Sunday, December 4, 2022
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“A Parigi e a Londra senza un soldo”. Nel “romanzo verità” di George Orwell il declino dell’Occidente alla vigilia della II Guerra Mondiale

Nel suo peregrinare tra una strada di Parigi prima, e di Londra dopo, Orwell venne a contatto con il mondo sommerso dei senzatetto, di quell’umanità visibile solo a tratti e che avrebbe condotto l’Europa ad essere travolta dalle ideologie.


di Giovanna Curone (Redazione Letteraria) per il Quotidiano l’Italiano

Nel vasto panorama di questi scrittori che hanno lasciato il seme della politica legata al costume, l’opera letteraria di George Orwell rappresenta un caso unico nel suo genere.

Nato nel 1903 in Bengala, il padre era un funzionario statale dell’Impero Britannico, il futuro scrittore, anche lui dipendente del governo di Sua Maestà lasciò l’incarico preferendo la povertà al dover sottostare alle sopraffazioni del rigido colonialismo britannico.

Fu una decisione drammatica, forse irrazionale che ebbe conseguenze significative sulla vita di Orwell, prima fra tutte la tubercolosi contratta a causa della vita di stenti a cui sottostò per lungo tempo prima di divenire celebre.

Nel suo peregrinare tra una strada di Parigi prima, e di Londra dopo, Orwell venne a contatto con il mondo sommerso dei senzatetto, di quell’umanità visibile solo a tratti e che avrebbe condotto l’Europa ad essere travolta dalle ideologie.

Un’esperienza che spinse Orwell ad abbracciare l’ideale comunista, scelta di cui si pentì molto presto e che viene da lui narrata nel suo saggio “Omaggio alla Catalogna”.

Nella sua vasta opera letteraria, “A Parigi e Londra senza un soldo”, rappresenta comunque l’inizio di una presa di coscienza dell’autore sui mali sociali ed etici di una società destinata alla decadenza.

“A Parigi e a Londra senza un soldo” è un libro-verità di George Orwell, scrittore e uomo particolare capace di fissare le contraddizioni dell’Europa del dopoguerra. Il romanzo è un diario-inchiesta sulla vita dei vagabondi: cosa fanno, come vivono, dove alloggiano.

Ossessione dei senzatetto è trovare i soldi per dormire in un ricovero per mendicità. I prezzi non sono tutti uguali e le camerate sono sporche, con cimici e biancheria lurida. A Parigi Orwell, non senza fatica, trova un lavoro come “plongeur” ovvero come lavapiatti in un locale che, pur essendo all’apparenza lussuoso, aveva una cucina in un sotto interrato dove avveniva di tutto: il sudiciume, causa la velocità con cui dovevano preparare i piatti, era tale che c’erano topi ovenque che banchettavano tra l’immondizia abbandonata sul pavimento. Se cadeva qualcosa di commestibile come, per esempio un pezzo di pollo, non lo si scartava ma lo si puliva nell’acqua dove annegavano i piatti sporchi oppure veniva pulito con un asciugamani peggiore dell’acqua sporca. La paga era minima e lo scrittore si trova a spenderne buona parte per un ricovero di fortuna. In casi estremi c’era il Monte di Pietà dove i poveretti impegnavano i propri stracci in cambio di qualche soldo: si spogliavano dei loro indumenti per ricoprirsi con altri stracci ancora più puzzolenti.

George Orwell al lavoro sui tasti della sua macchina per scrivere

A Londra la situazione non è migliore: qui il protagoista incontra altri barboni che dormono sull’Enbankement e che fanno la fila all’ostello di mendicità. Scritto in prima persona, l’opera induce alla riflessione quando Orwell fa parlare un certo Bozo, di professione disegnatore sui marciapiedi, di stelle e pianeti sognando su come sarebbe la vita su Marte. Bozo è zoppo a causa di un’incidente sul lavoro. Lo scrittore non capisce come sia stato indennizzato con poche sterline visto che era caduto da un’impalcatura. “Sei caduto su un piede solo, amico. E ringrazia il cielo di non essere caduto su tutti e due altrimenti ti saresti rinchiuso come una fisarmonica”. Questo era quanto gli aveva detto il medcio, ma a Bozo il piede faceva male e l’uomo era sicuro che glielo avrebbero amputato.

Il romanzo rivela alcune conclusioni: 1) a Parigi è consentito dormire sulle panchine, a Londra no per cui i barboni dormono su una panca appoggiati ad una corda ma vengono svegliati alle 5 della mattina. Dormono particolarmente male a causa dei rumori dei tram e delle luci delle insegne pubblicitarie. 2) A Coffin, un soibborgo, si dorme per 4 penny per notte mentre il prezzo sale negli altri ritrovi, ma si dorme dentro una cassa con un’incerata sopra, con cimici e tanto freddo.

Dopo questa esperienza l’autore conclude facendo le seguenti promesse: 1) non impegnerà mai i suoi abiti, 2) non si aspetterà un ringraziamento da un mendicante quando gli avrebbe fatto un’elemosina, 3) non si sorprenderà se ai disoccupati manca energia (fanno la fame), 4) non rifiuterà un volantino, 5) non gusterà mai un pranzo in un ristorante di lusso.

“É questo per cominciare!” dice Orwell. Inoltre afferma che non avrebbe mai più rinunciato alla propria dignità di uomo.

Giovanna Curone

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