostanze stupefacenti nella nostra società. Molteplici le cause di questo fenomeno
Sul luogo del crimine, allertati dallo stesso padre omicida, sono accorsi i carabinieri.

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