Sunday, December 4, 2022
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“Il Capobanda di Aldo Cazzullo”, un libro che ha il merito di non rivelare nulla di nuovo sulla figura di Mussolini

Voler ritrarre il Duce come un “capobanda” non solo è un falso storico tendenzialmente offensivo e riduttivo ma è soprattutto una teoria bizzarra che limita fortemente l’impegno di Aldo Cazzullo come figura proiettata nella ricostruzione biografica di un protagonista del ‘900. Consiglio a chiunque di risparmiare la duplice fatica di leggerlo e soprattutto di acquistarlo.


di Riccardo Colao – Editoriale del direttore del Quotidiano l’Italiano

ROMA – Da uno che di cognome fa Cazzullo onestamente ci aspettavamo di meglio. Dopo aver acquistato e letto il suo ultimo volume “dall’originalissimo” titolo “Mussolini il Capobanda” ci siamo resi conto di come la ricerca storia si sia fermata alla citazione di frasi trite e ritrite, conosciute e pubblicate da tutti coloro i quali hanno voluto cimentarsi sulla storiografia ducesca.

Secondo Cazzullo: «Cent’anni fa, in questi stessi giorni, (il riferimento è all’ottobre del 1922 n.d.d.) la nostra patria cadeva nelle mani di una banda di delinquenti, guidata da un uomo spietato e cattivo. Un uomo capace di tutto; persino di far chiudere e morire in manicomio il proprio figlio, e la donna che l’aveva messo al mondo».

Già in queste prime tre righe gli storici di professione avrebbero abbandonato il possesso del volume dalle mani relegandolo in qualche parte recondita della loro biblioteca.

E’ risaputo che Mussolini non divenne Presidente del Consiglio dopo un cruento duello rusticano o peggio dopo una parvenza di battaglia sanguinosa. E’ stato provato come “La Marcia su Roma” altro non fu che una “gita” dove i protagonisti poterono sfilare dentro Roma solo dopo che l’on. Mussolini ricevette la nomina con invio di un telegramma da parte del Re e che il “cattivone” giunse alla convocazione al Quirinale viaggiando addirittura in vagone letto”…

Mussolini infatti formò un governo di coalizione nel quale parteciparono i popolari, i liberali e tutte le forze politiche con esclusione della sinistra per lo più socialista (i comunisti si erano appena costituiti in partito politico dopo la scissione di Livorno il 21 gennaio del 1921). L’inizio della “dittatura” vera e propria risale al gennaio del 1925 quando Mussolini, dopo il clamore derivato dal sequestro ed uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti, pronunziò il famoso discorso in cui – a suo dire – “Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto...

Basterebbero solo queste premesse per far comprendere al lettore come l’opera del Cazzullo sia soltanto un pretesto per abbondare le pagine di un tomo che non ha alcuna sostanziale pretesa di rifarsi alla Storia e ai documenti originali.

Sempre vagando tra queste pagine scopriamo con stupore che per Cazzullo Mussolini resta secondo il suo lapidario giudizio a cui arriva per una serie di dichiarazioni “scoperte” tra i tantissimi tomi seri e incollate sul suo “Una figura di cui la maggioranza degli italiani si è fatta un’idea sbagliata: uno statista che fino al ’38 le aveva azzeccate quasi tutte; peccato l’alleanza con Hitler, le leggi razziali, la guerra“.

Lapalisse non avrebbe saputo descrivere meglio la situazione per la quale Mussolini passò da “grande statista” con i complimenti persino di Churchill (tanto per citare un nome) a “perdente“. A cose fatte tutti poterono affermare che il Duce sino al 1938, quando ritornò vincitore da Monaco portando a casa la pace per l’Europa e per il Mondo, era considerato una grande personalità diplomatica e politica. Sbagliò ad allearsi con Hitler? Fece l’errore di seguirlo nelle politiche razziali anti-ebraiche? Commise un errore a dichiarare guerra contro i nemici della Germania allineandosi all’Asse? Lo dicono, lo attestano manifestamente i fatti. Lo rivela la Storia. Non c’era bisogno che un Cazzullo qualsiasi giungesse a queste conclusioni per stupire i lettori scoprendo l’acqua calda. Che razza di novità era… prima della pubblicazione di questo libro? Che razza di scoperta è, ora che ha appurato cose e riflessioni risapute?

Secondo Cazzullo “prima del ’38 Mussolini aveva provocato la morte dei principali oppositori: Matteotti, Gobetti, Gramsci, Amendola, don Minzoni, Carlo e Nello Rosselli. Aveva conquistato il potere con la violenza – non solo manganelli e olio di ricino ma bombe e mitragliatrici -, facendo centinaia di vittime. Fin dal 1922 si era preso la rivincita sulle città che gli avevano resistito, con avversari gettati dalle finestre di San Lorenzo a Roma, o legati ai camion e trascinati nelle vie di Torino. Aveva imposto una cappa di piombo: Tribunale speciale, polizia segreta, confino, tassa sul celibato, esclusione delle donne da molti posti di lavoro. Aveva commesso crimini in Libia – 40 mila morti tra i civili -, in Etiopia – dall’iprite al massacro dei monaci cristiani -, in Spagna. Aveva usato gli italiani come cavie per cure sbagliate contro la malaria e per vaccini letali. Era stato crudele con tanti: a cominciare da Ida Dalser e dal loro figlio Benitino.“.

