Monday, May 20, 2024
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Calcio – Serie B. Il Palermo pareggia al Barbera col Brescia e spreca l’opportunità per giocarsi i play off mentre i lombardi vanno ai play out. Dal Paradiso all’Inferno è un attimo

Finisce nell’esplosione di una rabbia indescrivibile di tutto lo stadio, un uragano di fischi nei quali la furia e lo stupore si mischiano insieme in un melange che gela il sangue nelle vene del vostro umile scrivano, che in settant’ani di milizia rosanero non si è sentito mai così umiliato come in questa uggiosa serata di tardivo autunno.


di Benvenuto Caminiti per il Quotidiano l’Italiano

PALERMO – Il calcio – ovvero,  la vita per Forrest Gump – è come una scatola di cioccolatini. Non sai mai cosa otterrai.  E infatti, ieri sera nello scontro bifronte play-off- playout, dalla scatola del calcio ne  è uscita una doppia coppia: i primi due, dolci e inebrianti come un elisir e gli altri due, amari e tossici come il veleno: il tutto nello spazio di una mezza dozzina di minuti, dal 44’ del primo al 9’ e all’11’ della ripresa.

In una cornice di pubblico, che definire una bolgia dantesca d’amore rosanero è perfino riduttivo, il Palermo parte a spron battuto e già al 4’ di gioco passa in vantaggio con un gol strepitoso di capitan Brunori (il suo diciassettesimo del campionato): palla rubata ad un avversario, scatto verso il centro a area e, pur pressato da tergo da Cistana, si gira di scatto e lascia partirte una saetta imprendibile, che si va  ad incastonare giusto nel sette alla sinistra di Andrenacci. 1-0 per il Palermo e il boato che segue alla prodezza di Brunori fa tremare le decrepite mura del vecchio, glorioso stadio della Favorita, del mio Stadio, che, da quasi vent’anni è intitolato a quello che è stato – e sempre per me rimarrà – il più grande e amato presidente dei centoventritrè anni della storia del Palermo.

Dominio assoluto per i restanti trentasette munti quando, ancora  lui, ancora il capitano, s’invola sulla fascia sinistra  (la preferita per suoi raids offensivi) , scarta un paio di bresciani e, giunto sul fondo, crossa al centro forte e teso… Là dove lo aspetta Tutino che di interno collo destro mette nell’angolino il pallone del meritassimo 2-0

… E poi comincia la ripresa e, per quanto ci affanniamo con i nostri opcchi ormai stanchi, non vediamo più il Palermo, perché,  letteralmente,  in campo non c’è più. Ne è rimasta appena l’ombra quasi del tutto impercettibile, tanto che la tremebonda banda bresciana riceve come una scossa, si rende conto di essere rimasta sola in campo e… ne approfitta: avanza di una ventina di metri il suo baricentro e si insedia nei sedici metri dell’area rosanero. E qui comincia un’altra partita, quella in cui a giocare, battersi e menare colpi all’impazzata è quella che, nel primo tempo, sembrava un’accozzaglia di giocatori tanto scarsi quanto rassegnati. E quest’altra squadra in tre minuti – sottolineo tre – pareggia i conti: prima, al 9’,  con Rodriguez e, poi, all’11’ con Aye: e tutte e due le volte presentandosi soli davanti all’inerme Pigliacelli.

A questo punto non solo io, che sono un vecchio barbagianni malato ancora di ideali e romanticismo, ma tutto lo stadio dei trentaduemila che lo fanno pulsare d’amor rosanero trasformandolo in una picaresca baraonda di canti, cori, inni, bandiere e striscioni; insdomma, di suoni colori, si aspetta la reazione del Palermo, che rimane, invece, come intrappolato in una sorta d’incantesimo che gli annebbia cervello e muscoli, così che è più facile aspettarsi il gol del sorpasso bresciano che quello del riscatto rosanero.

Insomma, del Palermo di prima non è rimasto nulla, neanche la sua peggiore controfigura.  Assistiamo, più increduli che inc…ti, al misterioso (l’aggettivo va letto oltre il suo letterale significato)  torpore dei rosanero, che si attorcigliano su se stesi come un serpente attorno alla sua preda, solo che, in questo caso, la preda è lui stesso: il Palermo.

