Thursday, May 30, 2024
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Satira e sfottò per gli ammalati di tifo calcistico. Caso “Cosenza”: perché Pietro Iemmello non può essere sanzionato.

Come in un rito catartico in cui entra in gioco il senso dell’appartenenza al gruppo e attraverso il quale senso si dà vita, domenica dopo domenica, all’epopea della propria comunità e all’esaltazione dell’atto collettivo. Si sprigionano forze ancestrali, mitiche, che diventano energia e pathos comune, in un clima che può indurre il singolo a sentirsi partecipe di uno stato vicino a una “trance collettiva”. I cori sono intonati in genere a sostegno della propria squadra o, al contrario, possono avere come bersaglio i tifosi e i calciatori della squadra avversaria.


di Aristide Anfosso dalla Redazione Catanzarese del Quotidiano l’Italiano

Il trainer Vivarini assieme al nostro Aristide Anfosso

CATANZARO – È LUNEDÌ… Super Catanzaro, Super Iemmello. Tutto inizia nell’antica Grecia, con il “ditirambo” un “canto a Dioniso” che veniva eseguito sotto l’ispirazione del vino. Inizialmente era intonato da un gruppo di persone dirette da un corifeo. Si trattava di una composizione poetica corale, dove poesia, musica e danza erano fuse insieme e tutte e tre indispensabili in ugual misura. La danza collettiva, drammatica e rapida, era eseguita in circolo da danzatori incoronati da ghirlande; l’exarchōn rappresentava lo stesso Dioniso, mentre i coreuti lo accompagnavano con lamentazioni e canti di giubilo. Dai canti a Dioniso al teatro greco il passo successivo.

Dobbiamo arrivare al teatro San Cassiano di Venezia, primo teatro pubblico per l’opera in musica, inaugurato nel 1637, per rivedere attivo il pubblico con gruppi di “spett-attori” che metteno in scena, analizzano e trasformano la realtà che essi stessi vivono. Veniamo ai tempi nostri. Cosa sia stato il calcio senza pubblico lo abbiamo visto e vissuto tutti in epoca Covid.

Uno spettacolo deprimente. Il calcio, senza il pubblico, è privo di pathos, privo di vitalità, difficile pensarla diversamente. Perché il calcio è uno sport che nasce e vive nello stadio, dove i calciatori sono i protagonisti ma dove i tifosi non sono solo spettatori ma anche attori, parte integrante dello spettacolo. In Italia il primo gruppo regolamentato da una gerarchia nasce nel 1968 a sostegno del Milan, ma coloro che hanno utilizzato per primi il termine Ultras sono stati i tifosi della Sampdoria nel 1969 con gli “Ultras Tito Cucchiaroni”, seguiti da Torino, Firenze e Bologna nel corso della prima metà degli anni ’70. Gli Ultras con i cori e i canti, insieme alle bordate di fischi, alle coreografie, ai boati di gioia o anche di disappunto, o disperazione, realizzano uno degli ingredienti fondamentali che compongono quel fenomeno sociale di ritualità collettiva che va in scena in occasione delle partite. Si liberano così emozioni, stati d’animo, sentimenti.

Come in un rito catartico in cui entra in gioco il senso dell’appartenenza al gruppo e attraverso il quale senso si dà vita, domenica dopo domenica, all’epopea della propria comunità e all’esaltazione dell’atto collettivo. Si sprigionano forze ancestrali, mitiche, che diventano energia e pathos comune, in un clima che può indurre il singolo a sentirsi partecipe di uno stato vicino a una “trance collettiva”. I cori sono intonati in genere a sostegno della propria squadra o, al contrario, possono avere come bersaglio i tifosi e i calciatori della squadra avversaria. A volte, come nel caso indotto dal Super Bomber Catanzarese Pietro Iemmello, vengono intonati nei confronti di un club diverso dall’avversario del momento, per il solo fatto che esiste, nei suoi confronti, una tradizione di rivalità calcistica forte e sentita. Lo scopo è solo quello di colpire l’orgoglio e la reputazione di calciatori e di tifoserie avverse, di restituire al mittente qualcosa che magari era stata “consegnata” in precedenza, specie in un momento di gioia ed esaltazione collettiva. Tutto è lecito nello spettacolo del calcio purché non si arrivi a discriminazioni sociali o razziali. È lecito e teatrale pertanto che i tifosi diventino protagonisti attori e persino che i calciatori diventino “Ultras”. Per conto mio: “Bravo Iemmello, Super Bomber e Marinoto Catanzarese”. I sassolini dalle scarpe , quando è il momento, bisogna sempre toglierli. Una vita senza passioni, sentimenti ed emozioni non è mai augurabile a nessuno. Per il resto… siamo tutti Calabresi.

L’abbraccio Noto Iemmello sul terreno dell’Atechi di Salerno

testatina

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