Friday, April 19, 2024
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Calcio Serie B – Bari e Palermo finiscono a reti inviolate e i rosanero perdono l’occasione di infilzare i galletti ridotti in 9 contro 11

Caminiti non ha dubbi: “Tornando a Corini, non so dire di quanti peccati egli debba chiedere perdono,  se non quello – forse – che la sua squadra non ha gli attributi (cattiveria e, qualche volta, anche cialtroneria) per vincere certe partite diventate solo battaglia di garettti e gomitate e non più palleggio veloce e  verticalizzazioni. E, in mancanza degli e delle altre, mettere in campo una ferocia tale che da ogni zolla si debbano veder schizzare le scintille a mille metri di distanza”


di Benvenuto Caminiti per il Quotidiano l’Italiano

BARIIn undici contro nove dal 69’, il Palermo non riesce a piegare la feroce, spesso disperata difesa dei “Galletti” baresi, che si chiudono a testuggine nei sedici metri della loro area di rigore e impediscono ai tutt’altro che lucidi avversari rosanero non dico di costruire palle gol ma neanche di andarci vicini.

Se non fosse stato per quel calcio di rigore e per quel gol al 110’ di gioco di capitan Brunori (una zampata delle sue a due metri dalla porta, strenuamente difesa da Brenno) annullato per colpa di … una rotula, in oltre mezzora di doppia superiorità numerica il Palermo non sarebbe stato capace di fare un solo tiro in porta.

Che poi il rigore sia stato maldestramente calciato ben oltre la traversa da Di Mariano  (evidentemente schiacciato dal peso di una responsabilità troppo forte per lui, unico palermitano in campo) io non gli addosserei anche quella della mancata vitoria, perché I rigori – come disse il grande Brera – li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli. E, per andare oltre , aggiungerei che di rigori ben più importanti ne hanno sbagliati anche i più grandi, a cominciare  da Maradona per finire con Baggio (ricordate il penalty nellla finale dei Mondiali americani del ’94?) .

Nel tentativo di spiegare (non giustificare, beninteso) la pessima prestazione del Palermo dal 69’ in poi, non posso che rifarmi ad un vecchio ma mai stantio principio del calcio: la partita è bella se entrambe le squadre la giocano per vincerla, se no diventa uno sterile, noioso, spesso insopportabile.insulso  batti e ribatti.

E ieri, il Palermo finché l’avversario, com’era ovvio che succedesse, era in undici e tentava di fare la partita, ha risposto colpo su colpo, prendendo anche una traversa clamorosa con il sempre più bravo Vasic, con un sinistro di controbalzo (gesto tecnico possibile solo a chi ha piedi speciali) da fuori area, che ha trovato impreparatao Frenno, costretto ad una goffa respinta, con palla che prilla sulla traversa e – vedi un po’ il caso – poi gli finisce tra le mani.

Naturalmente non mi stupisce, ma mi avvilisce, il “dalli all’untore”, subito messo in scena non solo dai tifosi ma anche dagli addetti ai lavori nei riguardi di mister Corini. Che avrà le sue responsabilità in questo mancato successo del Palermo al San Nicola di Bari, ma additarlo come unico e solo colpevole mi sembra quanto meno esagerato.

Certo, lui avrebbe dovuto dare le coordinate giuste, man mano che il tempo passava e non si riusciva a scardinare la strenua difesa del Bari, disposta a tutto – tipo i fanti del Piave nella Grande Guerra – pur di non far passare il nemico: disposta a gettarsi per terra ad ogni refolo di vento (non dico tackle e neanche tentativo di tackle) e restarvi per minuti e minuti.

