Tuesday, April 16, 2024
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Calcio – Serie B. Il Lecco “espropria” il Barbera e lascia a bocca asciutta Lucioni e compagni. Ora il Palermo dopo il tonfo casalingo deve trovare energia e stimoli per il riscatto

Un assalto, quello dell’intera ripresa, guidato dal “nostromo”, che, da regista della difesa, s’improvvisava anche regista d’attacco , perfino, finalizzatore, se è vero che, sia un suo dribbling nell’area piccola avversaria che il calcio di rigore al 96’ sono stati opera sua e della sua indomita voglia di lottare e dare l’esempio. Il “nostromo” si è sdoppiato, triplicato in difesa, a cenrtrocampo e in attacco: sarebbe bastato che almeno metà della sua ciurma ne seguisse l’esempio…


di Benvenuto Caminiti per il Quotidiano l’Italiano

PALERMO – Dopo l’amara sconfitta contro il Lecco, Lucioni, “Il nostromo”, ci mette la faccia e parla da leader, senza trincerarsi dietro le solite frasi fatte e i soliti miserevoli alibi della “sfortuna” e della “giornata sbagliata”: “ Se qualcuno , prima della partita, pensava: tanto giochiamo contro l’ultima in classifica e ne faremo un solo boccone, beh, come si è visto, si sbagliava di grosso!”. Noi siamo quelli che devono vincere il campionato,  qui vengono tutti per fare la partita delll’anno, si chiudono in difesa e ripartono… A un certo punto ho visto dieci giocatori del Lecce tutti sulla linea della porta… Ma non ci sono scuse che tengano perché noi siamo il Palermo e dobbiamo giocare da Palermo, seguendo sempre le indicazioni del nostro allenatore!”.

Poter contare su un giocatore e, ancor più su un leader come Fabio Lucioni, rappresenta l’ancora di salvezza anche dopo una prestazione disarmante come quella di ieri pomeriggio contro il baldanzoso Lecco di Bonazzoli.

Partiti a razzo, già al primo minuto di gioco, i rosanero sfioravano il gol con Mancuso, che di piatto destro da due metri batteva a colpo sicuro, su cross avvogente di Lund dal fondo: ci voleva un riflesso felino di Melgrati per sventare in angolo quella palla che sembrava già dentro.

Invece, pochi minuti dopo , era l’8’, alla prima ripartenza del Lecco, Palermo tutto sbilanciato in avanti e difesa rosa scoperta, Crociata raccoglieva un cross dal fondo e, libero come un uccello in volo, batteva l’incolpevole Pigliacelli.

Incredibile ma vero, nella fornace del Barbera, dove in ventiseimila tifavano senza un attimo di tregua, ad esaltarsi era il ”piccolo”  Lecco, che si chiudeva a riccio per difendere l’insperato,  imprevisto vantaggio.

Sotto la spinta travolgente del “Barbera”  il Palermo prendeva d’assedio la metà campo bluceleste e sfiorava in tre occasioni il pari, sventate sempre dalle parate prodigiose di un Melgrati in giornata di grazia. Prima su Soleri, poi su Mancuso e infine su una  punizione poco oltre il limite di Stulac, che batteva alla sua maniera, così come aveva fatto sei giorni prima con lo Spezia, al 104’ di gioco: palla che sale e poi, all’improvviso “cala” nel sette, là dove il portiere “normale”, piazzato sul lato scoperto dalla barriera, non “dovrebbe” arrivare… A  meno che non si chiami Melgrati, che sta vivendo la domenica della vita, quella in cui niente e nessuno può violare la sua porta. Il ventinovenne portiere lombardo, pur non potendo veder partire la palla, scatta ugualmente verso la sua sinistra e riesce a sfiorare quel pallone e a mandarlo a picchiare sotto la  traversa. Per riuscire a tanto, sbatte contro il palo e resta esanime per terra. Ci vogliono medico e massaggiatore per rimetterlo in piedi, giusto in tempo per vedere la sua squadra, nel secondo contropiede della giornata, segnare con Sersanti il gol del doppio vantaggio.

Il tempo finisce con i due gol del Lecco, che ha solo sfruttato gli spazi che il Palermo, tutto proiettato all’attacco, gli lasciava. Il tutto nel crepitare del tifo strepitoso dei ventiseimila che intonavano i cori  (“Olè… Olè… Olè… Rosa-Nero… Olè”…, come se in vantaggio di due gol fosse il Palermo e non il Lecco. Questa è la forza di un pubblico meraviglioso, che tifa per la propria squadra a prescindere dal risultato. Un tifo che vorrebbero avere tutti, ma che nessun’altra squadra, almeno in serie B, possiede. Eppure, tanto amore, tanta passione diventa quasi un boomerang, come se , invece di esaltare i propri giocatori, il grande tifo che arriva dagli spalti, scateni l’orgoglio della squadra ospite, che quadruplica le sue forze, ne trova di inesplorate e sfodera la partita dell’anno. Non si spiega altrimenti come il piccolo Lecco resista per tutto il primo tempo all’assalto del Palermo, scopra che tra i pali non ha un portiere “normale” ma un gigante dalle cento braccia; che trovi la forza, la lucidità e il cinismo per colpire mortalmente il Palermo due volte su due in contropiede.

