Friday, April 19, 2024
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Roma. Presentazione Ufficiale del libro “Attimi fatali” dell’autore Giuseppe de Berardinis al Circolo del Tennis

“Attimi Fatali” a firma dell’autore Giuseppe de Berardinis può essere un thriller (per usare il verbo inglese to thrill, che equivale all’italianissimo rabbrividire) oppure potrebbe collocarsi all’interno dello scaffale del genere di fiction su carta stampata che utilizzano il mistero, la suspense, la tensione e l’eccitazione quali elementi fondanti dell’orditura della trama che come la tela del ragno, ha finalità di catturare e predare l’attenzione del lettore.  

… Nelle pagine elaborate dal de Berardinis chi legge finisce per immergersi in un mondo dominato dal mistero e dall’azione cinica dove i servizi segreti (e chi agisce in nome e per conto) appaiono per quel che sono: la via di mezzo tra legalità e la ragion di Stato, dotati di immunità e lasciapassare per l’impunità; location dove la vita degli uomini arruolati nelle pieghe degli uffici pubblici acquista valore quando possano essere utili e utilizzabili salvo poi perderlo e infilarsi nel tritacarne del destino, dell’oblio o peggio avviati alla rottamazione umana privata


di Gianfranco Simmaco per il Quotidiano l’Italiano

ROMA – Sarà il Circolo del Tennis a Roma Eur a far da cornice alla presentazione ufficiale (la prima in assoluto) del libro “Attimi Fatali” a firma dell’autore Giuseppe de Berardinis, edito da Titani Editori con prefazione del nostro direttore Riccardo Colao.

L’atteso evento avrà inizio alle ore 19,00 del 14 giugno 2023 esattamente in via dell’Artigianato n° 35 nel quartiere EUR.

Giuseppe de Berardinis, che è al terzo cimento personale, è nato a Napoli il 23 marzo 1959. Dopo aver svolto la sua vita lavorativa in ambito finanziario ha coltivato l’hobby della scrittura misurandosi con generi diversi. A “Il genero ideale”, testo brillante dove con grande ironia tratteggia le dinamiche che regolano i rapporti familiari,  ha fatto seguire “Le ali di Icaro”, dove affronta le tematiche su cui si fondavano le radici della crisi economica esplosa nel 2008, per poi cimentarsi nella spy-story “Intrigo al rosso maniero” così commentata dal quotidiano “La Repubblica“:  “La bellezza, la storia e i sotterranei della Nunziatella, si sposano allo spionaggio internazionale per un racconto ben informato sulle trame politiche nel mondo, trattati con il piglio del giallista brillante”.

Il taglio psicologico conferito ad “Attimi Fatali” ultima storia che viene presentata al suo pubblico nell’imminente evento che segnaliamo rappresenta la sua nuova sfida.

Sin dalla prima pagina Giuseppe de Berardinis si interroga: “Cosa ci riserva la vita? La strada che percorriamo è già scritta? Il nostro destino è veramente qualcosa di immodificabile? Sergio Policastro lotta con tutte le sue forze per cambiare lo status della sua vita, la menzogna è la sua arma per avere la meglio sugli insuccessi, ma prima o poi la vita obbliga tutti a delle scelte e quelli sono gli attimi fatali dove viene lasciato al libero arbitrio la determinazione del proprio percorso. È vittima? É carnefice? Anche lui vorrebbe scoprirlo, ma la verità è sempre nascosta nei meandri del nostro subconscio e la sua ricerca esasperata può avere effetti devastanti. Allora, è sempre bene rincorrerla?“…

A queste e tante altre domande che il nostro direttore non mancherà di rivolgerli a raffica – nel corso della presentazione che si preannuncia frizzante e tendente a scoprire una nuova realtà letteraria – Giuseppe de Berardinis ha promesso di non sottrarsi e anzi, di volersi presentare ai lettori in tutta la sua aperta capacità di dialogare con loro.

Nella prefazione di Riccardo Colao abbiamo riscontrato giudizi lodevoli nei riguardi del de Berardinis che anticipano le ragioni del successo di questa suo ultimo lavoro.”

Non è facile definire le caratteristiche di un libro scritto con brio, molta fantasia, magari con tanti riferimenti a situazioni disparate e nel medesimo tempo convergenti. Non è facile, neppure dopo averlo letto, vagliato, riletto ed essersi soffermati più volte su alcune sue peculiarità. Ma non è nemmeno difficile anticipare che scriviamo di un buon racconto, costruito, con cognizione di causa, con argomentazioni attraenti e spunti interessanti, che potrà risultar gradito a chi ama il “poliziesco” o, comunque, apprezzi il genere “spy-story”.  Storie solo apparentemente similari, che travalicano la nebbia dei tempi e dei luoghi, per trasferirsi in epoche a noi più prossime.

