Tuesday, April 16, 2024
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Non c’é due senza tre e la Legge dello “spezzatino misto”

Un recente provvedimento toglie ogni vincolo di mandato ai Sindaci dei circa 5.300 Comuni sino a 5.000 abitanti, e lo estende a tre mandati per quelli tra 5.000 e 15.000 abitanti; di qui l’entusiasmo per la “vittoria”.
Dei 7.914 attuali Comuni, resterebbero con il vincolo dei due mandati soltanto 730, il che la dice lunga sul nostro riformismo a spezzatino misto con patate ed aromi. Se si è sparso un po’ di spezzatino sui mandati a beneficio di chi farà il Sindaco a vita con pieni poteri, la ciccia della questione è fare una riforma complessiva dell’Ente Comunale, che secondo la Costituzione (Art.5) incarna l’autonomia amministrativa, ma anche la rappresentanza e la partecipazione dei cittadini, attraverso nuovi e più forti poteri ai Consigli Comunali ed alle Giunte, nuovi istituti di partecipazione, quali Consulte civiche, referendum, Commissioni Consiliari con poteri d’indirizzo, ecc.

By L'Italiano , in Cronaca Italiana Editoriali In Evidenza Politica Italiana Rubriche , at 17/02/2024 Tag: , , , ,

L’Opinione di Francesco Chiucchiurlotto dalla Redazione Politica per il Quotidiano l’Italiano

VITERBO – Non mi trova affatto d’accordo l’entusiasmo espresso dal Presidente di ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Sindaco di Bari, Antonio Decaro, a proposito della rimodulazione del numero dei mandati che l’originaria legge di riforma del TUEL (Testo Unico degli Enti Locali) la l.n°81/ 1993 , aveva fissato essere due e non più di due.

Un recente provvedimento toglie ogni vincolo di mandato ai Sindaci dei circa 5.300 Comuni sino a 5.000 abitanti, e lo estende a tre mandati per quelli tra 5.000 e 15.000 abitanti; di qui l’entusiasmo per la “vittoria”.

Dei 7.914 attuali Comuni, resterebbero con il vincolo dei due mandati soltanto 730, il che la dice lunga sul nostro riformismo a spezzatino misto con patate ed aromi.

Decaro, in un comunicato, indica quest’ultima frontiera come “nuova battaglia democratica” da intraprendere, contro una decisione “ingiusta, immotivata e probabilmente incostituzionale!” mi viene da dire, scusami, dopo 30 anni, denuncia anche tarduccia!

Ma al Presidente di ANCI credo sfugga il punto vero della questione istituzionale che la legge del 1993 poneva, nel bel mezzo della temperie di Tangentopoli, mettendo in primo piano l’aspetto personale della figura del Sindaco a discapito dei partiti e delle mediazioni politiche nella formazione delle liste e degli organi comunali.

Trent’anni fa si operò una torsione nell’ordinamento per cui verticalizzandosi il potere amministrativo lo si rendeva visibile e conoscibile ai cittadini, che potevano trovare un referente semplificato, e a cui tornare a dare fiducia nella conduzione della cosa pubblica.

Il legislatore quindi attribuì al Sindaco nuovi poteri, derivanti innanzitutto dalla sua elezione diretta, senza il passaggio Consiliare della legge di riforma precedente, la n°142/1990.

Il programma di consigliatura quindi diviene il programma del Sindaco; la Giunta diviene quella del Sindaco, che la nomina o la revoca.

A tutto ciò però (check and balance) si doveva mettere un argine almeno temporale: quello dei due mandati e non oltre, per garantire il ricambio ad un potere che poteva pensare più a riprodursi che a ben governare.

Il giudizio sulla legge n°81/1993, a trent’anni dalla sua applicazione è ancora controverso, ma alcune considerazioni, almeno a me, paiono pacifiche: intanto i Sindaci restituirono allora dignità alla loro funzione, con un rapporto diretto con la cittadinanza ed una comunicazione disintermediata efficace; e ciò non è che la ratio della legge.

Ma alla lunga, (dopo un decennio) se ne avvertirono gli effetti negativi, sia sulla rappresentanza che sulla partecipazione, cioè sul sale della democrazia.

Si scoprì che se l’eletto non aveva le qualità immaginate o addirittura fosse un incapace carismatico, anche la verticalizzazione, l’ampliamento dei poteri, la scansione dei tempi del programma, non consentivano né efficienza, né efficacia, non parliamo di economicità.

Si scoprì che per i partiti la mancanza del ruolo di intermediazione e direzione politica locale e di prossimità, accelerava la loro crisi sino all’insignificanza. (Guardatevi intorno!)

Si scoprì che, soprattutto nelle realtà minori, i Consigli Comunali si svuotavano, l’informazione essenziale sugli atti era precariamente digitale e che i cittadini alla fine della fiera, si disinteressavano, come oggi si disinteressano, dell’AGORA’ e del contributo di critiche ed idee possibili, semplicemente disertando le urne! (siamo intorno al 50%)

Dal punto di vista della tenuta democratica dei Comuni, ma anche poi necessariamente del Paese, con le debite eccezioni, UN DISASTRO!

Quindi caro Antonio, se si è sistemato un po’ di spezzatino sui mandati a beneficio di chi farà il Sindaco a vita con pieni poteri, la ciccia della questione è fare una riforma complessiva dell’Ente Comunale, che secondo la Costituzione (Art.5) incarna l’autonomia amministrativa, ma anche la rappresentanza e la partecipazione dei cittadini, attraverso nuovi e più forti poteri ai Consigli Comunali ed alle Giunte, nuovi istituti di partecipazione, quali Consulte civiche, referendum, Commissioni Consiliari con poteri d’indirizzo, ecc.

Va a vedere che i cittadini tornano a votare!

Francesco Chiucchiurlotto *

*Francesco Chiucchiurlotto, laureato in Giurisprudenza. È stato Sindaco del Comune di Castiglione in Teverina (Viterbo) – Consigliere Nazionale dell’Associazione Nazionale Comuni d’Italia A.N.C.I.

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