Per il gioco visto in campo nel primo tempo, risulta difficile, se non impossibile, affermare che lo 0-2 fosse il risultato giusto.

Anche con lo Spezia il Palermo aveva subito il doppio svantaggio ma poi aveva ripreso in pugno le redini del gioco ed era approdato, sia pure con quattrordici minuti di recupero, al pareggio.

Stavolta, invece, pur con i cambi effettuati da Corini (Aurelio, Insigne, Brunori ed Henderson) il Palermo, sotto la spinta poderosa dei suoi tifosi, si è insediato nella metà campo bluceleste, ma l’ha fatto più di rabbia che di gioco, così che Melgrati non è stato più costretto a sfoderare interventi-monstre, tranne che per l’ennesima traversa di Soleri, oggi per la prima volta titolare al posto di Brunori, colpito in settimana da un grave lutto.

Gli attacchi furiosi dei Palermo hanno prodotto solo mischie, corner e punizioni ma niente di veramente letale per il bravo, bravissimo Melgrati. Mettici pure, un avversario sempre pronto a ripartire con le sue due velocissime ali e un centravanti boa – Novakovic – che sembrava un pilastro, impossibile sia da abbattere che da aggirare.

Non serviva neanche la buona vena di Brunori , subentrato a Di Francesco al 55’, che ha pure segnato a due minuti dal termine con un volo a mezzaltezza il gol dell’1-2, solo che lo ha fatto non di testa ma con la mano sinistra, che il piccolo ma mobilissimo Piccinini di Forlì ha visto, aiutato anche dalla bandierina subito alzata  dell’assistente.

Un assalto, quello dell’intera ripresa, guidato dal “nostromo”, che, da regista della difesa, s’improvvisava anche regista d’attacco , perfino, finalizzatore, se è vero che, sia un suo dribbling nell’area piccola avversaria che il calcio di rigore al 96’ sono stati opera sua e della sua indomita voglia di lottare e dare l’esempio. Il “nostromo” si è sdoppiato, triplicato in difesa, a cenrtrocampo e in attacco: sarebbe bastato che almeno metà della sua ciurma ne seguisse l’esempio…

Non per prendere posizione sul fronte tecnico-tattico, perché non è questo il compito del cronista, che deve solo dar testimonianza di quel che ha visto, e deve farlo con rigore e obiettività, ma addebitare la responsabilità di ogni sconfitta, specie se amara e imprevista come quella di ieri contro il piccolo Lecco, sempre e solo a Corini, mi sembra, oltre che semplicistico, ingiusto. Se quando si vince è merito di tutta la squadra, allenatore compreso, quando si perde , il demerito è di tutta la squadra, allenatore compreso.

“Mi spiace per questo magnifico pubblico, che come sempre ci ha sostenuto dal primo all’ultimo minuto di gioco“, dice Corini nel post partita .

Gli si legge nel volto la voglia matta di rifarsi. Si spiega così perché, al triplice fischio, lui che non lo aveva fatto mai, ha riunito  la squadra, con tutti i giocatori  abbracciati in circolo: ha parlato ai suoi ragazzi, li ha sicuramente rincuorati per la sconfitta e ricordato loro che già sabato potranno riscattarsi contro un avversario di blasone come la Samp e poi, al successivo, match interno col Cittadella, ritrovare l’amore di tutto lo Stadio, Curva Sud compresa, la sola che aveva sonoramente fischiato i rosanero mentre sì’infilavano nel tunnel degli spogliatoi.

Benvenuto Caminiti

Un assalto, quello dell’intera ripresa, guidato dal “nostromo” lCIOI che, da regista della difesa, s’improvvisava anche regista d’attacco , perfino, finalizzatore, se è vero che, sia un suo dribbling nell’area piccola avversaria che il calcio di rigore al 96’ sono stati opera sua e della sua indomita voglia di lottare e dare l’esempio. Il “nostromo” si è sdoppiato, triplicato in difesa, a cenrtrocampo e in attacco: sarebbe bastato che almeno metà della sua ciurma ne seguisse l’esempio…

IL TABELLINO DI PALERMO – LECCO 1 – 2  

PALERMO (4-3-3): Pigliacelli; Mateju (46′ Graves), Lucioni, Ceccaroni, Lund (75′ Aurelio); Vasic (35′ Henderson), Stulac, Gomes; Mancuso (55′ Insigne), Soleri, Di Francesco (55′ Brunori). A disp.: Desplanches, Kanuric, Nedelcearu, Marconi, Segre, Valente. All. Corini.

LECCO (3-4-1-2): Melgrati; Lepore (66′ Lemmens), Celjak, Bianconi, Caporale; Ionita, Galli (62′ Giudici), Crociata (79′ Degli Innocenti); Buso (62′ Tenkorang), Novakovich (79′ Eusepi), Sersanti. A disp.: Saracco, Bonadeo, Battistini, Donati, Di Stefano, Pinzauti, Tordini. All. Bonazzoli.

ARBITRO: Piccinini di Forlì (Laudato-Bahri).

MARCATORI: 8′ Crociata, 42′ Sersanti, 96′ rig. Brunori

NOTE: ammoniti Celjak, Caporale, Mateju, Stulac

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