Possono, magari, mutare le location, i personaggi, le situazioni su cui ruotano le visioni degli autori… poi dimenticando d’aver conosciuto trame che si rincorrono si scopre come si possa mescolare, con sapienza e diligenza, dialoghi e situazioni fino a inventarne e svelarne una nuova di zecca.

“Attimi Fatali” a firma dell’autore Giuseppe de Berardinis può essere un thriller (per usare il verbo inglese to thrill, che equivale all’italianissimo rabbrividire) oppure potrebbe collocarsi all’interno dello scaffale del genere di fiction su carta stampata che utilizzano il mistero, la suspense, la tensione e l’eccitazione quali elementi fondanti dell’orditura della trama che come la tela del ragno, ha finalità di catturare e predare l’attenzione del lettore.  

… Nelle pagine elaborate dal de Berardinis chi legge finisce per immergersi in un mondo dominato dal mistero e dall’azione cinica dove i servizi segreti (e chi agisce in nome e per conto) appaiono per quel che sono: la via di mezzo tra legalità e la ragion di Stato, dotati di immunità e lasciapassare per l’impunità; location dove la vita degli uomini arruolati nelle pieghe degli uffici pubblici acquista valore quando possano essere utili e utilizzabili salvo poi perderlo e infilarsi nel tritacarne del destino, dell’oblio o peggio avviati alla rottamazione umana privata

Il genere thriller stimola fortemente la fantasia degli autori e in questo caso il de Beradinis ci mette del suo con ogni sforzo; lui sa bene che l’abilità principale in tali opere è quella di sollecitare gli stati d’animo del lettore innestando, tramite l’anticipazione, a piccole e costanti dosi, livelli di aspettativa assieme al dubbio dell’incertezza, all’effetto della sorpresa, alla cappa dell’ansia e infine alla paura di assorbire gocce di terrore, riga dopo riga, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo”.

.Ecco le ragioni per le quali suggeriamo a chi ama questo genere di romanzo di non perderlo per nessuna ragione e a chi ama le presentazioni di buoni libri di voler partecipare all’evento.

La copertina del volume a firma di Giuseppe de Berardinis – Titani Editori

ATTIMI FATALI – Giuseppe de Berardinis

CODICE ISBN –

Caratteristiche tecniche: Formato cm. 17 x 24 – Pagine 190 – Copertina a Colori

Titani Editori – www.titanieditori.it – www.titanieditori.com

info@titanieditori.com

Per chi volesse ordinarlo o prenotarlo on line sulla Titan Library

https://store9093240.ecwid.com/ATTIMI-FATALI-Giuseppe-de-Berardinis-Titani-Editori-p563217884

Sinossi di “Attimi fatali”:

Il protagonista: Sergio Policastro, è un uomo di umili origini, la cui infanzia è segnata da una violenza che lascerà il segno nella sua stabilità psichica. Impiegato presso l’agenzia delle entrate è in aperto conflitto con le sue vane ambizioni di assurgere ad una più alta dignità sociale. Non riuscendo in tale impresa con le sue capacità, ritiene di poter ottenere lo stesso risultato dando all’esterno, compresa sua moglie, un’immagine di sé diversa dalla realtà, cercando di apparire un uomo di successo e di larghe disponibilità. Gli eventi che il destino porrà sulla sua strada lo porteranno inesorabilmente ad essere vittima del castello di menzogne da lui stesso minuziosamente edificato.

