Sunday, April 21, 2024
Quotidiano Nazionale Indipendente


Continua la battaglia di TNI Ristoratori Italia contro il Governo Conte per le chiusure imposte alla categoria durante il lockdown

Tagliamento (TNI Italia): “Povera Italia. Aumento degli stipendi ai capigruppo alla Camera sì, ma per noi lo Stato ha le casse vuote. Non molliamo, ricorreremo in appello. I ristoratori attendono giustizia”


di Gianfranco Simmaco – dalla Redazione Centrale per il Quotidiano l’Italiano

FIRENZE – Ricorreranno in appello i ristoratori che hanno mosso l’azione collettiva contro il governo Conte per le regole imposte durante il lockdown. Il tribunale di Roma ha rigettato la causa perché secondo il giudice gli indennizzi ricevuti sono stati adeguati: lo Stato non poteva fare di più di quel che ha fatto, perché le casse sono vuote. Secondo i legali del Foro di Firenze – Gaetano Viciconte e Fabio Cappelletti – ci sono margini per ricorrere in appello.
“Noi non molliamo. Il giudizio si è concluso con la sentenza di rigetto del giugno scorso, con il giudice che nemmeno ha accolto la consulenza tecnico contabile tesa a valutare la congruità degli indennizzi. Cosa più unica che rara, non siamo però stati condannati a pagare le spese legali. Inoltre, tra i motivi della bocciatura del nostro ricorso è che lo Stato non ha soldi per rimborsarci. Li ha, però, per aumentare gli stipendi dei capigruppo alla Camera. Cosa dovremmo dire, allora, noi ristoratori, ma anche le famiglie, allo stremo per i continui rincari? Quello che abbiamo ricevuto come indennizzo durante i lockdown sono briciole, mediamente il 5 per cento del fatturato annuo, un’inezia rispetto a quelli riconosciuti da altre nazioni europee, come Germania e Inghilterra, dove si è coperto circa l’80% del fatturato”, commenta la segretaria nazionale di TNI Ristoratori Italia, Cristina Tagliamento. “Per questo vogliamo e attendiamo giustizia. Tutti noi abbiamo rispettato la legge e ci siamo adeguati ai provvedimenti, ma attendevamo che lo Stato facesse lo stesso e riconoscesse in noi l’esempio di sana e corretta imprenditoria che però adesso rischia di scomparire.  Siamo centinaia di aziende di tutta Italia e uniti continueremo questa battaglia”.

“Il rigetto – spiegano gli avvocati Gaetano Viciconte e Fabio Cappelletti, del Foro di Firenze, che seguono l’azione collettiva, presentata il 22 febbraio 2021 per chiedere un accertamento del diritto all’ottenimento di equo indennizzo, tenendo conto della riduzione del fatturato, dei costi variabili e fissi, del danno da perdita di clientela e da perdita del valore aziendale nel suo complesso – è basato sostanzialmente sul fatto che, secondo il giudice di prime cure, non sono sindacabili nel merito le ‘scelte politiche’ volte alla quantificazione dell’indennizzo le quali, peraltro, hanno, sempre secondo il Tribunale, comportato per lo Stato l’esborso di somme al limite della propria capacità finanziaria”.  “Non condividiamo le conclusioni a  cui perviene il giudice di primo grado perché – sottolineano – il sacrificio richiesto ai ristoratori non è stato equamente indennizzato”.

n presidio fatto da una delegazione di TNI sotto il tribunale di Roma durante una delle udienze
Cristina Tagliamento
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