Wednesday, May 22, 2024
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Clamoroso arresto del Procuratore Capo dell’Aia, l’Associazione Italiana Arbitri, Rosario D’Onofrio

Un’incredibile doppia vita che emerge dalla conferma arrivata dai vertici dell’Aia. Il “Giudice Sportivo” si è dimesso dopo essere finito al “gabbio”:


di Riccardo Colao (Il punto del direttore del Quotidiano l’Italiano)

ROMA – Lo scriviamo e lo scriviamo da tempo. Non tutto è limpido in quest’associazione. La notizia è clamorosa e lascia pensare a come e quali personaggi possono influire nel mondo calcistico determinando risultati che non sarebbero omologabili sotto il profilo sportivo.

Il procuratore capo dell’Aia, Associazione Italiana ArbitriRosario D’Onofrio, ex militare è stato arrestato, nell’ambito di un’operazione della Dda di Milano e della Guardia di Finanza con l’accusa di traffico internazionale di droga. La notizia perviene direttamente dall’agenzia ‘ANSA’ che l’ha ricevuta dagli ambienti arbitrali.

Rosario D’Onofrio ha presentato immediatamente le sue dimissioni e ora si trova nello stato di detenzione. Questo personaggio che, ovviamente, non è stato condannato da nessuna sentenza (è bene scriverlo perché siamo garantisti) era entrato nella disciplinare Aia nel 2013 sotto la presidenza Nicchi e nominato sotto quella di Trentalange a capo dell’ufficio che indaga sull’esistenza di eventuali irregolarità degli arbitri.

Come dire che a guardia di una banca si possa pensare di metterci un direttore infedele… All’Aia, la cosa non è stata presa molto bene tanto è che si è già schierata nel futuro processo quale parte lesa.

Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, appena appresa la notizia si è detto, tramite un comunicato diffuso all’ANSA “sconcertato” in merito alla notizia dell’arresto per traffico internazionale di stupefacenti del procuratore dell’Aia, Rosario D’Onofrio. “Ho subito chiesto riscontro al presidente Trentalange sulle modalità di selezione del Procuratore, in quanto la sua nomina è di esclusiva pertinenza del comitato nazionale su proposta del presidente dell’Aia. Una cosa è certa: la Figc assumerà tutte le decisioni necessarie a tutela della reputazione del mondo del calcio e della stessa classe arbitrale”.

Lo abbiamo denunciato da anni. Non tutto è limpido in questi ambienti dove la gente fa carriera su spintarelle e raccomandazioni, dove la bravura e l’efficienza sono considerati degli optional e dove il più delle volte si fa largo a persone incompetenti che sul campo sanno dimostrare una sola cosa: la presunzione e il desiderio di porsi in evidenza.

Non crediamo più a questo tipo di Associazione dove esistono personaggi come il procuratore capo Rosario D’Onofrio. E’ proprio vero che se il pesce puzza questo odore rancido parte proprio dalla testa.

Intendiamoci: auguriamo al D’Onofrio di poter dimostrare la sua innocenza ma francamente se fosse vero e se sarà appurato che ha le mani sporche nel traffico di droga…. sarà bene chiedersi se non sia il caso di operare una rivoluzione in questo ambiente depurandolo da tutti i sospetti e da qualsiasi favoritismo che possa dare corso a carriere rapide quanto dubbie.

Un arbitro non può essere promosso sul giudizio di chi può dispensare favori o accordarli. C’é bisogno di una classe arbitrale professionista cos’ come professionisti lo sono i calciatori. Non è più consentibile questo rapporto nel calcio del Terzo Millennio”.

Auspichiamo che il Governo e soprattutto il CONI (che poi è del calcio il governo legittimo) prendano posizione e facciano pulizia e soprattutto impongano nuove norme e nuove disposizioni in materia di giudici o direttori di gare che dir si voglia.

Riccardo Colao

Rosario D’Onofrio, Procuratore Capo degli Arbitri ….quando si dice che il pesce puzza dalla testa si comprende quanto i proverbi possano affermare verità

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