Corini fa i primi cambi solo al 22’ e questa proprio – tra le tante di quest’anno – non l’abbamo capita: lui, come tutti noi trentaduemila, ha visto che la squadra non c’è più; da allenatore l’ha capito non dal 2-1 ma pure prima, quando il Brescia, già al 2’,  aveva già accorciato ma il gol era stato annullato dal Var per un fuorigioco di tre centimetri e, quindi, avrebbe dovuto fare immediatamente i cambi. Che , invece, rinvia di ben 11 minuti, come se quella che era rimasta in campo avesse ancora la minima pervenza di un a squadra di calcio.

Il resto della partita ve (e me) lo risparmio, perché l’ho vissuta come in trance (senti)mentale, ribellandomi con tutte le mie forze (che chiamerei nostalgie) ad una realtà incredibile, insopportabile, umiliante e, aggiungerei, vergognosa: un Palermo, che si fa uccellare (che brutto termine, ma proprio per questo, ci vuole) in tre minuti, menare per l naso, umiliare senza un palpito di rabbia, anzi di vita.

Finisce nell’esplosione di una rabbia indescrivibile di tutto lo stadio, un uragano di fischi nei quali la furia e lo stupore si mischiano insieme in un melange che gela il sangue nelle vene del vostro umile scrivano, che in settant’ani di milizia rosanero non si è sentito mai così umiliato come in questa uggiosa serata di tardivo autunno.

Vorrei chiudere qui perché scrivere per me vuol dire rivivere, quindi, in questo caso, soffrire di nuove le stesse pene dell’intero secondo tempo di ieri. E non voglio rimestare  in certi cartini d’odio e , peggio, pregiudizio, in base ai quali l’essere bresciano di Corini lo abbia in un carto senso offuscato la lucidità, sia in campo ( nel susseguirsi delle situazioni di gioco e risultato) sia prima della partita per il modo in cui l’ha psicologicamente vissuta, sia al termine, quando i suoi ragazzi, sia pure sotto il peso indicibile dell’umiliazione appena subita, si sonno avvicinati alla Curva Nord per i saluti ( ricevendone la bordata di fischi di cui ho appena fatto cenno), mentre lui se n’è filato via a testa bessa dritto verso gli spogliatoi.

Un’ultima dolente nota: ieri il Palermo, oltre al modo davvero barbino e umiliante con cui si è lasciato sfilar i play off che, a fine primo tempo, sembravano in  cassaforte, si è macchiato di un’altra imperdonabile colpa:  con la sua insulsa prestazione dal primo minuto della ripresa, ha mancato di rispetto ai suoi tifosi (peggio del peggiore degli insulti) che, in trentadue mila – praticamente sold out – hanno fatto vibrare, con il loro sterminato amore rosanero, tutto lo Stadio dal primo all’ultimo palpito di partita.

IL TABELLINO DI PALERMO – BRESCIA – ULTIMA DI CAMPIONATO

PALERMO (3-5-2) Pigliacelli 5.5; Mateju 5, Nedelcearu 5, Bettella 5.5; Buttaro 6.5 (22′ st Valente 5), Segre 5.5 (29′ st Saric 5.5), Gomes 5.5 (35 st Vido ng), Verre 5.5 (35′ st Broh ng), Sala 6; Tutino 6.5 (22′ st Soleri 5), Brunori 6.5. All. Corini 5 (a disp. Grotta, Massolo, Graves, Orihuela, Aurelio, Stulac, Damiani)

BRESCIA (4-3-1-2) Andrenacci 6.5; Karacic 6, Cistana 6.5, Mangraviti 6.5, Huard 7 (42’ st Adorni 6); Bisoli 7, Labojko 6.5 (42’ st Scavone 6), Björkengren 7 (32′ st Van de Looi 6); Adryan 5.5 (1′ st Listkowski 6.5); Ayè 7 (23′ st Bianchi 6), Rodriguez 7.5. All. Gastaldello 7 (a disp. Lezzerini, Muca, Ndoj, Niemeijer)

Arbitro: Maresca di Napoli 4

RETI: 4’ Brunori, 41’ Tutino, 54′ Rodriguez, 56′ Ayè

Note: Angoli 5-2

Ammoniti: Tutino, Sala, Andrenacci e Listkowski

testatina

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