Dice: ma l’arbitro ha anche allungato il recupero proprio per i troppi e reiterati perditempo dei baresi, ma se c’è un vero responsabilòe del pessimo spettacolo visto in campo, specialmente dal secondo tempo in poi, questi è l’arbitro, Maresca di Napoli. Non un pivelllo, dunque, ma un internazionale che avrebbe dovuto mostrare l’autorevolezza del direttore di gara esperto e sapiente e invece è andato nel pallone come se non peggio dei 22, anzi 32, in campo. Ha ammonito a casaccio a destra e a manca, una decina di gialli e due rossi per poi farsi sfuggire, come un principiante, sia il fallaccio di Maita su Vasic che il rigore – netto, plateale – di Di Cesare su Brunori, ormai ad un passo dal gol: per lui, nel primo caso era solo giallo e nel secondo era… simulazione di Brunori, tant’è che, alle legittime, sacrosante proteste del capitano rosanero, gli ha quasi sbattuto in faccia il cartellino giallo. Come a dirgli: “Giovanotto, a chi prendi per scemo?… Ti sei gettato!”. Incredibile, ma vero.

Con questo pistolotto, voglio solo sottolineare che l’arbitro, invece di far scorrere la partita, l’ha brutalizzata con le sue “mattane”, a cominciare da quella suola dello scarpino che gli sballonzolava soto i piedi sin dalla fine del primo tempo.

Ora io mi domando e dico: se un arbitro non controlla a tempo debito i suoi strumenti di lavoro come può controllare ( e dirigere) le alterne vicende di una aspra partita di calcio tra due buone, ottime squadre?.   

Tornando a Corini, non so dire di quanti peccati egli debba chiedere perdono,  se non quello – forse – che la sua squadra non ha gli attributi (cattiveria e, qualche volta, anche cialtroneria) per vincere certe partite diventate solo battaglia di garettti e gomitate e non più palleggio veloce e  verticalizzazioni. E, in mancanza degli e delle altre, mettere in campo una ferocia tale che da ogni zolla si debbano veder schizzare le scintille a mille metri di distanza.

Ecco, forse questo è il “limite” di mister Corini: se è vero, com’è vero, che ogni squadra esprime il carattere del suo allenatore, beh, il Palermo così affannato, confuso, trafelato degli undici contro nove, pare somigliargli perfino troppo.

E qui chiudo, perché non ho la sfera di cristallo nella quale guardare presente e futuro ma posso solo affermare, senza (quasi) tema di smentite, che a questa squadra – a prescindere dal carattere “coriniano” –mancano un esterno basso di sinistra (vi è stato fin qui adattato Caccaroni, che, palesemente, è un centrale) e un rifinitore (per tacere dell’esterno basso di destra, ruolo che o Mateju e il buon Buttaro, possono comunque degnamente coprire) .

Benvenuto Caminiti

Eugenio Corini nell’ambito delle sue direttive sul campo
testatina

Bari-Palermo 0-0: il tabellino

BARI (4-3-3): Brenno; Dorval, Di Cesare, Vicari, Ricci; Benali (85′ Pucino), Maiello, Maita; Sibilli (60′ Zuzek), Diaw (15′ Scheidler, 84′ Edjouma), Nasti (60′ Ménez). A disp.: Frattali, Perrotta, Matino, Bellomo, Faggi, Pucino, Lops, Morachioli. All. Mignani

PALERMO (4-3-3): Pigliacelli; Mateju, Lucioni, Marconi (69′ Buttaro), Ceccaroni; Vasic (78′ Saric), Stulac (69′ Mancuso), Gomes; R. Insigne (78′ Soleri), Brunori, Di Mariano (78′ Valente). A disp.: Desplanches, Nespola, Jensen, Segre, Nedelcearu, Damiani. All. Corini

Arbitro: Maresca di Napoli
Assistenti: Scarpa (Reggio Emilia) – Ricci (Firenze)
IV: Grasso (Ariano Irpino)
VAR: Marini (Roma 1)
AVAR: Longo (Paola)

Note ammoniti Marconi (P), Maita (B), Di Cesare (B), Sibilli (B), Brunori (P), Maiello (B), R. Insigne (P), Ménez (B), Brenno (B). Espulsi Maita (B) al 52′ e Di Cesare (B) per doppia ammonizione. Di Mariano (P) fallisce un calcio di rigore al 69′. Recupero: 8′, 8′
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