Tuesday, April 16, 2024
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Wild Boys! Sogni di una ragazza selvaggia

Dalle casse dello stereo, escono le note di canzoni anni Ottanta; gli amati Duran Duran, gli Spandau Ballet, i Bronsky Beat, i Kiss… una sorta di colonna sonora della sua adolescenza, e allo stesso tempo una bolla dentro la quale i suoi sogni e le sue illusioni possono continuare a nuotare come se tutto si fosse fermato ad allora. Le note si fanno voce e cominciano a cantare e insieme a lei volare.


di May Maria Mazza per il Quotidiano l’Italiano

ROMA – Arriva in prima assoluta sul palcoscenico del Teatro Tor Bella Monaca-Arena Estate, l’8 settembre,  WILD BOYS! Sogni di una ragazza selvaggia, monologo recitato con intensa partecipazione da Claudia Campagnola, e cantato da Ivana Pellicanò, in cui i suoni degli anni Ottanta si intersecano con le parole, creando una sorta di macchina del tempo, del rimpianto, dei ricordi e desideri. Una donna sulla sua utilitaria, in coda come ogni mattina.

Dalle casse dello stereo, escono le note di canzoni anni Ottanta; gli amati Duran Duran, gli Spandau Ballet, i Bronsky Beat, i Kiss… una sorta di colonna sonora della sua adolescenza, e allo stesso tempo una bolla dentro la quale i suoi sogni e le sue illusioni possono continuare a nuotare come se tutto si fosse fermato ad allora. Le note si fanno voce e cominciano a cantare e insieme a lei volare.

Fuori da quella bolla c’è una coda eterna di macchine: prima, seconda, freno, folle… ogni mattina da vent’anni, anche lei in fila, percorre quel tragitto che la condurrà al posto di lavoro. Prima, seconda, freno, folle… E così, una mattina, inseguendo l’onda di quella musica, scopre una cosa incredibile: la corsia che va nell’altro senso di marcia ad un certo punto è libera, e lei non ne ha mai approfittato per sorpassare: WILD BOYS urlano i Duran Duran, ragazzi selvaggi sogna lei. Quel viaggio verso l’ufficio diventa l’occasione della riscoperta della propria voglia giovanile di ribellarsi. È ancora possibile?

NOTE DELL’AUTORE     

Ho voluto dedicare un monologo alla musica degli anni Ottanta, io, figlio di quella del decennio precedente, per raccontare quanto il sogno di cambiare il mondo, e prima di tutto di cambiare la propria vita, di farne un   capolavoro,   sia   comune   a   tutte   le   generazioni.  

Mi   sembrava   doveroso raccontare di quanti, sopraffatti dalla vita e dall’inevitabile trascorrere del tempo, abbiano finito per rassegnarsi, accomodandosi in una routine insoddisfacente, come se in fondo questo fosse il migliore dei mondi possibili. Ho voluto raccontare come questa sconfitta sia in fondo figlia delle favole tranquillizzanti che ognuno si racconta ogni giorno, illudendosi di essere ancora – o di essere mai stato – il ribelle che cantava le canzoni della sua adolescenza. Ma poi, ho voluto raccontare che è possibile, ad un punto qualsiasi della vita, svegliarsi, riaprire gli occhi, scrollarsi di dosso la pigrizia e la rassegnazione, e riscattare, fosse anche con un piccolo gesto di ribellione, un sorpasso, per esempio, decenni nei quali neanche ci si è resi conto di avere spento quella luce che si aveva negli occhi a 16 anni.

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