Un insieme di nefandezze che per poter essere attribuite a un solo uomo Mussolini avrebbe dovuto avere una “decina di vite” e non i circa 62 che gli fu concesso di vivere quando venne catturato dai partigiani e ammazzato dagli emissari e dirigenti del Partito Comunista Italiano (coperti dalla sigla del C.L.N.) che, tanto per tenere fede alla loro incapacità di gestire la “verità” riuscirono a coprire di menzogne persino il suo omicidio e quello della donna che lo amava, Claretta Petacci che, fascista non era, e nemmeno avrebbe potuto avere colpe specifiche sulle scelte e le decisioni del Duce. Mussolini fu l’unico dittatore che mirò a salvare le vite ai suoi antagonisti (con alcuni dei quali era realmente amico come Pietro Nenni e Nicola Bombacci) ordinandone la deportazione (questo sì) nelle isole e negli esili ma senza giungere a epiloghi sanguinosi. Il delitto Matteotti non fu mai ordinato dal capo del governo e si consumò in un clima di spedizione punitiva, a totale sua insaputa, mirante alla classica azione di minaccia e intimidazione, poi purtroppo sfociata nell’omicidio da parte di un branco di esaltati manigoldi che mai avrebbero immaginato come proprio quell’omicidio avrebbe trascinato lo stesso Mussolini in una cristi istituzionale che solo l’Aventino (dove l’opposizione si ritirò) gli permise di superare.

La scheda segnaletica del socialista Benito Mussolini registrata dalla Polizia Svizzera

Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!“. Era il 3 gennaio 1925 quando Mussolini pronunciò questa frase in Parlamento ed è chiaro come essa stessa, utilizzata per annunciare la svolta autoritaria, non possa essere considerata un’ammissione di colpa ma il lancio del guanto di sfida al parlamentarismo liberal-democratico che, sino a quel momento, il Capo del Governo aveva rispettato e a cui si era deguato.

La perla, tra le tante, che contraddistingue l’inutile, per le conoscenze storiche, opera, è il riferimento alla vicenda Dalser. Il figlio nato dal rapporto con Ida, chiamava Benito Albino, Dalser (Milano, 11 novembre 1915 – Mombello di Limbiate, 26 agosto 1942), noto anche con i cognomi Mussolini e Bernardi (dal nome del padre adottivo). Mussolini incaricò il fratello Arnaldo (almeno fino a quando ebbe la fortuna di campare) di provvedere alle esigenze del giovane. La stessa data di nascita di Benito Albino (1915) è ben antecedente a tutto ciò che accadde dal 28 ottobre 1922 in poi.

Mussolini consumò effettivamente un rapporto amoroso, erotico e sentimentale con Ida Dalser, nel periodo in cui era attivista socialista e direttore del quotidiano l‘Avanti, e quando divenne Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia, fu reso sistematicamente oggetto di ricatti da parte della stessa che strombazzava in pubblico di essere lei la vera e sola moglie del cav, Benito, e non Rachele Guidi, madre di Edda.

Cazzullo insiste: “La guerra non fu un impazzimento del Duce, ma lo sbocco logico del fascismo, che sostiene la sopraffazione di uno Stato sull’altro e di una razza sull’altra“.

Ovvio come Cazzullo non ricordi, non faccia riferimento, ignori che il colonialismo e le guerre improntate per conquistare aree, negli altri continenti, al fine di trarre vantaggi e per migliorare la vita degli stati europei come Francia, Belgio, Germania, Austria, Portogallo e Inghilterra erano state sin dalla metà dell’800 la regola con cui venivano risolte le questioni territoriali. Mussolini non fece altro, con la conquista dell’Africa Orientale, che allinearsi a quanto gli stati europei avevano regolarmente messo in atto. Tutto va ricollegato alle epoche. Oggi, sicuramente, persino i “fascisti” più fedeli non avrebbero seguito il Duce nell’impresa.

Secondo qualche critico, che – da suo fans – vuol bene a Cazzullo, “l’autore demolisce un altro luogo comune: non è vero che tutti gli italiani sono stati fascisti“. Sicuramente non tutti gli italiano furono fascisti (e ci sarebbe mancato altro) ma è fuor di dubbio che Mussolini ebbe un consenso stratosferico sempre crescente che toccò il culmine tra il 1936 ed il 1938, per cui non è sbagliato rilevare come storicamente gli italiani furono vicini a lui in quanto figura di Capo del Governo e fondatore del partito che, volenti o nolenti, raccolse milioni di iscritti. A cominciare da De Felice per finire a Pansa, tutti gli storici concordano che il Duce visse il suo ventennio nella più totale accondiscendenza della maggioranza del popolo d’Italia e che coloro che, pubblicamente o in privato, fossero contrari erano in nettissima minoranza.

Volerlo ritrarre come un “capobanda” al comando di una orda armata non solo è un falso storico tendenzialmente offensivo e riduttivo della personalità politica e istituzionale che “l’uomo della Provvidenza“, come lo definirono dal Vaticano a seguito dei Patti Lateranensi (1929) (e più specificatamente Papa Pio XI al secolo Ambrogio Damiano Achille Ratti), ma è soprattutto una teoria bizzarra, fantasiosa e antistorica che limita fortemente l’impegno di Aldo Cazzullo come figura proiettata nella ricostruzione biografica di un protagonista del ‘900.

Un parere finale sul libro? Consiglio a chiunque ami la Storia ben raccontata e ben scritta di risparmiare la duplice fatica di leggerlo e soprattutto di acquistarlo.

Riccardo Colao

Testatina rossa

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