La morte di un uomo, ufficialmente dipendente del Ministero degli Interni, ma di fatto inserito nella struttura dei servizi segreti, avviene subito dopo un incontro col Policastro. Apparentemente accidentale viene catalogata dagli inquirenti come possibile omicidio a seguito di alcune testimonianze. L’indiziato è proprio quello sconosciuto che, reclutato da poco per essere utilizzato in alcune saltuarie azioni, si era recato da lui per ricevere istruzioni su una missione di poche ore che quel giorno stesso avrebbe dovuto svolgere in incognito ad Istanbul, dove si era recato subito dopo l’incontro. Poco prima di rientrare in Italia Policastro viene però aggredito e malmenato a scopo di rapina e, restando privo di conoscenza, viene sottoposto ad un delicato intervento al cervello dal quale uscirà senza ricordare più nulla del suo passato e di chi fosse. Allarmata dal suo mancato rientro a casa dal lavoro, l’ignara moglie ne denuncia la scomparsa fornendo alla polizia le generalità ed una foto del marito. Tale foto, inserita nei database della polizia, trova riscontro con quelle che lo ritraevano sul luogo di altri omicidi: quello di due pregiudicati avvenuto un anno prima all’ippodromo di Capannelle, quello di un duplice omicidio avvenuto il mese precedente a Sorrento, oltre a quello del decesso dell’uomo dei servizi segreti. Tale presenza rappresentava l’unico legame tra i tre eventi e ora, grazie alla denuncia della moglie, quell’uomo aveva anche un’identità precisa. Per gli inquirenti la sua scomparsa diventava così un forte indizio di responsabilità. Le indagini portano alla luce tutte le contraddizioni e le bugie di quell’uomo oltre alla nascita di una bimba da una relazione clandestina con un’inserviente straniera del suo ufficio, data subito in affido a una coppia di Sorrento. Di tale nascita però lui forse non sapeva nulla, avendo interrotto quella relazione non appena avuto notizia dalla donna del suo stato. Se in Italia erano quindi riusciti a sapere chi fosse quell’uomo misterioso, in Turchia, dove si era recato con falsa identità e documenti locali, comunque sottrattigli dal rapinatore, dopo molti mesi non sapevano ancora chi fosse. Solo la cellula turca dei “servizi”, da lui incontrata la mattina del suo arrivo ad Istanbul, incaricata dai suoi capi di Roma di cercarlo onde evitare che un eventuale ritrovamento della memoria gli facesse dire cose che avrebbero potuto compromettere la missione per cui era lì, riuscì a ritrovarlo riconoscendolo ufficialmente con le sue false generalità turche. Da quel momento Policastro, vinto dal suo stato di amnesia, non poté che accettare l’idea di essere effettivamente turco. e visse l’anno successivo sostenuto da quella che si spacciava essere stata la sua datrice di lavoro e che gli offrì alloggio e un posto da contabile presse il suo ristorantino. Quando in Italia nessuno più sembrava sperare nel suo ritrovamento, un collega di Policastro, durante un viaggio di gruppo, capita casualmente nel ristorante dove lavorava e crede di riconoscerlo. Il tentato approccio non sortisce però in lui alcuna reazione e questo atteggiamento, estremamente naturale, mina la sua convinzione. Rientrato in Italia racconta quanto accaduto alla moglie dell’amico, che lo convince ad accompagnarla lì per vedere se effettivamente quell’uomo poteva essere suo marito, senza sapere però che sarebbe stata seguita dalla polizia. Anche in questo caso il riconoscimento è unilaterale e il marito, non ricordando il suo viso, non ha alcuna reazione alla sua vista e lei non se ne spiega il perché. Successivamente, grazie a un sotterfugio organizzato dalla polizia con la collaborazione dell’ambasciata italiana, Policastro viene attirato in ambasciata e arrestato ripiombando così nella crisi d’identità da cui credeva di essere uscito. Tradotto in carcere a Roma, il PM sempre più convinto della sua colpevolezza lo incrimina per i cinque omicidi, ma mentre l’assenza di prove concrete portano alla sua assoluzione per quelli di Capannelle e di Sorrento, per i tanti riscontri avuti viene ritenuto colpevole della morte dell’uomo dei servizi segreti e condannato ad una lunga pena detentiva, nel corso della quale continuerà a fare i conti con la mancanza di memoria.

La bimba di cui ignorava di essere il padre, nel frattempo affrontava la sua fase adolescenziale a Sorrento e l’accentuarsi di alcune fobie la spingono ad essere seguita da uno psicoterapeuta che ritiene che tali paure possano essere superate solo trovandone l’origine. La inizia quindi alla tecnica dell’ipnosi regressiva. Durante queste sedute, la giovane scopre di essere stata tante altre persone in altrettante vite precedenti, nell’ultima delle quali era proprio l’uomo per la cui morte il Policastro, che non sapeva fosse suo padre, era stato ritenuto colpevole. Nel rivivere il momento di quella morte capisce che era stato un incidente e non un omicidio. Dopo aver fatto ricerche su internet per soddisfare la sua curiosità e convintasi di essere stata effettivamente quell’uomo, con l’ausilio dello psicoanalista decide di aiutare quel reo ingiustamente detenuto. Purtroppo, non essendo possibile addurre tale terapia come prova in un tribunale, la giovane non riesce nel suo intento, ma l’avvocato difensore otterrà che vengano concessi al Policastro dei permessi per sottoporsi anche lui a tale tipo di terapia che potrebbe rivelarsi utile a stimolare la memoria svanita. Nel corso di tali sedute, lui rivive dolorosamente tutti i momenti salienti della sua vita, dai traumi subiti quando era bambino che avevano originato quella pericolosa instabilità psichica, agli omicidi per i quali era stato assolto, alla estraneità della morte dell’uomo per la quale invece era stato condannato. La memoria conscia e subconscia era venuta alla luce e con essa quella verità da lui tanto cercata su chi fosse realmente. Non sempre però la verità porta giovamento. Il turbamento che ne deriva gli è infatti fatale, lo stimolo che in passato aveva fatto scattare l’istinto omicida riemerge improvvisamente e lui ucciderà ancora una volta, ma questa volta lo farà alla luce del sole, durante uno dei permessi ottenuti per sottoporsi alla terapia. Le porte del carcere che si stavano finalmente per riaprire anticipatamente per la sua buona condotta non gli ridaranno la libertà, ma l’assegnazione ad una struttura dove la sua vita, già segnata da molteplici “attimi fatali”, non potrà mai più essere quella de lui bramata.

Giuseppe de Berardinis autore di “Attimi Fatali”

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